Un pomeriggio insieme

1644 Parole
Era davanti all'enorme cancello nero della villa degli Hale, era indeciso su cosa dovesse fare per entrare, non vedeva bottoni da premere e sicuramente non si poteva mettere ad urlare. Proprio quando stava per lasciar perdere, il cancello scricchiolò e cominciò ad aprirsi lentamente, e un uomo apparve sulla soglia del cancello. - Buongiorno. – Non aveva bisogno di presentazioni, aveva capito che si trattasse del maggiordomo. - Derek è in casa? – Doveva sembrare deciso o non l'avrebbe fatto entrare. - Chi lo desidera? – - Stiles! Sono il nipote... - Non finì la frase che il maggiordomo gli diede le spalle e gli disse di seguirlo. L'ingresso della villa era ampio: davanti a lui c'era la scala che portava al piano di sopra, a destra c'era una porta chiusa, forse c'era un salone pensò, a sinistra sembrava esserci un corridoio che avrebbe portato sicuramente alla cucina. Sembrava la tipica villa di qualche serie che parla di una nobile famiglia, la sua mente associò quella casa a Donwtown Abbey, forse quella era più grande. - Salite le scale, terza porta sulla destra. – Il maggiordomo indicava la scala. – Temo che il signorino non si sia ancora svegliato, spero non vi dispiaccia se mando voi a svegliarlo. – Stiles annuì e iniziò a salire la scala che gli sembrò infinita, man mano che saliva, i gradini sembravano farsi più alti e impossibili da percorrere, con lentezza infinita aggiunse la porta. Stava per bussare però si ricordò che il ragazzo stava dormendo. Con mano tremante provò a girare la maniglia per vedere se la porta fosse chiusa a chiave, non appena scattò per indicare che la porta era aperta, il ragazzo fece un salto indietro, non voleva credere a quello che stava facendo. Si tirò qualche pugno sulla tempia e si diede dell'idiota, non poteva e non doveva tirarsi indietro proprio ora, era andato lì per un motivo preciso, solo che ancora non sapeva qual era perché ultimamente aveva preso il vizio di non riflettere sulle azioni da fare, cosa che aveva sempre fatto prima di partire da Beacon Hills. Dopo essersi dato dell'idiota un paio di volte, entrò nella stanza di Derek. Il piano fu la prima cosa che notò nella stanza, era nel lato opposto e vicino alla finestra, coperto di fogli con pentagrammi pieni e vuoti. Che scrivesse lui stesso alcuni melodie? La finestra era aperta e aveva buttato qualche foglio a terra, le tende si stavano muovendo anche in quel momento, erano bianche, dovevano essere davvero fine perché si vedeva attraverso e una semplice folata le faceva arrivare in alto. Al centro della stanza c'era il letto dove stava dormendo il proprietario della stanza, non si stupì di vederlo beato al centro di un letto matrimoniale, era una cosa che poteva dire anche se non lo conosceva bene, era sicuramente da lui avere una stanza enorme e con un letto matrimoniale tutto per lui. Stava guardando il ragazzo dormire da qualche minuto, non aveva idea di come svegliarlo, qualsiasi cosa provasse sembrava un gesto troppo intimo per loro due. Esausto dal pensare, si sedette sul bordo del letto e sospirò stanco, i suoi occhi non si staccarono dal volto del ragazzo che riposava, involontariamente, portò la mano sulla fronte dell'altro per spostare alcune ciocche che andavano su gli occhi chiusi. "Che capelli soffici, sembrano fili neri" La mente di Stiles era completamente vuota, era concentrato solo sul ragazzo che stava dormendo, persino la posizione nel sonno era strafottente e antipatica come lui, a pancia in su e dritto. Lui era un disastro persino nel sonno! La mattina si ritrovava senza coperte. Si mosse in avanti e in un secondo il suo volto era sopra quello del ragazzo, poteva sentire chiaramente il respiro caldo e il profumo della sua pelle. Anche lui chiuse gli occhi, pochi millimetri li stavano separando, un solo movimento e le sue labbra si sarebbero unite con quelle di Derek. Questa volta fu lui a tirarsi indietro, a non avere il coraggio di andare fino in fondo. - Svegliati bell'addormentato. – Disse una volta che si alzò dal letto. Derek strinse gli occhi prima di aprirli e di accorgersi che a svegliarlo non era stato il solito Isaac. - Tu non sei Isaac. – Rimase immobile, non credeva a quello che stava accadendo. - Credo che la mia pelle liscia e giovane risponda alla tua domanda. – provò ad essere il più naturale possibile. - Cosa diavolo ci fai nella mia camera? – Il tono rivelava un po' d'irritazione, giustamente. Probabilmente lui avrebbe reagito nello stesso modo, il problema però non era la rabbia, era il fatto che non sapeva rispondere alla domanda. - Oggi passeremo la giornata insieme. – Non sapeva cosa la sua voce stesse dicendo. - Perché mai dovrei passare la giornata con te? – Era sveglio da un paio di minuti, si era trovato un estraneo in camera e non aveva ancora bevuto il caffè. - Perché fai tante domande appena sveglio? Alzati e basta! – Ora iniziava lui ad innervosirsi per le domande. Sbuffando spostò le coperte e si alzò dal letto, sparì dietro ad una porta, quella giornata era iniziata male e strana. Stiles non aveva notato che c'era una porta dietro le sue spalle, diede per certo che quello dovesse essere in bagno, e il rumore dell'acqua gli diede una conferma. Annoiato dall'attesa si mise a sedere sul letto, aveva bisogno di un minuto per capire cosa diavolo avesse in testa, se il suo corpo era ancora il suo e non di una forza aliena che se n'era impossessato. Mise la testa fra le mani, voleva tornarsene a casa sua, mettere le distanze da questo posto e mantenerle per un altro anno almeno, però il danno era stato fatto ormai, era lì e aspettava che Derek uscisse da sotto la doccia, e il pensiero gli fece perdere un battito. Quando Derek uscì dal bagno aveva un asciugamano avvolto intorno alla vita, i suoi capelli erano ancora bagnati e sul petto qualche gocciolina scivolava lasciando scie che disegnavano le linee morbide del corpo del giovane. - Perché diamine sei ancora nudo? – Stiles saltò dal letto. - Perché tu sei fiondato in camera mia e mi hai buttato giù dal letto senza bere nemmeno un dannato caffè? – Si diresse verso l'armadio e prese qualche vestito, senza guardare l'altro, e sbatté nuovamente la porta del bagno alle sue spalle. Quella sarebbe stata una lunga e difficile giornata, pensò Stiles. - Bene, sono pronto. Ora mi spieghi cosa diamine hai in testa? – Derek era uscito e lo stava guardando decisamente male. - Non è ovvio? Passeremo una giornata come due buoni amici. – A fine frase regalò un enorme sorriso, di quelli che suo padre definiva "sorriso da venditore". - Peccato che tu ed io non siamo amici e sto seriamente pensando di buttarti dalla finestra. Dimmi ... qualcuno sa che sei venuto a casa mia? – Il sorriso che gli regalò Derek era quello che aveva visto sui peggiori cattivi nei film. - Dacci una possibilità, magari diventeremo migliori amici. – Aveva davvero paura, fece un passo indietro. - Dacci? Non siamo mica una coppia in terapia, si può sapere cosa vuoi da me? Ti sembro una persona che fa amicizia? – - Dio, sei proprio un sourwolf! Sei l'unico ragazzo che conosco, credo che tu sia anche l'unico ragazzo presente nel paese... - - Perciò questo fa di me la tua cavia? – - Esatto! Andiamo a fare colazione, ho fame. E sono stufo di discutere! – Per qualche strana ragione, Derek seguì il ragazzo e si lasciò trascinare al bar per poter mangiare qualcosa e soprattutto per bere il caffè. Quella giornata per lui si sarebbe presentata molto pesante e non poteva affrontarla senza caffeina nel corpo. Dopo essere usciti dal bar, si guardarono intorno, non c'erano molti posti dove andare e Stiles non aveva fatto un vero e proprio piano. Si potrebbe dire che andava molto sull'improvvisazione, contava solo su quella. Era estate, era mattina e faceva davvero molto caldo per camminare sotto il sole, l'unico posto fresco era il parco doveva aveva incontrato Derek e si erano parlati senza guardarsi, perciò optò per tornare lì e sperare che tutti i bambini fossero al mare a fare castelli di sabbia. Come se qualche santo fosse in ascolto delle sue preghiere, per la prima volta nella sua vita, il parco era stranamente vuoto, niente bambini, niente tate e nessun altro tipo di adulto intorno. Si diresse all'altalena e fece segno a Derek di sedersi sulla sedia accanto a lui, e stranamente lo fece senza ringhiare. Cominciarono a parlare e a dondolarsi. Forse era stato complice il vento fresco, o il riportare alla mente quando erano bambini e le loro madri li avevano portato spesso in quel posto, qualsiasi cosa fosse stata la causa, li aveva aiutati a legare un po' di più, soprattutto dopo la notte che avevano trascorso insieme sulla spiaggia. Parlarono fino a quando un cellulare non cominciò a squillare e crepò l'atmosfera amica che si era creata fra di loro. Derek si allontanò per rispondere, e dal viso che aveva mentre parlava, Stiles capì che la giornata in sua compagnia era finita, perciò rimase ad aspettare che lui si avvicinasse e dicesse la classica frase "devo andare", che come previsto non tardò ad arrivare. Non appena chiuse la chiamata, una macchina arrivò per prenderlo, e alla guida c'era il suo maggiordomo. Rimase sull'altalena per qualche minuto a pensare a come le cose stavano andando bene prima della chiamata, erano così presi che non si era accorto che il cielo era diventato grigio. Era piacevole vedere che il cielo cambiava in base al suo umore e non viceversa, sì alzò per tornarsene a casa, era certo che da lì a poco si sarebbe messo a piovere. 
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