Incontrarsi

3010 Parole
Quado aprì gli occhi era già passata l'ora di pranzo, dovette guardare l'orologio per capire che l'orario che stava guardando non era dovuto ad un guasto dell'orologio sul comodino. Imprecò qualche volta prima di alzarsi. Cosa cavolo era accaduto a sua nonna? Perché non lo aveva svegliato? Partì spedito per la cucina, era sicuro di trovare l'anziana lì oppure in giardino, ma non appena raggiunse la stanza qualcosa vide qualcosa che lo pietrificò. Sua nonna e le sue amiche erano sedute intorno alla tavola con tè e dolcetti, si stavano raccontando i pettegolezzi della sera prima, tutto quello che era accaduto a figli e nipoti. Un brivido gelido percorse la sua schiena, sentì i peli delle braccia elettrizzarsi dalla paura, senza fare nessun altro passo in avanti si girò lentamente e corse a chiudersi nella sua stanza. Aveva rischiato grosso. Avrebbero potuto fermarlo e farlo sedere per parlare con loro. Prese le prime cose che gli capitarono sottomano, se le mise e senza guardare in faccia nessuno uscì di casa farfugliando che aveva un impegno urgente. Sentì il vociferare divertito delle anziane signore, chissà cos'avevano pensato. Nuovamente la pelle d'oca si fece sentire. Era fuori. Era riuscito a scappare da una trappola mortale e non aveva idea di dove sarebbe dovuto andare. Per sua fortuna il brontolio dello stomaco gli stava indicando una direzione, poco più avanti c'era un chiosco che vendeva panini caldi e non attese un terzo brontolio per andarci. Non era molto distante da casa sua e nemmeno dalla villa degli Hale perché il suono del piano lo stava raggiungendo. Era una melodia diversa del solito, questa faceva venir voglia di sognare ad occhi aperti. Da quando era arrivato aveva ascoltato solo ballate tristi che facevano nascere il desiderio di piangere, riportavano a galla solo momenti tristi della vita. Cercò un posto dove sedersi per mangiare il panino e ascoltare quella deliziosa melodia che gli metteva il buon umore. Aveva trovato un posto dove sedersi e che dava le spalle alla villa, appoggiò la schiena alla parete e con serenità si godette quella musica e il panino con salsiccia, peperoni e maionese. Il vento fresco sembrava portargli le note, gli uccelli invece le interpretavano e gli alberi danzavano a quella melodia, era come se tutto intorno si adattasse a quella musica. Prese il telefono dalla tasca e provò ad usare l'applicazione che riconosceva la musica, ma non funzionò, e rassegnato lo rimise a posto e si lasciò del tutto andare. - Nipote sveglio! Svegliati! Che ci fai qua mezzo addormentato? – Derek era in piedi davanti a Stiles. - Cosa? – Non appena riaprì gli occhi un raggio di sole glieli fece richiudere, senza fargli vedere chi aveva di fronte. – Dannato sole, prima non c'era. – Mise una mano davanti agli occhi. - Prima? Solo quando sta per tramontare il sole illumina questo lato della strada. – Commentò stupito Derek. Stiles si alzò e si mise in modo che il sole non sbattesse sulla sua faccia, ma alle sue spalle, senza guardare chi aveva difronte, cercò il telefono in tasca e guardò l'orario. Erano le sei del pomeriggio! – Ma che ha oggi il tempo con me? – Solo quando alzò lo sguardo smise di parlare, se c'era una cosa certa del suo sogno, era il colore degli occhi della persona che aveva baciato. - Tu sei... - Non riusciva a parlare, le sue mani tremavano e il suo cuore non era certo che battesse. - Non credevo che per farti stare zitto dovevi guardarmi in faccia, spero sia un complimento. – Non poteva nascondere il divertimento per l'espressione della faccia del ragazzo. Non poteva dargli torto, davanti a lui c'era il ragazzo più bello che avesse mai visto, nemmeno nei sogni avrebbe immaginato una figura del genere, nel suo infatti era mezzo coperto e sfocato. Un ragazzo poco più alto di lui, carnagione olivastra, capelli neri, ma quello che risaltava di più era il colore degli occhi: era di un verde da fare invidia al più puro e luminoso degli smeraldi. - Stavo ascoltando il piano e mi sono addormentato. – Scosse la testa, i suoi pensieri lo stavano tradendo. - Il piano? – Chiese incuriosito. - Sì. Oggi suonava una piacevole melodia e mi sono addormentato ascoltandola. – Era ancora confuso, non smetteva di guardare i suoi occhi. – Ora che hai un volto, posso sapere il tuo nome? – Avrebbe fatto di tutto per sapere il suo nome quel giorno. - Signore? – Un uomo si era avvicinato a Derek – Quando vuole, partiamo. – - Possiamo andare, qui ho finito. – Sorridendo si girò e seguì il maggiordomo. - Non hai finito! Devi ancora dirmi il tuo nome! – - Ultimamente la vedo sempre sorridere, è bello rivederla così. – Isaac stava guidando e fissava il suo padroncino sorridere mentre rigirava la maschera verde che aveva usato al ballo cittadino. - E' bello poter sorridere nuovamente. – Aveva dimenticato il tepore che accompagnava un sorriso, soprattutto se quel sorriso proveniva da un buffo ragazzino che si addormenta o penzola dagli alberi Quando Stiles rientrò in casa la nonna era seduta da sola in giardino, per poco non saltò dalla gioia. Si trattenne, da bravo ragazzo maturo, e la raggiunse. Sereno si sedette sulla sedia al suo fianco. La donna lo fissò per qualche momento e poi sorrise, quasi come se sapesse tutto quello che gli era accaduto la sera prima, per un momento temette che qualche vecchia avesse fatto la spia. - Tutto bene, nonna? – Doveva indagare. - Sì, tu? Hai incontrato il tuo amore ieri sera? – L'anziana continuò a guardare avanti. - Solo un pazzo, non credo possa diventare l'amore della mia vita. Sarebbe faticoso avere una relazione con uno che scappa. – Mezze verità, funzionano sempre. - Beh, non tutti riescono ad incontrarlo. – Rincuorò il nipote. – Hai fame? Hai saltato il pranzo oggi, spero che tu non sia andato a mangiare qualche porcheria fuori. – - Sto morendo di fame. – Esclamò il giovane. La cena fu veloce. Voleva chiudersi in camera sua e sparire dal mondo, però nello stesso momento non voleva avere a che fare con la sua testa, sapeva che la mente lo avrebbe torturato fino ad impazzire rimandando le immagini del sogno, quelle del ballo, sovrapponendole alla figura di occhi verdi. Era certo che tutto andasse a combaciare su di lui. Come aveva previsto era sdraiato sul letto, gli occhi fissi sul soffitto e la mente lo stava torturando con domande e immagini, avrebbe voluto evitare tutto quello. Il nervosismo era davvero tanto, poteva sentire i nervi tirarsi fino al limite fino a sentirne dolore, non ne poteva più, perciò si mise una tuta e andò a correre. L'aria fresca della sera sembrava un tonico rinvigorente, molte volte si era ritrovato a correre di notte. Tutte le volte lo aveva aiutato ad alleggerire i suoi bagagli emozionali, il momento che preferiva della corsa è quando si raggiunge il limite, il cuore batte a mille, i muscoli chiedono di più e tu glielo dai perché non hai voglia di fermati, il fiato si mischia all'aria fresca che ti circonda e in un secondo si diventa tutt'uno con il vento. Si era fermato per riprendere fiato, senza accorgersene aveva quasi raggiunto la spiaggia, aveva dimenticato che quel paese ne avesse una, non ci andava da quando era bambino. Dopo la morte della madre si era rifiutato di tornarci, lei amava molto il mare e viverlo senza di lei era un dolore straziante solo al pensiero. Stava per tornare indietro, quando un'ombra sulla spiaggia attirò la sua attenzione, stava per lasciar perdere. Non è strano che qualcuno cammini di sera su una spiaggia. Restò ad osservarla un altro po', al buio non riusciva a vedere bene chi fosse. L'uomo prese in mano il telefonino e qualche secondo dopo da lì uscì una melodia che riconobbe già dalla prima nota. Era quella che proveniva dalla villa Hale quella stessa mattina. Fece il giro di una barca che era lì, voleva coglierlo di sorpresa, nemmeno lui sapeva cosa stesse facendo, ma la sua mente continuava a ripetergli "non fartelo scappare", e chi era lui per andare contro la sua testa? - Derek Hale. – Disse una volta arrivato alle sue spalle, per un secondo aveva temuto che il rumore delle onde avesse coperto la sua voce. - Nipote sveglio. – Rispose lui prima di girarsi lentamente. – Siamo arrivati allo stalking? E' così che hai scoperto come mi chiamo? – Derek cercò di nascondere l'emozione che aveva provato nel sentire il suo nome pronunciato da Stiles. - Il tuo telefono. – Disse Stiles, indicandolo con un dito. L'altro ragazzo lo guardò e chiuse la melodia che stava ancora suonando. – Il mio telefono ti ha detto chi sono? – - Mia nonna mi ha detto che quello che suona il piano tutti i giorni è Derek Hale e quella che stavi ascoltando ora era la melodia di questa mattina, quella che mi ha fatto addormentare nel parchetto vicino casa tua. – Parlò senza respirare. - Spero che tu non mi stia incolpando della tua narcolessia. – Commentò divertito, Derek. - No, quella è colpa del ballo. – Il sopracciglio alzato dell'altro gli fece capire che non doveva dire quel dettaglio, perché se ci fossero state domande sul ballo, lui avrebbe iniziato a balbettare e a fare la figura dell'idiota. - Che ci fai sulla spiaggia di sera? E' la prima volta che ti vedo. – Evitò di proposito di continuare l'argomento. Ringraziò Derek per non aver fatto domande. Per la prima volta, da quando lo aveva conosciuto, gli stava simpatico. – Corro. Vieni spesso qua? – Fece segno di camminare, non gli andava di stare fermo, e con suo stupore l'altro lo seguì senza dire nulla. - Mi piace camminare di sera sulla spiaggia. A te piace correre? – - In alcuni momenti mi aiuta a distendere i nervi. – Anche se dopo quell'incontro non sarebbe bastata nemmeno la maratona di New York, pensò il ragazzo. Fra una domanda e l'altra cominciarono a discutere del più e del meno, si dissero cose che non avrebbero mai immaginato di raccontare con serenità a qualcuno di appena conosciuto. C'era una qualche specie di fiducia fra loro, nata non si sa come, ma la percepivano e in qualche modo erano rassicurati dal quel calore. Si sedettero sulla barca capovolta, quella che prima Stiles aveva usato per nascondersi da lui e prenderlo di sorpresa. Aveva paura che si rompesse con il peso di entrambi, ma erano trascorsi alcuni minuti e tutto sembrava andare bene, era resistente. Non poteva fare a meno di guardare le mani di Derek, le immaginava scivolare sui tasti di un piano. Aveva sempre creduto che le dita di un pianista fossero lunghe e scheletriche, invece le sue sembravano morbide, non tanto lunghe e non sembravano nemmeno tante delicate, ma emanavano sicurezza. Il problema è che iniziava a desiderare di toccare quelle mani! Scosse leggermente la testa, non doveva farsi trascinare in pensieri come quelli, specie in quel momento. Si sa che la testa non segue mai il ragionamento del proprietario, perciò gli mandò le immagini del bacio del ballo, ma con Derek al posto dell'uomo con la maschera, bastò un secondo per fargli arrossare le guance e fargli venire caldo. - Come mai sei venuto a passare l'estate in questo posto? – Domandò Derek, distogliendo il ragazzo dai suoi pensieri. - Mia nonna mi aveva chiesto aiuto per il ballo, ha trovato la scusa dell'età per non andare lei e mandare me a tutti i costi. – Rispose onestamente. - Abito qua da sempre, eppure non mi ricordo di te. – Sembrò che un lampo di tristezza attraversasse i suoi occhi. - È la prima volta che vengo qua per un lungo periodo. E' sempre stata mia nonna a venire a Beacon Hills, io non sono più voluto tornare da quando mia madre è morta, lei adorava questa cittadina. – Odiava parlare della morte di sua madre, però con quel ragazzo tutto sembrava uscire spontaneamente, come se loro due fosse due vecchi amici che si ritrovano dopo anni e si raccontano cosa sia successo in quegli anni in cui non si sono visti. – Come si chiama quella musica che stavi suonando? – - Prelude n.1 di Bach, era da tanto tempo che non la suonavo. – Nuovamente la tristezza apparve nei suoi occhi. - Mi ha ricordato mia madre mentre camminava fra queste strade e sorrideva felice, per la prima volta non ho odiato un suo ricordo, forse perché per la prima volta era felice nel mio ricordo. Grazie. – - Io ho perso i miei genitori quando ero alle superiori, ora vivo in quell'enorme villa con le mie due sorelle e il maggiordomo Isaac, lui mi ha cresciuto. Credo che si possa definire la figura più vicina ad un genitore. Laura ha dovuto prendere da subito il posto di mio padre nell'azienda familiare, Cora era la più piccola, forse non ricorda nemmeno molto dei nostri genitori, perciò Laura ed io abbiamo fatto di tutto per non fargliene sentire la mancanza. - Bastò un secondo di silenzio per far tornare le cose come stavano. Derek si era sentito debole e tradito per essersi aperto troppo con un ragazzo che non conosceva, lo stesso stava provando anche Stiles. Si alzarono dalla barca, che ballò per l'improvviso spostamento dei due pesi che stava sostenendo. Il moro si stava allontanando, ma una mano lo bloccò ancora prima di muovere un passo, quel gesto gli sembrò così familiare. - Com'è la maschera della tua famiglia? – Aveva provato a non pensare al ballo. Aveva aspettato quella domanda per tutta la sera. – Perché me lo chiedi? – Si girò per guardarlo. Non aveva interrotto il contatto fisico, al contrario, fece scivolare la sua mano in quella di Stiles. La luna non era cambiata, era la stessa del suo sogno. Era sopra di loro e con la sua luce gli occhi di Derek brillavano ancora di più, in quel momento erano identici a quelli dell'uomo in maschera. Non sapeva che espressione avesse in quel momento. Sentire le dita dell'altro nella sua mano fece accendere qualcosa nel suo petto perché istintivamente strinse la stretta e desiderò di non lasciarle andare mai via. - Tu sei lui? – abbassò leggermente la testa, non voleva guardarlo negli occhi. Avrebbe voluto rispondergli di sì e tirarlo a se per baciarlo coma la sera del ballo, desiderava stringerlo e non lasciarlo scappare mai più, le emozioni erano aumentate da quando lui gli stringeva la mano, ma come quella sera, preferì scappare. - La mia maschera ha la forma di una piuma ed è nera. – Finito di parlare tirò via la mano e si allontanò senza dire più una parola. Era rientrato che il sole aveva già lasciato il posto alla luna già da molto tempo, il sonno ormai lo aveva del tutto abbandonato e non riusciva a smettere di guardare la mano che aveva stretto quella di Derek, non poteva fare a meno di guardarla e di poggiarla sulle sue labbra, sperando di ritrovare un profumo di familiare. Chiudeva gli occhi e ripensava a quel bacio che lo aveva travolto, alla persona che lo teneva stretto, e ogni volta il cuore martellava freneticamente nel petto, non poteva negare che quando aveva stretto la sua mano, aveva provato emozioni simili a quella notte. Erano la stessa persona e lui gli aveva mentito? Era stanco di quella situazione ed erano trascorsi solo due giorni. Per come si sentiva avrebbe dovuto correre per giorni e diventare il nuovo Forrest Gump, anche in quel modo non avrebbe risolto nulla. Il suo corpo aveva iniziato a risentirne dell'enorme stress che stava provando per quell'assurda situazione, nella sua testa c'era solo Derek a tormentarlo.  Quando lui aveva detto il modello della maschera, un buco si era aperto sotto i suoi piedi e lui era caduto senza urlare. Se invece avesse detto che era stato lui a baciarlo? Si sarebbe aperta lo stesso la voragine? No, in realtà lui voleva sentir dire il contrario, in fondo desiderava che fosse stato Derek a baciarlo e che fosse sempre lui il ragazzo misterioso del sogno. - Dannato me quando ho deciso di venire qui! – Si mise a sedere sul letto frustrato. - Ho fatto una torta, vieni ad assaggiarla? E' la ricetta che mi ha passato una mia amica. – La nonna entrò, come sempre senza bussare. - Arrivo. – Si alzò e seguì la nonna verso la cucina. Al suo posto c'era già un piattino con una fetta di torta e un bicchiere di limonata. – Messo così sembra quando cercavi di consolarmi da piccolo. – Stiles sorrise al ricordo di lui che piangeva per qualcosa che lo aveva ferito. - Sembra che tu abbia bisogno ancora di queste cose, il lavoro di una nonna non finisce mai. – Disse l'anziana, mentre guardava il nipote mangiare la torta. - È così evidente che ho bisogno della torta? – Ora guardava il dolce e lo stuzzicava con la forchetta. – Che cosa accadrebbe se seguissi una persona che non ho incontrato al ballo e che non ho sognato? – - Potresti finire innamorato come i tuoi genitori. Tuo padre ha sognato la figlia della signora accanto, però ha sposato tua madre che era di Beacon Hills. – - Ma tu hai sempre detto che la leggenda era vera. – Era confuso. Era vera o non era vera? E da quando aveva iniziato a credere completamente a quella storia? - Può essere vera come non può esserlo. – La signora gli regalò un dolce sorriso al suo nipote. - Devo andare. – Come sempre la nonna aveva parlato come se sapesse più cose di lui e come sempre lo aveva aiutato ad aprire gli occhi. Era davanti all'enorme cancello nero della villa degli Hale e ancora non aveva idea su cosa dovesse fare e del perché si era messo a correre per andare lì. 
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI