Capitolo 1
Il presente:
Sette Regni: Isola dei Giganti
“Come mai sei così nervoso?” chiese Gant con un sorriso enorme.
Koorgan scosse la testa e continuò a camminare. Mentre Gant lo seguiva, i suoi stivali contro i pavimenti di dura pietra suonavano come un branco degli ippogrifi di Nali alla carica lungo il corridoio.
“Cammini sempre così rumorosamente?” ringhiò.
Gant ridacchiò. “Stai sbrigando di nuovo le scartoffie, vero?” chiese.
Koorgan sussultò quando il suo amico, consigliere capo e Capitano della Guardia gli diede una pacca sulla spalla. Resistette all’impulso di buttarlo fuori dalla finestra. Non lo fece solo perché, probabilmente, ci sarebbero state delle scartoffie da sbrigare per quanto riguardava il costo della sostituzione e della riparazione della finestra, e forse Gant avrebbe chiesto qualche giorno di riposo a titolo di compensazione.
“Ashure ha inviato un altro dei suoi contratti, questa volta particolarmente… fastidioso,” rispose con un sospiro. Aveva praticamente sbattuto fuori l’ultimo ambasciatore di Ashure e gli aveva detto di non farsi più vedere. Se Ashure voleva fare affari con l’Isola dei Giganti, sarebbe stato meglio che cominciasse a offrire condizioni migliori. A quel punto, Koorgan era pronto a schiacciare sotto le scarpe quell’arrogante di un pirata.
“Perché non assumi qualcuno che si occupi delle faccende amministrative?” suggerì Gant.
Koorgan si fermò e si voltò a guardarlo. “Secondo te non ci ho provato? Quel dannato pirata ha sedotto tutte le donne a cui avevo assegnato l’incarico – e prima che tu me lo chieda, no, non si è fermato nemmeno quando l’ho dato ad Agatha! Quella donna avrà quasi cinquecento anni! Ed è pure un ciclope! Se assegno il comando a un uomo, quello è troppo intimidito da Ashure o viene sedotto dal tintinnio dell’oro. Lo metterei al bando, se solo non avessimo tanto bisogno delle sue merci. Trattare così tanto con lui è un caro prezzo da pagare per aver chiuso i confini,” brontolò Koorgan. “Comincio a chiedermi se non preferirei affrontare il male che va diffondendosi per i regni. Tra quello, la carestia, i conti, l’inventario, i contratti e gli altri diplomatici con cui trattare… mi sento soffocare. Lo detesto, Gant,” ammise Koorgan.
Si sentì subito in colpa per essersi sfogato con il suo confidente. Consigliare un re non era compito facile e Koorgan cercava di non approfittarsi troppo di Gant, temendo che un giorno la loro amicizia potesse infrangersi. Si passò una mano sul viso prima di lasciarla ricadere lungo il fianco.
Gant gli restituì lo sguardo con aria seria. “Capisco… e, sai, le tue nozze imminenti risolveranno almeno alcuni di quei problemi. Forse dovremmo parlare di…?” chiese timidamente.
Koorgan gli lanciò un’occhiata ostile. “No,” ringhiò, per poi voltarsi e cominciare ad allontanarsi.
“Sai che è utile avere già una donna – o un uomo, se preferisci – in mente prima di scegliere di sposarsi, vero?” chiamò Gant da dietro di lui.
“Sta’ zitto, Gant! Non sei d’aiuto,” ribatté Koorgan.
Koorgan continuò a camminare. Aveva bisogno di uscire per un po’, per schiarirsi la testa. Le guardie all’ingresso si affrettarono ad aprire il portone nel vedere il cupo cipiglio sul suo viso. Koorgan uscì a grandi passi e stava scendendo i gradini quando Gant lo raggiunse.
“Cosa c’era di tanto fastidioso nel contratto proposto da Ashure?” chiese Gant, tenendo il passo di Koorgan.
“Si offriva di trovarmi moglie in cambio di una tonnellata di alberi e tre botti del mio brandy migliore,” rispose Koorgan.
Gant lo guardò stupito. “Non mi sembra una cattiva offerta. Risponderebbe ai requisiti,” disse.
Koorgan si accigliò. “Non permetterò a nessuno – men che meno a quel maledetto pirata – di scegliere colei che prenderò in moglie,” scattò.
Grant lo afferrò per un braccio e lo fermò. Koorgan si voltò con riluttanza verso il suo amico. Si liberò il braccio con un gesto impaziente.
“Sai cosa succederà se non trovi nessuno, Koorgan,” ammonì Gant.
Koorgan sentiva il peso della responsabilità gravare sulle sue ampie spalle. Sì, lo sapeva. Il Regno dei Giganti avrebbe cessato di esistere.
La Regola – il principio supremo stabilito dalla Dea stessa – stabiliva che, affinché i giganti trovassero l’armonia, i loro capi dovevano trovare qualcuno che li completasse entro il compimento dei duecento trentacinque anni. Se ciò non fosse accaduto, gli ultimi funghi che davano loro la magia sarebbero morti. I giganti sarebbero stati ridotti a semplici mortali, incapaci di difendersi contro gli altri regni. Una carestia di funghi aveva già cominciato a diffondersi per il regno.
“I funghi scompaiono più in fretta di quanto riusciamo a coltivarli e quelli già raccolti hanno iniziato a tramutarsi in cenere,” disse cupamente Koorgan.
Gant annuì. “Vorrei che le cose fossero diverse, amico mio. Condurre le ricerche è stato… scoraggiante,” disse a Koorgan.
“Ho ancora qualche settimana prima di dover prendere una decisione. Esco un po’,” disse Koorgan.
Gant parve dubbioso prima di annuire. “Ho ordinato ai nuovi membri della guardia di presentarsi in cortile per l’addestramento, ma se mi dai qualche minuto per farmi sostituire da Edmond, ti accompagnerò,” disse.
Koorgan scosse la testa. “No, rispetta il tuo impegno. Tornerò entro un’ora. Vado solo a fare una breve cavalcata. Ho bisogno di tempo da solo per schiarirmi la testa,” disse.
“Se ne sei certo. Per favore, rimani vicino al palazzo questa volta. Le tue brevi cavalcate tendono a farmi venire l’ulcera. Devi ricordarti che ti conosco da tutta la vita. Hai il vizio di cacciarti nei guai,” rispose Gant, la fronte aggrottata e il sorriso stiracchiato.
Koorgan annuì. “Non c’è bisogno di preoccuparsi, amico mio. Non siamo più ragazzini. So prendermi cura di me. Non mi allontanerò e non rimarrò fuori a lungo. E poi, Genisus ha bisogno di un po’ di esercizio. Non esiste altro destriero nel regno che possa tenere il suo passo. Una corsetta gli farà bene,” rispose, appoggiando la mano sulla spalla di Gant e stringendola per rassicurarlo. Sapeva che Gant era preoccupato per lui tanto quanto lo era per il regno. Koorgan non avrebbe deluso la sua gente – anche se ciò lo avesse costretto a scendere a patti con un pirata.
L’aspetto peggiore della Regola era che gli era imposto di scegliere una sposa che non provenisse dall’Isola dei Giganti. Ciò limitava le sue scelte a una dragonessa, una sirena, una strega, un’elementale, una piratessa o un mostro – e ciascuna di quelle opzioni aveva i suoi problemi. I rapporti fra l’Isola dei Giganti e gli altri Regni erano cordiali, ma non c’era molta fiducia reciproca.
Koorgan si era rassegnato all’idea che, con ogni probabilità, sua moglie avrebbe fatto la spia per conto di qualunque Regno lui avesse scelto, e aveva cercato una persona con cui l’idea di condividere la vita fosse tollerabile, davvero, ma… il dopoguerra non era esattamente un momento propizio. L’Isola della Magia era stato l’ultimo regno a subire la devastazione perpetrata dalla Strega del Mare, ma tutti i regni ne avevano subito a lungo gli effetti. Il solo pensiero lo faceva sentire stanco.
“Il vostro destriero è pronto, Maestà,” disse il garzone, offrendogli le redini di un grosso stallone che stava sferrando zampate al terreno.
“Grazie,” rispose Koorgan.
Koorgan passò la mano sul muso di Genisus prima di accarezzare la mandibola dell’enorme destriero da guerra. Il manto spesso e ruvido brillò al suo tocco. Prese le redini dal garzone, afferrò la sella e montò in groppa allo stallone. Il garzone indietreggiò barcollando quando Genisus si sollevò sulle zampe posteriori, sferrò zampate all’aria e agitò la testa.
“Buono, buono. So che è da tanto che non ci facciamo una bella cavalcata. Che ne dici di rimediare?” Koorgan ridacchiò.
Lo stallone annuì vigorosamente. Gli occhi di Koorgan brillarono per l’entusiasmo. Si sporse in avanti e diede dei colpetti con i talloni ai fianchi di Genisus.
Lo stallone partì come un fulmine; la possanza del suo corpo enorme li spinse in avanti sollevando una nube di terriccio. La risata di Koorgan colmò l’aria.
“Liberate i cancelli!” gridò una guardia.
Le guardie ai cancelli si affrettarono ad aiutare coloro che stavano entrando e uscendo dal castello a fare largo. Koorgan sollevò una mano in segno di ringraziamento quando lui e Genisus passarono in volata. Gli abitanti dell’Isola dei Giganti si voltarono sorridendo mentre lui galoppava in mezzo a loro.
Quei sorrisi colmi di fiducia accentuarono il peso sulle sue spalle. Quando Koorgan fece voltare Genisus verso le grandi foreste, i muscoli dello stallone si gonfiarono e i suoi zoccoli affondarono ancora di più nel morbido suolo sotto l’erba, come se i mostri di Nali fossero alle loro calcagna.