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2210 Parole

Lascio che il calvo entri nel cementificio per riempire il secchio e, scartando di lato, mi paro di fronte alla stalla. E aspetto, immobile, nel riquadro di luce rilasciato che sgorga dalla stalla di Ribò. Tengo il fucile basso, ad altezza di inguine, in posizione di tiro. Un minuto dopo me lo vedo di fronte, nel suo rettangolo di luce malata e polverosa. È sudato, disassato dal peso del secchio. Miro e sparo. La siringa entra nella sua coscia con innaturale leggerezza, strappandogli un muggito in cui si fondono lo stupore per la mia apparizione e l’orrore per il colpo ricevuto. Il secchio si schianta a terra e lui gli si avvita sopra, contorcendosi e schiumando. Nel giro di pochi ululati dorme come un rinoceronte narcotizzato. Aspetto qualche secondo prima di avvicinarmi, per dare il t

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