Sì, poco prima di telefonare a Martina avevo già deciso di disperdermi per un milionesimo di secondo nel Tempo, riflettendo sulla condizione di Ribò, ed ecco che lì, sul marciapiede, mentre le poche macchine riverberano la luce dei loro fari sulle rotaie dei tram trasformandole per un attimo in fruste luminose che guizzano sull’asfalto; mentre da qualche finestra esplodono all’improvviso, con un suono simile al crollo di una scaffalatura piena di bottiglie, le risa sgangherate e forzate di giovani maschi; mentre nel cielo sta dissolvendosi o svaporando la scia giallognola, sfilacciata, di un aereo di cui avevo udito il rombo mentre parlavo con Martina; e mentre il buio mi consola con tutta la forza del suo abbraccio che nasce dal cielo e si fa largo a fatica fino a quell’angolo di mondo il

