Camille Le sue mani non mi lasciano più. Tracciano su di me linee invisibili, come se stesse mappando ogni parte della mia pelle per ricordarsene più tardi, nel buio, quando non ci sarò più. Le sue dita sono calde, ferme, con una lentezza calcolata che mi fa quasi impazzire. Sento i miei muscoli tendersi ad ogni passaggio, poi cedere, come se sciogliesse uno a uno tutti i punti in cui conservo ancora un barlume di resistenza. Il suo respiro caldo scende lungo la mia clavicola e si sofferma, bruciante, nel cavo del mio collo. È un brivido liquido che scorre in me, partendo dalla mia gola per diffondersi più in basso, molto più in basso. Risale fino al mio orecchio, e le sue labbra sfiorano appena il mio lobo, giusto abbastanza perché il mio respiro si spezzi. La sua voce, bassa, profon

