Fuga

1667 Parole
Finalmente era uscito il sole e come prima cosa la nonna lo aveva messo a ripulire il guardino: la pioggia aveva rovinato il tavolo e le sedie. Si mise subito a sistemare, aveva bisogno di qualche distrazione e il sole non era neanche molto forte per fare le pulizie di mattina. Mentre asciugava, i suoi occhi andavano spesso alla finestra di Derek, chiedendosi se stesse dormendo o fosse sveglio. Magari dopo gli avrebbe mandato un messaggio per chiedere se aveva impegni, però c'era il problema su cosa avrebbe detto se lui avesse risposto che era libero, non potevano ritornare al parco, anche perché sarebbe stato inutile visto che ci aveva piovuto sopra per due giorni interi. Poggiò la testa sul tavolo, dimenticandosi che era bagnato, mormorò qualche imprecazione e riprese a pulire cercando di alleggerire la mente dalla folla di pensieri che si era creata negli ultimi giorni. - Nipote sveglio, credo di doverti chiamare Cenerentolo da oggi. – Stiles scattò per vedere dove fosse Derek, ma le piante non lasciavano intravedere nulla e alla fine riprese a pulire il giardino. - Chiamarmi con il mio nome è troppo difficile per sua signoria? – Sentirlo e non vederlo lo riportò un po' ai primi giorni. - Se quello fosse davvero un nome... - Aspettò una reazione del ragazzo, ma ricevette solo uno sbuffo. – Cosa fai dopo? – Domandò con una certa angoscia, non era sicuro di quello che stava facendo. Per un momento il cuore di Stiles perse qualche battito, per poi tornare ad essere regolare e tornare i sè. – Sono libero. – Ringraziò di non potersi vedere attraverso il muro o Derek aveva visto il suo stupido sorriso dopo quella domanda. - Ci vediamo davanti al mio cancello fra due ore. – Non attese la risposta, andò subito via, aveva ancora alcune cose da sbrigare. Non aveva bisogno di parlare, sapeva che lui era già sparito, era fatto così, forse poteva dire che era l'unica cosa che aveva capito di quello strano ragazza che lo perseguitava da quando era lì e che aveva capovolto un po' la sua mente. Arrivata l'ora dell'appuntamento, si fece trovare pronto ad aspettarlo davanti al cancello della villa Hale, aveva lavorato velocemente per finire subito, in modo da poter prepararsi con calma. Quando sentì lo scricchiolio del cancello che si apriva, si aspettava di vedere Derek, però vide una Camaro nera che avanzava verso di lui, preso alla sprovvista non si accorse che era centro della strada, solo dopo qualche secondo si spostò per far passare l'auto. - Sali. – L'auto si fermò davanti a lui e lo sportello dal lato del passeggero si era aperto, e al posto di guida c'era Derek. - Ok. – erano davvero poche le volte in cui lui rimaneva senza parole e da quel giorno poteva dire che il più delle volte la causa era stata lui. – Dove stiamo andando? – Chiese mentre allacciava la cintura. - In un posto. – Rispose secco. - Ma va... - Il viaggio fu abbastanza silenzioso, Stiles per tutto il tempo aveva tenuto la testa girata verso il finestrino per cercare di riconoscere la strada che stavano percorrendo, anche se molte volte si era distratto nel guardare il riflesso di Derek. Era stato chiaro da quando era entrato in macchina che avesse qualche pensiero per la testa, diede per scontato che fosse legato alla sua famiglia, per questo aveva deciso che non gli avrebbe dato fastidio. Erano trascorsi quaranta minuti da quando erano partiti e trenta minuti da quando erano usciti dal paese, iniziava davvero a voler sapere dove diavolo stessero andando, più trascorrevano i minuti e più si allontanavano, erano in una zona dove non c'era nulla, solo alberi. - Ora ti va di dirmi dove stiamo andando? Inizio davvero ad avere un po' paura. – - Paura? Mi hai scambiato per la matrigna cattiva, Cenerentolo? – Non rideva, però aveva fatto una piccola smorfia con il labbro che aveva fatto capire al ragazzo che era divertito. – siamo arrivati. – Disse dopo aver fermato la macchina. Quando Stiles scese dalla macchina, un colpo di vento freddo colpì la sua faccia, di riflesso mise le mani davanti agli occhi. Dopo essersi ambientato al cambiamento di clima, si guardò intorno e il panorama lo fece rimanere a bocca aperta. Davanti a lui un'enorme pedana di legno si affacciava su un grande fiume circondato da alberi e piccole colline. Derek avanzò fino ad arrivare alla ringhiera, non appena il sole toccò il suo viso la sua espressione sembrò cambiare, da corrucciato a più sereno. - Questo posto è bellissimo! – Commentò Stiles dopo aver raggiunto l'altro. - Vengo spesso qui e non sempre lo trovo libero, molte volte trovo coppiette ed è irritante. – Il suo sguardo rimaneva fisso sullo specchio del fiume. - E' qui che vieni quando hai bisogno di scappare? – Aveva un panorama bellissimo ma i suoi occhi cercavano solo la figura al suo fianco. - Anche tu ne hai uno? – Questa vola si girò a guardare Stiles. - Si, è una vecchia villa nel bosco di Beacon Hills. – Una piccola risata da parte dell'altro lo confuse. – Perché ridi? – - La villa al centro di Beacon Hills è la vecchia casa di famiglia. – Abbassò la testa, non voleva farsi vedere divertito per la coincidenza. - Mi stai prendendo in giro. – Il ragazzo rimase a bocca aperta. - Lo giuro, no. – Continuarono a parlare della villa, del perché i genitori avevano preferito trasferirsi in un paesino, piuttosto che rimanere in città. La tensione iniziale sembrava essere svanita e Stiles poteva vedere che l'altro non era più pieno di rabbia, questo pensiero rasserenava anche lui. Saperlo di cattivo umore lo faceva sentire inquieto. Quel giorno poteva dire che aveva scoperto molto su Derek Hale: anche lui aveva frequentato il liceo di Beacon Hills, avevano avuto qualche professore in comune, come sport aveva praticato il basket, ebbe un amore molto importante, solo che poi accadde qualcosa alla ragazza e si ritrovò con il cuore a pezzi. Un ragazzo di sedici anni non dovrebbe provare tutto quel dolore. Non aveva chiesto tutti i dettagli dell'incidente, era chiaro che quel dolore lo accompagnava ancora adesso, non voleva riaprire la ferita, anche perché rivedeva nuovamente la tristezza nei suoi occhi e come ogni volta, anche lui ne risentiva. Distolse lo sguardo da lui e per la prima volta si concentrava sul panorama difronte a lui, pensò che c'era di più bello di quello spettacolo della natura, e anche quello era irraggiungibile ed era al suo fianco. Il brontolio della pancia di Stiles fece capire loro che era ora di pranzo. Senza far attendere oltre, Derek lo portò in una piccola locanda non molto distante da dove si trovavano. Infatti il panorama non era cambiato molto, il moro chiese un tavolo sulla terrazza e la donna che li accolse all'entrata li accontentò subito. Dopo aver preso posto, Stiles si alzò per andare in bagno per sciacquarsi la faccia, quella giornata lo stava stravolgendo! La sua mente aveva elaborato immagini e pensieri che gli avevano tolto il respiro, la prima cosa che fece dopo essere entrato in bagno fu quella di immergere la faccia nell'acqua fredda, dopo essersi ripreso guardò il suo riflesso allo specchio. - Mi stai tradendo! Avevamo detto di non innamorarci, anche se è lui. – Era troppo tardi per tornare dietro e lui lo sapeva. Dopo essersi ricomposto tornò al tavolo, dove Derek lo stava aspettando con gli antipasti già serviti. Il pranzo venne consumato in serenità e con chiacchiere leggere, fu un altro momento piacevole della giornata. Ritornare a casa metteva un po' di tristezza ad entrambi, però il tramonto aveva iniziato a colorare il cielo di arancione e presto sarebbe arrivata la sera, però chi per un motivo chi per l'altro, nessuno dei due aveva fretta di rientrare e per quanto si potesse rimandare il ritorno, alla fine il momento giunse. - Andrai alla festa? – Chiese Stiles, annoiato dal viaggio in macchina. - L'ultima volta che sono andato avevo 6 anni, i miei erano venuti per controllare alcuni lavori alla villa. – Rispose Derek. - Quindi è uno no? – Un po' ci rimase male, non è che s'immaginasse chissà cosa, però voleva andare con lui. - Vuoi portarmi alla festa del paese? – Scherzò il guidatore. - Non ti sto chiedendo un appuntamento e poi sono stato prenotato già da mia nonna, mi dispiace per te. – Era divertito ed agitato da quello scambio di battute molto intimo. - Non credevo di essere in competizione con tua nonna. – Disse ridendo, Derek. - Non lo sei, non sarebbe una competizione equa. – Iniziava a rilassarsi e a divertirsi un po' di più. - No? Perché? – - La nonna viene prima di tutto. – Entrambi scoppiarono a ridere. Rimasero in silenzio per un po', Stiles era concentrato sull'ultimo scambio di battute, voleva davvero andare con lui alla festa? Voleva davvero un vero appuntamento? Era terrorizzato all'idea ma anche eccitato, immaginarsi ad un vero  appuntamento romantico con Derek lo rendeva euforico.  Si girò per guardare il profilo del guidatore, sperava che anche lui avesse quella tempesta di emozioni come lui da quando si erano incontrati, passava dal terrore alla gioia pura in meno di un secondo. Sceso dalla macchina, Stiles dovette affrontare le mille domande della nonna, che con grande agilità e anni di allenamento, aveva evitato di rispondere e con la scusa della doccia, così sparì dalla vista della signora. Dicono che la notte porti consiglio, forse è vero per qualcuno che non ha problemi a dormire, ma per Stiles la notte era un tornado di pensieri che si affollavano e quasi sempre nelle ultime sere i suoi pensieri avevano un nome. Ma non un consiglio forse un desiderio o più una speranza, ed era quella di voler credere alla legenda della festa, desiderare che il ragazzo che lo aveva baciato diventasse la sua anima gemella.
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