XXVII-2

2205 Parole

Si capisce che lettere come queste non eran mandate per la posta. La contessa Mosca da Napoli rispondeva: «Qui abbiamo concerto tutti i giovedì e conversazioni la domenica: ne’ nostri salotti non ci si rigira. Il conte è felicissimo de’ suoi servi: ha fatto venire operai dalla montagna d’Abruzzo, e non gli costano che ventitré soldi il giorno. Tu dovresti venire a trovarci. è la ventesima volta questa, signor ingrato, ch’io le ripeto quest’ordine.» Fabrizio non aveva nessuna voglia di ottemperare a quest’ordine: gli pareva già una fatica insopportabile lo scrivere ogni giorno alla contessa o a suo marito, e bisognerà perdonarlo, quando si sappia che un lungo anno passò senza ch’ei potesse dire una sola parola alla marchesa Crescenzi; e che tutti i suoi tentativi di corrispondenza epistola

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