Un pomeriggio che don Blasco aveva arrischiato, per la prima volta, una visita alla Sigaraia, dove, ridiventato un energumeno, augurava il reciproco sterminio dei garibaldini e dei piemontesi, arrivò Garino, giallo come un morto: «La rivoluzione!... La rivoluzione!... Bruciano il Casino dei Nobili...» Infatti la dimostrazione era diventata sommossa, le fiamme consumavano il circolo dell'aristocrazia. Il monaco, manco a dirlo, tornò a sbarrarsi al convento, e non lo lasciò più se non quando la truppa regolare rioccupò la città. Ma l'eccitazione degli animi prodotta dall'avvenimento d'Aspromonte, le paure, i pericoli non parevano cessati, e il principe non si moveva dal Belvedere, e Giulente tornava a pregare il duca di farsi vivo, di venire a metter la pace nel paese. Il duca non venne; r

