«Te lo posso dire un segreto?»

3559 Parole
Jungkook's POV Mi svegliai con un umore molto migliore di quello delle ultime tre settimane perché potevo contare sulla consapevolezza che avrei rivisto Taehyung e non vedevo l'ora che arrivassero le due del pomeriggio. Corsi a scuola, mi impegnai e gli scrissi a ricreazione per sapere se aveva ancora voglia di aiutarmi per il compito di matematica. Rispose di sì ed effettivamente il suo aiuto fu indispensabile per riuscire a svolgere almeno la metà degli esercizi e puntare alla sufficienza. Appena la campanella suonò consegnai il foglio e mi precipitai fuori. Sentii Jimin chiamarmi ma non avevo davvero tempo per lui, la mia mente era già proiettata ad arrivare nell'ufficio di Taehyung nel minor tempo possibile. Una volta salito sull'autobus trovai fortunatamente posto a sedere e decisi di mandare un messaggio al mio migliore amico prima che pensasse che ce l'avessi ancora con lui.  [JK]: Jiminie mi dispiace per come mi sono comportato ieri e per essere scappato pochi minuti fa ma ieri sera mi ha scritto Taehyung [JK]: vuole vedermi Chim, sto andando da lui ora [JM]: Guk stai attento okay? Pensa bene prima di fare qualsiasi cosa [JK]: ho pensato di vedere come si comporta lui e muovermi di conseguenza, senza fare niente di avventato. Vediamo come va [JM]: fammi sapere ;) Scesi dall'autobus e finalmente dopo tre settimane mi ritrovai di nuovo di fronte a quel palazzo con la differenza che l'ultima volta ero uscito da li con le lacrime agli occhi mentre oggi avrei attraversato la porta a vetri con il sorriso sulle labbra. La segretaria mi disse che il signor Kim mi stava aspettando nel suo ufficio e io presi l'ascensore, bussai ed aspettai. "Avanti." Presi un respiro profondo a aprii la porta, entrando prima di richiudermela alle spalle. Taehyung era seduto alla sua scrivania, davanti al computer ed era al telefono. Parlava in inglese e io non fui in grado di capire che cosa stesse dicendo. Mi salutò con un cenno della mano e mi fece capire di accomodarmi sul divanetto nel mentre finiva ciò che stava facendo. Aveva cambiato colore di capelli, facendosi biondo e pensai che nessun essere umano al mondo avrebbe mai potuto uguagliare la sua bellezza, neanche il Master. Lo guardai attentamente e notai anche come avesse un anello nuovo nel dito medio della mano sinistra mentre gli orecchini erano rimasti quelli di sempre; meglio così, forse avrebbe apprezzato il mio regalo. Dopo parecchi minuti salutò la persona che lo aveva trattenuto al telefono e si alzò, venendosi a sedere in parte di me. Percepii il suo profumo e immediatamente i miei sensi ne furono inebriati. "Ciao." Mi disse sorridendomi e io credetti che mi sarei sciolto da un momento all'altro. "Ciao." Sorrisi di rimando. "Io...in realtà io oggi ho molto lavoro da fare però ho pensato che potresti aiutarmi? Così finisco prima. Ti va?" "Certo, molto volentieri." "Non devi studiare vero?" "Oh no tranquillo, ho un'interrogazione lunedì ma ho tutto il weekend per studiare. E poi siamo vicini alle vacanze di Natale, avrò tempo." "Perfetto. Allora ti spiego un paio di cose." Annuii e lui si alzò, recuperando una pila immensa di fogli dalla scrivania e me la mise davanti. "Siamo quasi a fine anno e io devo far quadrare tutti i conti di entrate, uscite, incassi e perdite avvenute durante l'anno. Questi sono tutti i dati di tutti gli Stati e le città in cui è presente almeno una mia filiale quindi ora mi servirebbe che tu li mettessi in ordine alfabetico e poi in ordine cronologico da gennaio a dicembre. Credi di esserne capace? "Ordine alfabetico e poi cronologico, certo. Ce la faccio." Gli sorrisi prima di mettermi subito al lavoro. Nel frattempo che io sistemavo tutti quei fogli, rimanendo scioccato dall'immensa quantità di denaro che un'unica persona era in grado di far girare, lui fece altre telefonate parlando in giapponese, in cinese, in inglese più volte e mi chiesi quali altre capacità avesse e quante lingue straniere conoscesse. Rimasi estasiato dal modo diverso di approcciarsi che aveva con i clienti al telefono e con i suoi dipendenti quando entravano nel suo ufficio. A metà pomeriggio uscì da quella stanza avvisandomi che sarebbe tornato subito mentre io mi resi conto che ero alla lettera R ed ero distrutto. Quando tornò mi appoggiò in thè caldo sul tavolino, intimandomi di fare una pausa e io lo ringraziai immensamente. "Ti ho dato un compito troppo difficile?" Disse mentre anche lui sorseggiava il suo thè. "Non è difficile solo che non immaginavo che ci fossero così tante tue...filiali? Si chiamano filiali?" "Si filiale è la parola corretta. Vuol dire che è una sede distaccata che opera alle dipendenze della sede centrale che sarebbe questa dove ti trovi proprio adesso." "Si ma...solo ad Hong Kong ci sono dodici filiali, a Manila otto, a Bangkok cinque. Sapevo che il tuo marchio fosse molto famoso in tutta l'Asia ma non immaginavo così tanto." Sorrise passandomi una mano tra i capelli e quel tocco dopo tre settimane di assenza mi fece quasi gemere dal piacere. Chiusi gli occhi e mi beai di quella sensazione che durò troppo poco. "Siamo in pausa. Non parliamo di questo. Piuttosto...com'è andato il compito di matematica? Hai potuto sfruttare il mio aiuto?" "Oh si, sei stato fondamentale!" Decisi che se quella era una pausa dal lavoro, almeno avremmo potuto sfruttarla in altro modo e così appoggiai una mano sulla sua coscia, facendo una leggera pressione. "Me ne compiaccio ma come mai il tuo amico di sempre non ha potuto aiutarti? Era ammalato?" "Mh? No ehm...noi..." Abbassai lo sguardo. "Abbiamo litigato." "Come mai?" "Te lo posso dire un segreto?" Lui annuì e io sfruttai l'occasione per avvicinarmi di più, per parlargli all'orecchio. Gli spostai i capelli con la mano e lo sentii trattenere il respiro. "Si è innamorato di un cliente e vuole tenerlo nascosto al Master. Io gli ho detto la mia opinione e abbiamo litigato per questo." Gli sussurrai prima di indietreggiare lentamente fermandomi ad un centimetro dal suo naso. "Perché? Che cosa gli hai detto di preciso?" Disse sottovoce e tenendo lo sguardo fisso sulle mie labbra. "Lo vuoi davvero sapere?" Risposi, andando a posizionare una mano sulla sua guancia e avvicinandomi pericolosamente a lui. Avevo il cuore che mi batteva fortissimo nel petto, sentivo il sangue salirmi al cervello annebbiandomi la vista e quando fui a davvero pochi millimetri dalla sua bocca, lui si spostò, scattando in piedi. Io crollai sul divano e mi alzai a guardarlo stranito. "Pausa finita, torniamo al lavoro." Disse serio prima di andare a sedersi di nuovo alla sua amata scrivania. Guardai l'ora e mi resi conto che erano appena le 16 e lui solitamene rimaneva in ufficio fino alle 18 quindi avevo ancora tempo per riprovarci, sperando di finire a casa sua dopo il lavoro dove sicuramente avremmo avuto più privacy. Accelerai il lavoro e dopo aver messo tutto in ordine alfabetico, l'ordine cronologico venne da sé e nel giro di tre quarti d'ora avevo finito. "Hyung, ho finito." Lo avvisai e lui controllò velocemente prima di chiamare qualcuno, chiedendogli di salire nel suo ufficio. Dopo un paio di minuti un ragazzo sulla trentina fece capolino dalla porta e Taehyung gli disse di portarmi in ufficio archivi e di farmi vedere come registrare i dati sul computer. Si raccomandò di farsi spedire per mail tutto il materiale a lavoro ultimato e io seguii quel ragazzo, vedendo le mie possibilità di riavvicinarmi a lui sfumare man mano che scendevo gli scalini. Venni piazzato di fronte ad un computer e mi venne spiegato che per ogni filiale dovevo inserire il costo della merce totale acquistata, quello della merce totale venduta e restituita e calcolare la percentuale. "Ma ci sono più di 100 filiali in tutta l'Asia, non ce la farò mai a finire entro oggi!" Dissi frustrato. "Non è importante che tu finisca oggi, va bene anche se ne fai solo due. La cosa fondamentale è che tu inserisca i dati corretti e soprattutto che calcoli la percentuale, lo sai fare vero?" "Certo che lo so fare, per chi mi hai preso." Il ragazzo mi guardò storto prima di informarmi che in ogni caso il computer aveva la calcolatrice per i calcoli più complessi e io gli risposi che sapevo come usare un computer e quali funzionalità avesse. Se ne andò scocciato, lasciandomi solo. Dopo più di un'ora di lavoro mi resi conto che stavo facendo dei calcoli matematici che avrebbero potuto aiutarmi a scuola e la consapevolezza di doverli fare per aiutare Taehyung, li rendeva estremamente piacevoli da portare a termine. Riuscii a rimanere concentrato tutto il tempo, inserendo i dati di 17 filiali seguendo l'ordine alfabetico e cronologico, riuscendo perfettamente a comprendere come da ogni sede Taehyung guadagnava più di un milione e mezzo all'anno, moltiplicato per le 100 sedi sparse per l'Asia veniva davvero una cifra da capogiro. In quel momento capii come poteva permettersi una villa così grande, cinque macchine, tutti quei gioielli e abiti firmati, pagare i suoi dipendenti in anticipo, pagare me, darmi le maggiorazioni. Per lui 500mila₩ equivalevano ai miei 5 centesimi eppure era riuscito a mantenere la facciata, si concedeva qualche vizietto ma tutti quei soldi non gli avevano mai dato alla testa e considerando la giovane età, era davvero una qualità ammirevole. Mi resi conto che era stato di poco più grande di me quando aveva ereditato tutto eppure era stato in grado di gestirlo e farlo funzionare. Avevo appena finito di inserire i dati della diciottesima filiale quando mi arrivò un suo messaggio. [TH]: finisci velocemente, mandami tutto per mail fin dove sei arrivato e poi sali per favore, è tardi. Notai che effettivamente erano quasi le 18 e non me ne ero reso conto fino a quel momento. Gli risposi che avevo appena completato di inserire i dati di una filiale, mandai tutto sulla sua mail del lavoro e poi tornai da lui. Mi stava aspettando appoggiato alla scrivania col mio giubbotto in mano. "Dai mettilo su che andiamo." Mi sorrise e io mi avvicinai e lo indossai ma non gli diedi il tempo di spostarsi da quella posizione. Azzerai le distanze appoggiando la testa sul suo addome e allargandogli il cappotto per abbracciarlo meglio. Lui rimase immobile. "Tutto bene?" Mi chiese. "Ora si." Risposi sincero e lo sentii sospirare prima di alzare le braccia per ricambiare l'abbraccio. Mi strinse a sé e io mi sentii finalmente di nuovo a casa. Alzai la testa e raggiunsi il suo collo, cominciando a lasciargli una scia di baci mentre con la mano gli spostavo la giacca e la camicia per insinuarmi al di sotto di esse ma non appena toccai la sua pelle bollente, lui mi prese per le spalle obbligandomi ad allontanarmi. "Tae-?" "Seguimi, andiamo a recuperare la macchina." Una fiammella di speranza si riaccese in me sapendo che ora quasi sicuramente saremmo andati a casa sua e li si sarebbe sciolto. Ma dopo che fummo saliti in macchina se ne uscì con una frase che mi spiazzò. "Ti ho segnato una prestazione completa sull'app, firma anche tu dal tuo account. Questi sono i soldi che ti spettano." E mi allungò una busta piena di contanti. Sgranai gli occhi e lo guardai con fare interrogativo. "In che senso scusa?? Non ti ho neanche toccato?? Non li voglio questi soldi." E gli restituii la busta. Lui alzò un sopracciglio. "Hai lavorato per me oggi pomeriggio, fornendomi una prestazione lavorativa. Questi sono i soldi per il lavoro che hai svolto." E mi rimise in mano la busta. "Ho detto che non li voglio, non è questo il lavoro per cui devo essere pagato." E di nuovo gli passai la busta. Glielo lessi in faccia che si stava spazientendo e infatti prima che potessi fermarlo, aprì la tasca esterna del mio zaino, infilandoci dentro la busta e chiudendo la cerniera. Quando provai ad aprirla lui mi bloccò le mani, stringendole tra le sue. "Geikei ascoltami bene. Mi hai detto di aver bisogno dei miei soldi per vivere e non mi sembra corretto privartene solo perché non è questo il lavoro per cui ritieni di dover essere pagato. Oggi pomeriggio mi hai risparmiato 4 ore di lavoro extra, torno a casa più rilassato e credimi che questa sensazione è meglio di un orgasmo. Tieniti questi soldi, per favore." Abbassai lo sguardo sulle nostre mani intrecciate e con uno scatto cercai di avvicinarmi a lui ma con un balzo repentino si spostò di nuovo, appoggiando una mano sul mio petto e allontanandomi, obbligandomi a tornare seduto sul mio posto e mandando in fumo il mio terzo tentativo. "Non posso portarti fino a casa perché è un'informazione tua privata però posso accompagnarti fino alla fermata dell'autobus che ti è più comoda." Disse serio e in quel momento realizzai che non aveva alcuna intenzione di portarmi a casa con sé. "Non andiamo a casa tua?" "No Geikei, ognuno torna a casa propria." Mi sprofondò il cuore nel petto. Gli fornii le indicazioni e lui partì, uscendo dal parcheggio sotterraneo. Rimanemmo in silenzio per tutto il viaggio e quando arrivò il momento di scendere, io dissi un semplice e rapido "Ciao" prima di slacciarmi la cintura e aprire la portiera. "Aspetta!" Abbassai la testa per guardarlo. "Ti aspetto lunedì sempre alle 14. Devi finire di compilare i dati delle filiali che hai cominciato oggi." "Va bene. Buona serata Taehyung." Sbattei la portiera e lo vidi ripartire proprio nel momento in cui da in fondo alla strada aveva svoltato l'autobus su cui stavo per salire. E continuammo così per tutta la settimana successiva. Uscivo da scuola, andavo da lui in ufficio e mi dava dei compiti da portare a termine. Mi faceva archiviare vecchie fatture, gli portavo il thè o il caffè, facevo le fotocopie. Giovedì pioveva particolarmente forte così si era offerto di venirmi a prendere fuori scuola, mi aveva comprato il pranzo che avevo divorato e nel pomeriggio mi aveva fatto aspirare le briciole dalla sua macchina, pagandomi anche per quello. Se i primi due giorni fui ancora stranito da quella situazione, poi mi resi conto che in realtà cominciava a piacermi sia il tipo di lavoro che il tipo di rapporto professionale che stavo creando con lui. Avevo subito notato come si rivolgesse a me come se fossi un suo pari e non un semplice ragazzino che si portava a letto ma soprattutto lavorare realmente per lui mi dava più soddisfazione piuttosto che vendere il mio corpo. Era di nuovo venerdì e realizzai principalmente tre cose: 1. Lunedì sarebbe stato Natale e oggi era stato l'ultimo giorno di scuola, 2. Era esattamente una settimana che non facevo sesso con nessuno, avendo annullato tutti i miei impegni per dedicarmi solo a Taehyung e 3. Era passato esattamente un mese dall'ultima volta che avevo avuto un rapporto completo con lui. Mi mancava il suo corpo, le sue attenzioni, le sue mani su di me però così avevo avuto la possibilità di vederlo tutti i giorni e non ero mai stato più felice e sereno in tutta la mia vita. Mi stava dando uno scopo, mi stava insegnando come organizzarmi nell'attività lavorativa e cominciai davvero a pensare che forse avrei potuto andarci all'università, studiare economia aziendale come aveva fatto lui e poi cercare lavoro per qualche grande azienda. Forse ce l'avrei fatta, forse mi sarebbe piaciuto realizzarmi anche da quel punto di vista. Mi ritrovai di nuovo seduto nella sua macchina di fronte alla fermata dell'autobus mentre fuori cadevano i primi fiocchi di neve. "Nevica." Gli dissi, sporgendomi verso il finestrino. "Preferisci l'estate o l'inverno?" Mi girai a guardarlo. "Ricominci con le domande personali?" Sorrise. "Rispondimi." "Estate. Mi piace il caldo, mi piace andare al mare, il sole, il rumore delle onde." Mi guardava attentamente e io davvero non fui in grado di capire che cosa gli stesse passando per la testa, non riuscivo a capire a che cosa pensasse. "Vado via qualche giorno con un amico per Capodanno." Mi sentii improvvisamente male e una punta di fastidio si insinuò nel mio cuore. "Quanti giorni?" "Parto il 26 e torno il 2, una settimana." "E dove vai?" "Singapore." "Okay." Avevo il battito accelerato perché ci eravamo appena riavvicinati e lui già se ne andava, lasciandomi di nuovo solo e in balia di altri uomini che non avrei voluto vedere, dai quali non avrei voluto farmi toccare. Ma soprattutto mi stava montando una gelosia cieca a saperlo in giro per il mondo con un altro ragazzo. Mi salì il pensiero che probabilmente in quelle tre settimane in cui non ci eravamo visti, aveva conosciuto qualcuno, ci era uscito insieme, si era trovato bene e poi mi aveva scritto perché gli avevo fatto pena. Sapeva della mia situazione economica e voleva continuare ad aiutarmi. E questo spiegava anche il motivo per il quale non voleva che lo toccassi e si spostava ogni volta che mi avvicinavo troppo. Taehyung aveva trovato qualcuno che gli piaceva e con cui si trovava bene e quel qualcuno non ero io. "Già, quindi tengo chiusi anche gli uffici. Ovviamente anche i miei dipendenti meritano le ferie invernali da passare con i loro parenti e cari." Rimasi in silenzio. Mi veniva da piangere. "Quindi è come se fossi in ferie anche tu." Non reagii. "Geikei? Mi hai sentito?" Strinsi i pugni. "Un amico, mh?" Dissi. "Come scusa?" "Vai a Singapore con un amico." "Si." "E quanto ti piace questo amico?" "In che senso?" Alzai la testa, fregandomene del fatto che sicuramente avrebbe notato i miei occhi arrossati. "Ti stai frequentando con lui adesso, Taehyung?" Non riuscii a trattenermi. Avrebbe fatto male ma avevo bisogno di sapere la verità. Lo vidi scoppiare a ridere, girandosi completamente nella mia direzione e scuotendo la testa. "Scusami, sei per caso geloso?" "No." Dissi gelido, lasciando cadere lo sguardo e girandomi. Lo sentii mentre si spostava, poi due mani raggiunsero il mio viso, obbligandomi a girarmi nuovamente verso di lui. Mi spostò dolcemente i capelli dalla fronte prima di cominciare ad accarezzarmi una guancia col pollice. "Non mi frequento con nessuno. Vado a Singapore con il mio migliore amico storico e soprattutto etero. Anche tu farai qualcosa a Capodanno con i tuoi amici?" Sentii il mio cuore farsi più leggero a quella frase. "S-si..i-io andrò ad una festa, credo..." Dissi imbarazzato, rendendomi conto dell'immensa brutta figura che avevo appena fatto. "Non ubriacarti." "Non farlo neanche tu." "Ti chiamerò a mezzanotte per assicurarmi che tu stia bene e sia lucido." "Si ti prego fallo." Dissi prima di portare le mie mani sopra le sue che erano ancora chiuse a coppa intorno al mio viso e chiusi gli occhi. All'improvviso le sue mani scivolarono giù e non feci in tempo a lamentarmi di quell'improvviso distaccamento che subito lui mi abbracciò, stringendomi contro il suo addome. Inspirai profondamente il suo profumo, ricambiando la stretta. "Tornerò da te prima ancora che tu possa cominciare a sentire la mia mancanza. Non ti devi preoccupare di nulla." Mi sussurrò e io alzai la testa per guardarlo. Lui appoggiò la sua fronte contro la mia e mi ritrovai ad essere talmente vicino alle sue labbra che mi sarebbe bastato piegare la testa un po' di lato per raggiungerle. "Tae-" "Mh?" "I-io..." "Shh." Posò il dito indice sulle mie labbra. "Non dire niente, ti prego." Rimanemmo in quella posizione per minuti interi. Potevo sentire la sua pelle contro la mia e il suo respiro caldo mischiarsi al mio. Mi resi conto che ero completamente dipendente da quel ragazzo e che mi faceva stare davvero bene. Lui fu il primo a spostarsi per controllare dallo specchietto retrovisore che non stesse arrivando il mio autobus. "Ci vediamo quando torni, vero?" Chiesi quasi con tono supplichevole. Lui si voltò a guardami per l'ennesima volta. "Certamente." Disse sicuro di sé. "Okay." Abbassai lo sguardo. Ma di nuovo la sua mano fu sul mio viso per costringermi a guardarlo. "Passa un buon Natale, divertiti a Capodanno ma non troppo e il 2 appena torno ci organizziamo per vederci. Nel frattempo possiamo sempre sentirci, così mi racconti che regali riceverai, che ne dici?" Mi sorrise e io fui immensamente felice del fatto che stesse cercando di rassicurarmi in modo così premuroso. Annuii vigorosamente alla sua domanda, sorridendogli di rimando. Si chinò su di me e mi lasciò un leggero bacio sulla guancia. Io mi irrigidii e in teoria quella era la parte di viso che non volevo che nessun cliente mi toccasse eppure quel giorno girai il volto, porgendogli anche l'altra guancia per farmela baciare, cose che lui non mi negò affatto. Quando si tirò indietro rimanemmo a pochi centimetri l'uno dall'altro e pensai che avrei voluto volentieri vendere la mia anima per assaggiare le sue labbra anche solo una volta. Stavo morendo in quell'abitacolo talmente ero attratto da lui e trattenni il respiro quando si sporse verso di me ma poi sentii la portiera scattare e realizzai che si era piegato solo per raggiungere la maniglia e tirarla. "Credo tu debba andare ora, sta arrivando il tuo autobus." Ancora scosso dalle forti emozioni scesi dall'auto, salutandolo. Lui ricambiò con un sorriso prima di rimettere in moto e partire. Lo guardai allontanarsi e pensai di essere veramente nei guai perché ero innamorato di lui e non avrei dovuto provare un sentimento del genere. 
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