La voce dell’uomo, la sola voce che sento, rivela una crescente alterazione. Di tanto in tanto quella voce si alza addirittura su, con una nota in falsetto. Oppure diventa concitata e le parole prendono a saldarsi, a fondersi, a troncarsi, nella fretta isterica di dire mille cose in un solo momento. Ma ciò che più di tutto rivela quanto sia in pericolo Ribò è il tono generale del delirante monologo, un tono profetico, da predicatore dell’ultimo giorno prima dell’Apocalisse impegnato a ricacciare i peccatori nella sulfurea discarica degli indemoniati. Riesco a immaginare Ribò, di fronte a quel pazzo. Ribò, dovreste conoscerlo. Ribò ha annegato l’enfasi, ha impiccato l’iperbole, ha sepolto la magniloquenza prima ancora di raggiungere la piena facoltà espressiva... La sua lingua è asciutta,

