Capitolo ventinovesimo Mi viene in mente la leggenda di Tantalo e poi quella di Hārūt e Mārūt, il loro castigo comune di essere condannati ad aver sete pur avendo l’acqua a un passo da loro. Nel mio caso non è l’acqua a essere irraggiungibile ma quelle sensazioni di pace e di affettuosa intimità che mi erano diventate familiari durante il viaggio e che adesso sono soltanto un ricordo. Ma è un ricordo così intenso, così struggente da appropriarsi a tratti della realtà attraverso immagini illusorie che irrompono nella nebbia della mia malinconia. Sono così lontane dalla realtà, così lontane… Il mio compagno è qui vicino a me, stiamo passeggiando lentamente per via Etnea tra i passanti che, dopo la chiusura serale dei negozi, iniziano a farsi sempre più rari. In alto, a fianco dell’insegna

