Invito a pranzo

1806 Parole
Erano trascorsi due giorni dall'ultima volta che aveva visto Derek e in qui due giorni non aveva smesso di piovere, non sapeva se il cattivo umore fosse per il tempo o per la noia o perché iniziava a sentire la mancanza di uno scambio di battute.  A casa di sua nonna non aveva videogiochi, film o altre cose tecnologiche da poter usare per passare il tempo, sul suo portatile aveva solo il solitario ed era sicuro di aver giocato tutte le combinazioni possibili che quel programma poteva creare. La suoneria del suo telefono gli sembrò una cosa bellissima in quel momento di noia, non importava se a chiamare era il padre, avrebbe parlato con un altro essere umano! Sul display però compariva un numero sconosciuto e non il nome del padre. Curioso rispose ugualmente con troppa enfasi. - Nipote sveglio. – Due semplici parole che lo fecero restare immobile. - Tu? Come...quando? – Era un po' confuso perché non ricordava si fossero scambiati il numero. - Quando sei andato a pagare il conto al bar, in quel momento mi sono chiamato dal tuo telefono. – Stiles non lo poteva vedere, ma in quel momento stava sorridendo. - Capito. Come mai chiami sola ora? – - Sono ritornato adesso a casa. – Qualche secondo di silenzio. – Da quando ci siamo visti l'ultima volta. – Quella giornata al parco era diventato un dolce ricordo in quei due giorni che era stato chiamato per dei problemi con la società della famiglia. – - Capisco. Sei solo per pranzo? - - Piove. Non vorrai mica andare a mangiare fuori? – Quella domanda lo colse di sorpresa. - Ovvio che no, però puoi venire da me. Mia nonna sarà felice di avere un ospite. E poi credo non ne possa più di parlare solo con me! – Il suono di una risata trattenuta lo fece sorridere, dopo due giorni di triste solitudine. - Accetto l'invito per salvare quella povera anziana da te. – - Sapevo avresti detto una cosa del genere. Muoviti a venire! – Non appena chiusa la chiamata, memorizzò subito il numero di telefono, non voleva perderlo. Dopo aver fatto tutto alzò lo sguardo verso lo specchio della camera e quello che vide fu il suo riflesso che aveva le guance rosse, e le sue labbra non smettevano di sorridere. - Non fare quello che stai per fare. – Disse allo specchio. – Non innamorarti. - L'invitato non si fece attendere, dopo un quarto d'ora suonò alla loro porta e prontamente Stiles andò ad aprire e ad accoglierlo in casa con grande galanteria, come gli aveva raccomandato la nonna. A volte credeva che l'anziana si divertiva a metterlo in croce o a prenderlo in giro. Da quando si sedettero a tavola, Stiles studiò l'ospite. Era curioso di capire che persona fosse, anche se si erano detti delle cose che non avrebbero mai detto ad altri, poteva dire davvero poco su di lui. Era un mistero da scoprire ed essendo lui figlio di uno sceriffo, amava i misteri. Dopo la prima portata poteva dire che era un gran conversatore, aveva letteralmente conquistato sua nonna. Dagli sguardi che riceveva poteva chiaramente dire che gli stava dando la sua benedizione per delle future nozze. Finse di non vedere e abbassò la testa per mangiare la pasta, non credeva anche avrebbe resistito fino alla fine. Alla seconda portata era convinto che Derek Hale era in realtà un vampiro ed aveva il potere di ammaliare le povere donne che gli capitavano a tiro, lo aveva capito quando la nonna lo aveva preso da parte in cucina per dirgli che domani sarebbe dovuto andare in gioielleria per portargli la fede del nonno, per farla lucidare e sistemare la grandezza. Non appena la signora aveva lasciato la stanza per raggiungere Derek, Stiles batté la testa un paio di volte sul mobile davanti a lui. Che cos'aveva fatto invitandolo? Voleva solo essere gentile, non voleva vendere l'anima ad un vampiro. Alla terza portata la teoria del vampiro si era evoluta in "lui è il demonio". Il cambiamento era avvenuto perché la nonna lo aveva avvicinato una seconda volta per chiedergli se alla sua età poteva sposarsi, altrimenti avrebbero dovuto aspettare che lui si diplomasse e sarebbe stato fra un anno e sarebbe stato brutto far aspettare Derek per un anno. Dopodiché la nonna uscì nuovamente dalla cucina contenta per il ragazzo che il nipote aveva invitato, e Stiles prima di raggiungerli controllò quante portate c'erano ancora, ne rimanevano due. Alla penultima portata aveva trovato un modo per evitare la nonna, non l'avrebbe fatta alzare dalla sedia, avrebbe proposto di fare tutto lui, però non aveva calcolato che anche Derek si sarebbe offerto di aiutarlo, e questo fece sorridere la signora ancora di più. Stiles sospirò esausto, lesse qualcosa negli occhi della nonna che lo spaventò. Dopo aver consumato il dolce, la nonna si alzò da tavola e si chiuse in camera per rilassarsi, prima di sparire aveva dato un ok al nipote con il pollice in su, il ragazzo aveva fatto finta di non vedere. Derek e Stiles rimasero in cucina per mettere ordine e per lavare piatti, uno passava la spugna e l'altro sciacquava. Per qualche minuto rimasero in silenzio, come se fossero rimasti incantati dal lavoro che stavano facendo. - Mi piace tua nonna. – Fu Derek a rompere il silenzio. - Posso dire con una certa sicurezza che anche tu le piaci. – Commentò il ragazzo. Ripresero a lavare i piatti e nel frattempo si scambiarono qualche commento sul pranzo, e dopo aver finito si spostarono nella camera di Stiles. Si sentivano un po' in trappola perché non potevano uscire fuori, la pioggia non aveva smesso di cadere, perciò non gli restava che andare nella camera del ragazzo, condizione che li metteva a disagio. Agli occhi di Derek, quella camera sembrava davvero spoglia per essere lo spazio personale di Stiles, solo dopo ricordò che il ragazzo non viveva lì e che quella era la sua camera solo per l'estate, poi sarebbe andato via e lo avrebbe lasciato nuovamente solo. Perché fare di tutto per diventare amici, se poi sarebbero tornati nuovamente estranei? Stiles si mise a sedere sul suo letto e invitò l'altro a seguirlo, visto che non aveva altro posto dove farlo accomodare. Ringraziò mentalmente la nonna per avergli preso un letto a una piazza e mezza, sarebbe stato davvero imbarazzante rimanere attaccato a lui per chissà quanto tempo. - Scusa, non ho molte cose per l'intrattenimento, anche se dubito che tu sei un tipo da videogiochi. Quanti anni hai esattamente? E' chiaro che sei più grande di me, ma di quanto esattamente? – - Sono più grande di te. – Rispose semplicemente l'interessato, l'espressione di Stiles gli bastò per fargli decidere che non gli avrebbe mai detto la sua età. - Ho scoperto il tuo nome, scoprirò anche l'età. – Non riuscì a trattenere uno sbadiglio, la notte dormiva poco e ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva la maschera, perciò il sonno non era sereno e finiva con il dormire solo qualche ora. – Ti va se ci sdraiamo e continuiamo a parlare? – Senza attendere risposta si mise comodo sul letto, lasciando spazio per Derek. Dopo essersi sdraiato, Derek si pentì di aver dato retta al ragazzo alla sua sinistra, non era decisamente a suo agio in quel momento, su quel letto e con quel ragazzo al suo fianco, soprattutto dopo quello che aveva fatto al ballo. Se non era riuscito a controllarsi all'ora, come avrebbe potuto farlo in quel momento? Si maledisse per aver accettato l'invito, se avesse detto di no, non si sarebbe trovato in quella situazione. Quando si girò per chiedere qualcosa al ragazzo, lo trovò che dormiva beatamente, sospirò felice. Se dormiva non faceva domande, non parlava e non si umidiva le labbra con la lingua, com'era solito fare. Forse era il momento adatto per tornarsene a casa, pensò prima d'incantarsi a guardare le ciglia del ragazzo. Erano lunghissime e disegnavano un contorno delicato intorno a quegli occhi ambrati. Avrebbe voluto baciarlo nuovamente, però si tirò subito indietro ed uscì subito da quella casa. Non doveva farsi più coinvolgere da quel ragazzo, a costo di andare contro il destino. A svegliare Stiles fu il suono di un piano, non si stupì nel vedere che Derek non era al suo fianco, non poteva dargli torto, si era addormentato come un bambino non appena la sua testa aveva toccato il cuscino. Stava per mandargli un messaggio, ma poi la musica catturò nuovamente la sua attenzione, era diversa dall'ultima che aveva suonato, la melodia era come se stesse parlando di qualcosa che lo stava tormentando, era lenta all'inizio, come se le note causassero dolore, per poi esplodere in una tempesta di confusione interiore. Cosa scatenava tutto quello? Aveva ancora il cellulare nella mani e la schermata era ancora sul numero di Derek, avrebbe voluto interromperlo. Quella musica stava facendo male a lui che la stava semplicemente ascoltando, cosa stava provando lui nel suonarla? Lasciò cadere il cellulare sul letto, era sicuro che se avesse chiamato, lui non avrebbe risposto. Era chiaro che in quel momento voleva rimanere solo con la sua musica e il suo piano, se avesse anche lui una passione del genere, è probabile che in questo momento starebbe suonando quello che gli passa per la testa e di sicuro non sarebbe stato nulla di allegro. La signora Stilinski entrò in camera urlando che si stava per avvicinare la festicciola estiva del paese, sarebbe durata solo tre giorni e aveva chiesto al nipote di accompagnarla, ovviamente lui non poteva risponderle di no e le aveva alzato il pollice per confermare la sua presenza. La possibilità di scegliere, in quella casa, era morta secoli fa. Aveva rimosso dalla memoria la festa, era stato così preso dal ballo che aveva dimenticato le bancarelle e le giostre che da piccolo amava. Era proprio vero, stava invecchiando anche lui ormai! Si mise il cuscino sulla faccia, aveva davvero voglia di sparire e di riapparire magicamente a casa del suo migliore amico, anche se lui era impegnato nella progetto "conquistare Allison". Dagli ultimi aggiornamenti che aveva ricevuto, il piano stava funzionando benissimo, ma solo perché la ragazza aveva investito un cane e lo aveva portato alla clinica dove lavora lui. Casa Hale - Signorino, mi dispiace disturbarla, ma lei è arrivata, la sta attendendo nel salone principale. – Isaac era dietro le spalle di Derek che con rabbia aveva picchiato forte sui tasti del piano. - Non mi piace essere interrotto quando suono, mandala via! – Esclamò con rabbia. - Non posso, è un ordine della signorina Laura. – Commentò fermo il maggiordomo, consapevole di cosa comportava quella presenza per il ragazzo. - Dannazione. – Imprecò pieno di rabbia il ragazzo che alla fine si trovò costretto a raggiungere l'ospite indesiderato.
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