CAPITOLO OTTAVO

3183 Parole
Faccio scivolare i pantaloni e rimango coperto solo dai boxer neri. Quelli deve togliermeli lei. Questo è uno dei momenti più felici della mia vita e ho trascorso al suo fianco anche tutti gli altri della lista. È unica, la più rara delle gemme. Inarca la schiena e sfila il reggiseno al di sotto della maglietta liberando ciò che esso tratteneva, forse ha capito che il motivo per cui ancora non gliel'ho tolta è perché voglio che la abbia ancora addosso. Poi torna a guardare me con sguardo contemplativo. Con il pollice le accarezzo il labbro inferiore e se lo morde guardandomi negli occhi. - Voglio morderlo io quel labbro. - Fallo. - risponde in un sospiro di piacere. Le mie dita sono ancora dentro di lei. Con entrambe le mani le accarezzo il viso, poi premo le mie labbra sulle sue e, alla fine del bacio lento, stringo il suo labbro inferiore tra i denti e lo tiro. Chiude gli occhi. - Ah - Mi guarda e ferma il suo sguardo sui miei boxer sui quali ha ancora poggiata la mano. - Quelli non li togli?- Nella sua voce percepisco tutto il desiderio che ha di vedermi nudo. Ha atteso fin troppo. Le rivolgo un sorriso. - Vieni a toglierli tu. Gattono all'indietro fino a scendere dal letto. Rimango in piedi e lei mi raggiunge. Si siede davanti a me e il suo viso è qualche centimetro più in alto del mio pube. Mi sfila i boxer con la stessa velocità e violenza con cui io le ho tirato la gonna e le mutandine. Rimango sorpreso ed eccitato. Libera la mia erezione e la guarda con aria famelica, contemplativa. - Prendilo. - le dico, più che un ordine è una richiesta. Lei esegue stringendolo e spinge la mano verso il mio pube, poi la riporta a se e di nuovo verso il mio pube, lentamente. Mi seduce nello stesso modo in cui le sirene attraggono ad esse i marinai con il loro canto melodioso. Ansimo per il piacere. - Più veloce, piccola. - Non lo fa, anzi, rallenta. "Cosa sta facendo?" Vuole che la preghi? Sono troppo eccitato per sopportare un movimento tanto lento. - Cosa mi stai facendo? - Sto giocando al tuo gioco. - risponde con aria di sfida. Ed ecco che mi restituisce ciò che io le ho fatto. "È snervante!" I suoi movimenti si fanno sempre più lenti. Non posso continuare così. - Basta. Vai sul letto. - ordino. - Ma non ho finito. - si finge triste incurvando le labbra verso il basso. Corrugo la fronte e i miei occhi si socchiudono in uno sguardo serio, minatorio. - Sono io che non ho finito. Distenditi sul letto, supina. Lei esegue ed io, tenendomi sulle braccia e le ginocchia, sono sopra di lei. - Alza le braccia. Obbedisce. Afferro la sua maglietta, la arrotolo verso l'alto e la faccio scivolare sul suo viso fino a coprirle gli occhi. Scendo dal letto per prendere un preservativo e lo indosso. Torno sopra di lei, afferro la mia erezione ed affondo velocemente in lei. Il suo gemito è quasi un grido. - Mi hai provocato, ecco la tua punizione. - Provocato? - ansima. - Non fermarti. - Si, l'hai detto tu stessa che stavi facendo il mio gioco. - rispondo mentre continuo a spingere. Stringo entrambi i suoi polsi con la mano destra. Le piace. - Quindi... Ah. La mia punizione è. Ah, ah, fare l'amore, in modo... violento? - mi chiede. - Non sto facendo l'amore con te, ti sto punendo. In realtà non è una vera punizione, ma solo un modo per dare al sesso un sapore più forte, più frizzante. - Allora, ah, mi piace essere punita. - geme. Smettiamo di parlare e veniamo travolti dall'eccitante momento. Questa ragazza mi fa impazzire. È spontanea, dolce e sa essere provocante. È entrata nel mio animo e mi ha ascoltato quando le ho parlato del mio passato che non ho mai rivelato a nessuno. Merita tutto il piacere che posso donarle. Ci lasciamo travolgere dalla passione, e il desiderio che questa notte duri in eterno sembra fare esplodere entrambi, infatti sento che ha quasi raggiunto il culmine, ed anch'io. Veniamo insieme sussurrando l'uno il nome dell'altro. È stato magnifico. Le sfilo la maglietta e la getto a terra. Inarca la schiena per premere le labbra contro le mie. Con un bacio riesce a dirmi che anche per lei è stato un momento indimenticabile, tutto il desiderio e l'attrazione che abbiamo provato fin dal nostro primo sguardo ha preso sfogo, ed è stato incredibile. Mi butto accanto a lei e Chanel si rannicchia incollata al mio corpo, sul suo viso è stampato un sorriso dolce, allegro e spensierato. Ha gli occhi chiusi e dopo qualche minuto in cui rimango a guardarla capisco che si è addormentata a cado anch'io in un sonno profondo. . Apro gli occhi, il mio corpo è ancora avvolto dalle braccia di Chanel e rimarrei volentieri in questa posizione per ore con le labbra increspate in un sorriso. Guardo il soffitto e ripenso alla notte appena trascorsa: "sensuale, erotica, romantica e... famelica." Giro il volto e la guardo, un angelo caduto sulla terra che riposa... Bellissima. Si muove durante il sonno, sta per svegliarsi. Chiudo gli occhi lasciando uno spazio aperto tra le palpebre e fingo di dormire. Si guarda intorno e, quando si volta verso di me, sul suo viso delicato spunta un sorriso ad occhi chiusi. E mi si scioglie il cuore. Mi accarezza il braccio. - Vado a fare una doccia. - Si alza dal letto ed esce dalla stanza completamente nuda. Si è accorta che sono sveglio e mi ha invitato ad entrare nella doccia con lei. Aspetto qualche minuto comodamente sdraiato sul mio letto. Sono nudo. Guardo il pavimento, tutti gli indumenti che abbiamo gettato a terra sono spariti. "Hai nascosto i vestiti per vedermi gironzolare nudo per casa, Chanel?" Sorrido all'idea e decido di non indossare nulla. Vado in bagno accompagnato dalla musica che proviene dall'interno di esso e dal suono dell'acqua che scorre. La mia sirena è sotto la doccia e, quando mi vede, incomincia a lavarsi i seni con le mani facendole scivolare sotto l'ombelico. Ridacchio. - Buongiorno. Mi sorride. - Buongiorno. Mentre mi avvicino al lavandino, riconosco la canzone che sta ascoltando, è Not Afraid Anymore di Halsey. - Una canzone del film Cinquanta Sfumature Di Nero, Miss Smeraldo? - le chiedo dopo essermi lavato velocemente i denti. - Nella scena in cui questa canzone funge da sottofondo musicale, i protagonisti si baciano sotto la doccia. - risponde. - Vieni qui e baciami. Entro nella doccia e la bacio mordendole il labbro prima di staccare le mie labbra dalle sue. Faccio scivolare la mano dal seno al pube, sto per arrivare alla v****a, me lei l'afferra bloccandola e la lascia penzolare lungo i miei fianchi. - Mi hai punita per un'azione che hai compiuto anche tu, ora tocca a te essere punito. - mi dice con sguardo divertito. - Quella di ieri non è stata una vera punizione, mi dispiace che l'hai vista in questo modo. - dico a mo' di giustificazione. - Infatti non l'ho vista come una punizione, stiamo ancora giocando, no? - sorride. - Questa notte è stata la più bella della mia vita. Ma devi ricevere una punizione, altrimenti continuerai a provocarmi come io ho provocato te. E non ti è piaciuto. - spiega con finto sguardo severo. "È un gioco di ruoli." Ricevere una punizione da Chanel... Non so se essere eccitato o preoccupato. - E mi punisci non permettendomi di toccarti? Annuisce ridacchiando. - In realtà ti sto facendo un favore. Corrugo la fronte. - Un favore? Mi rivolge un sorriso divertito. - Se ti permettessi di toccarmi, faresti tardi a lavoro. "Il lavoro! L'avevo completamente dimenticato!" - Cazzo! Dalla mia camera, sento il fastidioso suono della sveglia impostata sul mio cellulare. Non ci faccio troppo caso. Tommy sarà tornato a casa? - Cazzo! Afferro il bagnoschiuma con un movimento sfuggente e mi innervosisco quando non riesco a farlo uscire. Lei mi guarda ridacchiando. - Ti faccio ridere? - le chiedo con tono irritato. - Non mi piace che si rida di me. Si gira dandomi le spalle spingendo il sedere contro il mio sesso. - Vuoi punirmi? - No, voglio solo sapere dove sono i miei vestiti e non fare tardi a lavoro. - Mi lavo velocemente il corpo. Non devo andare di fretta, ma la farse "faresti tardi a lavoro" mi ha colto di sorpresa. Questa notte è stata magica, le ore passate con lei sono state come sospese nel tempo. Il lavoro è stato l'ultimo dei miei pensieri. - Calma, hai tutto il tempo. Ho impostato la sveglia un'ora prima stanotte. - Si morde il labbro. "Cosa?" - Quando? Si volta di nuovo verso di me, i suoi seni contro i miei pettorali. - Prima che ti svegliassi, ho aperto gli occhi. Dormivi come un bambino dai ricci spettinati e stavi sorridendo. Non volevo svegliarti, ma vederti accanto a me, nudo, mi ha fatto venire voglia di te, allora ho pensato di farti svegliare un'ora prima, un'ora in più da dedicarmi. Ti voglio, Dimitri. Ancora. "Ti voglio, Dimitri.", questo abbinamento di parole pronunciate dalle sue labbra mi provocano un effetto eccitante che dal cuore scorre in basso, fino al punto tra le mie gambe che lei ora sta guardando. I suoi occhi tornano nei miei mentre l'acqua tiepida della doccia scorre su di noi. - Per questo hai nascosto i miei vestiti? - chiedo e lei sorride. Questa ragazza mi fa impazzire. - Hai impostato la mia sveglia un'ora prima del solito orario, hai fatto sparire i miei vestiti e non mi hai permesso di toccarti... Dovrei punirti per questo. Chanel nuda davanti a me, sotto la doccia, bagnata ed eccitata è uno spettacolo stimolante. È come vedere Afrodite, la dea dell'amore e della bellezza, oppure il corpo di una delle nereidi, figure immortali e dalla natura benevola della mitologia greca. - Si, dovresti. Le tendo la mano. - Vieni con me. La stringe e la porto al piano di sotto. Quando siamo in salotto di fronte al punto in cui lo schienale del divano si sviluppa in lunghezza, io sono dietro di lei. I suoi tacchi sono ancora dove li abbiamo lasciati ieri. Le poggio una mano tra le scapole e delicatamente la faccio chinare spingendo la parte frontale del suo corpo sullo schienale. Il suo sedere è all'altezza delle mie parti intime. "Wow, vederla in questa posizione è così stuzzicante!" Le accarezzo il sedere. - A questo punto serviranno delle safeword, piccola. - Stai per sculacciarmi? - mi chiede con aria vogliosa e bramosa. - È la tua punizione, Miss Smeraldo. - spiego con finto tono autoritario. - Ecco le safeword che useremo: VERDE, serve a farmi capire che ciò che faccio va bene e non ti mette a disagio; BLU, se vuoi comunicarmi che non ti sto soddisfacendo e che quindi vuoi di più. - Faccio scorrere lentamente la mano lungo la sua schiena arrivando ai capelli e li stringo tra le dita. - GIALLO, per avvisarmi che sei vicina al limite di sopportazione e vuoi che io rallenti l'azione... ROSSO, vuol dire "basta". Se usi questa parola mi chiedi di smetterla e mi fermerò. Le ultime due sono le più importanti, okay? Ridacchia come se fosse sorpresa dalla serietà della situazione. - E se dovessi punirti io... userai anche tu queste... safeword? - Sono essenziali, se vogliamo che la cosa funzioni. - rispondo. Faccio scorrere nuovamente la mano lungo la sua schiena e torno al sedere. - Pronta? - Puniscimi - sussurra con voce sensuale, bramosa. - Ti colpirò tre volte. Se non sei sicura, possiamo tornare sotto la doccia e poi fare colazione... Ricorda che stiamo giocando, non si stratta di una vera punizione... - Tranquillo - ridacchia. - Lo so. Poi se qualcosa mi mette a disagio, uso le safeword. Sei molto carino quando ti preoccupi, o quando sei agitato. Sembra tranquilla e ciò calma anche me. Accarezzo il suo gluteo destro, alzo la mano e la lascio cadere giù con leggerezza, ma con forza allo stesso tempo. Ansima. L'avrò colpita troppo forte? - Tutto bene? - Le chiedo. - Blu. - Sento il suo sorriso nonostante ella guardi di fronte a sé e non le vedo il viso. Mi eccito e capisco che avevo ragione quando ho pensato che le piace la violenza, rimanendo nei limiti, ovviamente. Strofino la mano sullo stesso punto, la sollevo e colpisco il suo sedere con più forza, più deciso. Lei sussulta. - Stai bene? - le chiedo. Si volta verso di me e mi rivolge uno sguardo famelico, ricco di eccitazione. - Colpiscimi. Eseguo il suo ordine e la colpisco. Temo di aver esagerato, la mia mano brucia e non immagino il dolore che provi lei. Tre sculacciate, sempre sullo stesso punto. - Tutto bene? - Non devi chiederlo, adoro essere tua. "Essere mia"... Sorrido. Inizio a pensare che sia davvero lei la ragazza giusta per me e mi chiedo se io sono quello giusto per lei. Prima ero bloccato nel buio, tutto solo nel vuoto più totale, poi è arrivata lei e come una stella caduta sulla terra ha illuminato il buiore della mia oscurità. Mi ha raggiunto nella notte come quando sorge il sole mentre le prime luci dell'alba cominciano a risplendere in un cielo scuro e senza stelle. Lei è la mia luce. Si solleva, si volta verso di me e mi stringe il collo in un abbraccio, baciandolo. Avvicina le labbra al mio orecchio. - I nostri vestiti sono nell'ultimo cassetto dell'armadio, in camera tua. - sussurra. Immaginavo fossero lì, ma se li avessi cercati ed indossati non avremmo fatto la doccia insieme e non avrei avuto modo di punirla. Fortunatamente ha capito che fare sesso in questo modo è solo una maniera per renderlo più originale e stimolante, non un pretesto per compiere della violenza. - Anche i tuoi? Annuisce. Mi dispiace doverla vedere vestita, ma la giornata va avanti e devo andare a lavoro, scoprire che fine ha fatto Tommy, chiamare Giada per augurarle una buona guarigione e sperare che l'anziano pervertito non venga al locale. Mentre salgo le scale per andare nella mia camera, ripenso a ciò che è accaduto questa al notte nel bagno del bar. Ludovica ha tentato di avere un rapporto clandestino con me mentre il suo ragazzo beveva il suo cocktail seduto al tavolo con quella che spero che sia la mia ragazza. Marco, il fidanzato della rossa, non mi ha mai rivolto un'occhiata allegra o sorridente, solo lenti sguardi severi. Entro in camera mia, prendo il cellulare, apro l'ultimo cassetto e afferro i suoi vestiti. Apro l'anta dell'armadio e stringo una nuova camicia bianca da abbinare ad un pantalone nero, che devo indossare obbligatoriamente per lavorare, che agguanto da uno dei cassetti sottostanti alle ante. Prendo anche due boxer e due paia di calzini. Li porto in cucina dove trovo Chanel, con i capelli avvolti in uno chignon poco elaborato, intenta a preparare la colazione con una delle mie camicie addosso. "Quando l'ha presa? Dove l'ha tenuta nascosta per tutto questo tempo?" Pongo i nostri ben piegati vestiti sul divano dove poco fa lei ha subito la sua punizione, anzi, "gioco erotico". Accanto ai fornelli vedo il cartone del latte, la confezione di uova e il burro. Sta preparando le crêpes. Potrei abituarmi all'idea di svegliarmi con una tale dea al mio fianco e parlare di qualunque cosa mentre addentiamo la colazione. La vibrazione del mio cellulare interrompe i miei sogni ad occhi aperti; Chanel si accorge di non essere sola e si gira verso di me. Guardo lo schermo del mio cellulare: Tommaso mi sta chiamando. - Pronto? - Dimitri, ti ho svegliato? - La sua voce è fioca e preoccupata. - No, tranquillo. - Ho passato la notte con Roberta, quella del sito di incontri, abbiamo iniziato a parlare ed è saltato fuori il tuo nome. Mi ha chiesto di invitarti a prendere un drink con noi domani, puoi portare chi vuoi. "Cazzo!" Anche se io e Roberta abbiamo avuto una lunga relazione, lei e Tommaso non si sono mai incontrati. Non c'è mai stata occasione. Sa, però, che ho un coinquilino di nome Tommaso e ieri notte quest'ultimo ha rivelato di vivere con un ragazzo di nome "Dimitri" , quindi credo che lei abbia capito che si tratta di me. Basta fare due più due. Non credo che lei abbia detto a Tommy di essere la mia ex ragazza. - Perché me lo dici ora e non hai aspettato di vedermi a casa oppure a lavoro? - Perché volevo anche avvisarti del fatto che sto tornando a casa. So che non sei stato solo questa notte... Non ti svegli mai da solo quando dormo fuori casa. - La voce fioca e lontana sembra divertita. - A dopo. - rispondo secco. Ridacchia e la chiamata termina. - Chi era? - Chanel si avvicina a me con in mano un piatto pieno di crêpes. "Ma quante ne ha cucinate?" - Tommaso. - rispondo. - Sta venendo qui, meglio che indossi quelli. - indico i suoi vestiti. Per quanto adori guardarla, non può farsi trovare dal mio coinquilino coperta soltanto da una mia camicia sbottonata. - E tu... Non indossi nulla? - mi chiede quasi sussurrando e le sue labbra si increspano in un sorriso malizioso. - Lascia che sia io a vestirti. - L'idea mi eccita, Miss Smeraldo. - rispondo mentre poggia il piatto di crêpes sull'isola della cucina. Mi siedo sul divano e le faccio segno di mettermi i calzini. S'inginocchia e stendo la gamba per allungare il piede e facilitarle il lavoro. Dopo aver preso i calzini con una mano, con l'altra afferra il mio piede e avvicina le labbra ad esso. Inizia dandomi piccoli baci sull'alluce, poi lo lecca e infine lo mordicchia. "Oh" ansimo e stringo le dita. Infila un calzino dopo l'altro e prede uno dei boxer. Spinge il viso in avanti tra le mie gambe, i suoi occhi nei miei, e avvicina le labbra al mio pube. Lo bacia e tira fuori la lingua, poi, con un movimento lento, scende esplorando la superficie della mia erezione. Inarco la schiena e gemo il suo nome quando inizia a leccare in circolo la punta. "Che sensazione inebriante!" - Blu. - dico. Non mi sta punendo, non stiamo svolgendo un gioco erotico, ma voglio di più. Smette di darmi piacere. - Rosso è la safeword per interrompere l'azione. - le faccio notare. - Lo so, ho capito che vuoi di più - risponde. "Blu, blu, blu blu!" - Allora perché ti sei fermata? - Riprendo fiato. - Dobbiamo sbrigarci - ridacchia. - Il tuo coinquilino arriverà a momenti. "Cazzo, Tommy!" - Si... Hai ragione. - sbuffo. Mi infila i boxer e sollevo il bacino per tirali sui fianchi. Lo stesso succede per i pantaloni. Fa per prendere la camicia. - Aspetta - ordino, - Ora tocca a me vestirti..
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