Capitolo Diciannove “Come?” sussurro sottovoce, fissandomi l'addome con orrore. “Quando? Perché?” “Perché stai gridando?” Art mi chiede con un gemito, aprendo un occhio. “Gridando?” Inspiro una boccata d'aria e mi immedesimo in Leonida, il re di Sparta. “Questo. È. Gridare!” Art si preme i palmi delle mani sulle orecchie e si tira su a sedere, borbottando qualcosa in russo (probabilmente oscenità). Odo qualcosa di lieve colpire il pavimento. Con la coda dell'occhio, vedo il cincillà che lascia cadere il biscotto d'avena e corre a nascondersi da qualche parte, il che mi fa sentire in colpa per il mio sfogo. Art si guarda intorno per la stanza e la confusione sul suo volto eguaglia la mia. “Dunque” dico in modo significativo. “Tu sai mica che cosa diavolo è successo?” Aggrottando le

