Arrogante ed ingrato

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È passata ormai una settimana e non ce la faccio seriamente più, mi sembra di star impazzendo. Tutte le sere trovo dei biglietti macabri e terrificanti in camera mia e, dopo averli letti, scompaiono nel nulla, come se non fossero mai esistiti. Non importa dove li nascondo, nell’armadio, in qualche cassetto o dentro qualche libro, quando li vado a cercare semplicemente non li trovo più. Dormo sempre meno a causa dei continui incubi e, come se non bastasse, quando mi sveglio trovo dei segni sul mio corpo, come se qualcuno mi afferrasse per davvero con una stretta d’acciaio. Ho provato anche a mostrarli a mia madre, ma scompaiono prima che lei possa vederli, come i biglietti scritti con il sangue. Sono stanchissima, faccio fatica a tenere gli occhi aperti e per il minimo rumore salto per lo spavento, non riesco ad andare avanti così. Sto crollando, sto andando inesorabilmente in pezzi. Tutta questa situazione mi sta devastando ed ormai non sono nemmeno più tanto convinta che non sia solo frutto della mia testa. Sto davvero impazzendo? Mi sto immaginando tutto? Perché i biglietti ed i lividi sul mio corpo scompaiono prima che io possa mostrarli a chiunque altro? Forse sono veramente uscita di testa a giudicare da come Roxy e mia madre hanno iniziato a guardarmi ultimamente. E questa sarebbe la migliore delle ipotesi, perché se c'è veramente qualcosa di reale in quello che mi sta accadendo... Quegli occhi rossi, quei biglietti, i segni sul mio corpo... Se fosse vero, dietro a tutto ciò dovrebbe esserci qualcuno, un mostro, ed io sarei la sua vittima. Mi sento come un animale da macello sotto lo sguardo attento del proprio assassino, il quale aspetta solo il momento giusto per fare la sua mossa ed uccidermi. Sono spaventata ed inerme, fragile ed indifesa, non so cosa fare e non so cosa posso fare, non so nemmeno con chi o cosa ho a che fare. Ormai le due persone a cui tengo di più mi hanno scambiata per una pazza con le allucinazioni, come posso chiedere aiuto? A chi posso chiedere aiuto? Probabilmente chiunque mi scambierebbe per una folle, ed avrebbe ragione, mi sto comportando come tale. Durante la notte urlo, sono in uno stato pietoso, tremo sempre dalla paura, mi guardo intorno con diffidenza e terrore, ho iniziato anche a parlare da sola... Come posso andare avanti così? Sbuffo e mi siedo al mio banco. Sento le palpebre pesantissime e potrei addormentarmi da un momento all'altro. -Ciao Astrid!- esclama allegra la mia vicina, Samantha, la quale sembra sempre meno la bambina spaesata e spaventata del primo giorno in cui l’ho incontrata. Sembra anzi allegra e spensierata, come se nessun problema la affliggesse, pare sempre contenta, come una bambina che gioca ai giardinetti con i suoi migliori amici, perennemente immersa in un mondo idilliaco. -Sam, compiti. Non ho voglia di essere richiamato ancora da quella megera.- dice Damien seduto dietro di noi e Samantha sospira, passandogli un quaderno. Io mi volto e guardo Damien, probabilmente piuttosto male considerando che lui ricambia aggrottando le sopracciglia, ma direi che è comprensibile dato che sono parecchio suscettibile da quando dormo così poco e male. -Che cosa vuoi?- mi domanda brusco. -Ti fai fare i compiti da Samantha? Non sai scrivere o sei forse analfabeta?- gli domando io, inacidita, e lui alza le spalle con noncuranza, senza nemmeno rispondermi. -Non potresti almeno essere più gentile con lei? Ti sta facendo un favore, sai?- chiedo irritata. Mi infastidiscono le persone che si comportano da ingrate e che trattano tutti a pesci in faccia, come se fossero superiori. E Damien, al momento, mi sta davvero dando sui nervi. -Non potresti farti semplicemente i cazzi tuoi?- sibila a denti stretti, linciandomi con lo sguardo. Più tempo passa e più lo trovo antipatico ed insopportabile. Adesso capisco perché il mio cervello mi diceva di stargli alla larga, la sua presenza mette costantemente a dura prova la mia pazienza. Sto per ribattete, ma Samantha mi blocca:-Astrid, non fa nulla. Non ti preoccupare. Sposto la mia attenzione su di lei, mi sorride dolcemente ed io, sbuffando, mi stendo sul banco utilizzando le mie braccia come cuscino. Questa ragazza è fin troppo gentile, io al posto suo avrei già dato di matto. Come minimo, a quello scemo, avrei ficcato due dita negli occhi e poi gli avrei lanciato addosso ogni oggetto a portata di mano. Okay... forse non sarei stata così esagerata, ma la mia carenza di sonno mi sta rendendo piuttosto aggressiva. -Ragazzi, intanto che gli assenti dell’ultima volta recuperano la verifica, vi dividerete a gruppi e farete gli esercizi che vi scriverò ora alla lavagna.- dice d'un tratto la professoressa di fisica interrompendo il flusso confuso dei miei pensieri. Oh no, spero sia più originale del solito nel dividere a gruppi, altrimenti... Ma quando è entrata la prof? Mentre parlavo con Damien? Sono così distratta che nemmeno me ne sono accorta. -Astrid e Samantha girate i banchi, voi andate bene in gruppo con Damien e Sebastian.- ci dice la prof mentre passa poi a suddividere il resto della classe in gruppi da tre o da quattro. Grandioso... Ogni tanto non può essere un po' più originale e magari farci estrarre a sorte i componenti di ogni gruppo? Come minimo, però, anche in questo modo sarei finita in gruppo con loro, data la mia solita fortuna... Io e Samantha ci alziamo per spostare i banchi, così come i nostri compagni, mentre la prof si concentra sui tre alunni che ha spostato davanti alla cattedra ed a cui sta distribuendo il testo della verifica. Io e la castana, una volta pronte iniziamo subito il compito assegnatoci, ma noto subito che Damien e Sebastian rimangono immobili a farsi i fatti propri, le braccia incrociate ed un’espressione assente. -Scusate, fatemi capire, avete intenzione di fare qualcosa o no?- domando irritata. Sebastian porta la sua attenzione su di me e mi squadra con aria di superiorità, facendo aumentare esponenzialmente la mia irritazione. -Pensavo fossi abbastanza intelligente da capire l'ovvio, ma a quanto pare il tuo già piccolo cervello ha fatto i bagagli e se ne è andato in una vacanza molto prolungata.- risponde Sebastian inespressivo guardandomi con i suoi occhi scuri, profondi e penetranti. -Come ti permetti, razza di somaro!?- sibilo io con il viso paonazzo. -Qualche problema ragazzi?- interviene la prof osservandoci con sguardo severo e le braccia incrociate per aver disturbato. -No, assolutamente no.- risponde Samantha sorridendo imbarazzata e, quando la prof non ci osserva più, aggiunge con un filo di voce:-Astrid, basta. Ignorali. -Spero tu stia scherzando! Non è giusto che facciamo tutto noi, si chiama lavoro di gruppo per una ragione.- rispondo guardando male i due ragazzi di fronte a me. -Certo che hai una gran bella faccia tosta, sei più sfrontata di quanto credessi. Dovresti trattarci meglio, è nel tuo interesse.- commenta Damien divertito lanciandomi uno sguardo di sfida. Nel mio interesse? Come no! -Ah, sì? A me risulta che voi siate solo due egocentrici, egoisti, viziati ed approfittatori, non ho intenzione di accontentarvi.- sbotto io sempre più infastidita, questa volta cercando però di mantenere un tono di voce basso per evitare di attirare nuovamente l’attenzione della prof. -Ehm... Astrid? Ti prego...- sussurra Samantha con tono supplichevole. -Ma...- cerco di oppormi e lei mi interrompe con decisione:-No, ti prego. Non è necessario insistere, va bene così, farò io la loro parte, in tal modo tu non dovrai fare nulla di più. Ha uno sguardo implorante e da cucciolo bastonato ed io, ancora una volta, non riesco in nessun modo a dirle di no, come se lei mi stesse controllando. Più la osservo e più sento l’irritazione scemare gradualmente, fino a quando sospiro e, chinandomi sul mio quaderno per riprendere a fare gli esercizi, borbotto:-D'accordo... -Hai un bel nome, Astrid. Chi l'ha scelto?- mi domanda Damien dopo diversi minuti ed io lo fulmino con lo sguardo. Cos’è ora tutta questa fissa per il mio nome? Prima Sebastian, ora lui. -Mio padre.- rispondo freddamente tornando a concentrarmi sul problema che stavo cercando di risolvere. Non mi piace pensare e men che meno parlare di lui, mi fa star male. Anche se ogni giorno penso che non mi importi più niente di lui, in realtà lo detesto per aver abbandonato me e mia madre. Anzi no, non lo detesto. Provo solo una gran pena per lui. Abbandonare una donna incinta... deve essere proprio un mostro e prima o poi io so che se ne pentirà. O almeno lo spero... -Davvero? Com'è tuo padre?- insiste lui con una curiosità che mi suona abbastanza fasulla. E adesso che cosa vuole? Fino a poco fa era indifferente ad ogni cosa ed ora si impiccia nella mia vita privata, davvero non lo capisco! -Devo fare gli esercizi e se tu non vuoi farli, almeno fatti gli affaracci tuoi e lasciami in pace.- ribatto a denti stretti per evitare di riprendere a discutere, con queste due teste dure tanto non serve a nulla. -Stai calma, non c’è bisogno di essere così aggressive. Dovresti fare qualcosa per la gestione della rabbia.- mi stuzzica ancora Damien. Sto per replicare che sono lui ed il suo amichetto corvino ad avere un enorme talento nell’innervosirmi, ma ancora una volta Samantha interviene:-Astrid, lascia perdere, non ne vale la pena. Io sbuffo e, senza dire altro, faccio come dice. Quando suona la campanella mi alzo per uscire, ma Samantha mi blocca. Direi che oggi non è proprio giornata. Mi fa cenno di sedermi e, quando la classe si svuota, sospira:-Non ascoltare Damien e Sebastian, e nemmeno Shawn. Succederebbero solo dei casini, lasciali fare e non opporti, ignorali o al più limitati ad assecondarli. -Come, scusa?! Se tu vuoi stare calma a subire fai con comodo, ma io non sono come te, non riesco a mordermi la lingua e fare la brava quando fanno di tutto per farmi perdere la pazienza.- ribatto io innervosendomi al solo pensiero delle loro facce di bronzo. Potrei anche essere irritabile per via delle notti insonne, ma non sopporto la gente che vuole calpestarmi. Non ho intenzione di far tornare le cose come due anni fa, quando venivo presa di mira da insulti e prese in giro, ci sono stata molto male, ma quando ho iniziato a ribellarmi con l’aiuto di Roxy e di mia madre, ne sono uscita e di certo non voglio tornare allo stesso punto di prima. -Astrid, è per... La interrompo bruscamente, non volendo che mi faccia di nuovo cambiare idea:-Samantha, lasciami stare. Mi giro di spalle per non farmi impietosire dai suoi luminosi occhioni ed esco dall'aula irritata. I nuovi arrivati non li tollero proprio ed ancora non ho avuto molto a che fare con Shawn! Sicuramente, se è come i suoi amichetti, sarà un’altra persona che non sopporterò. Esco dall'edificio immersa nei miei pensieri, ma ben presto la mia attenzione viene attirata da strani e sospetti lamenti di dolore. E ora che cosa sta succedendo? Ascolto attentamente e mi dirigo verso la provenienza di quei rumori. Mi schiaccio contro il muro della scuola e, giunta all'angolo, osservo dall'altro lato che cosa sta accadendo. La prima cosa che noto, è che Damien è steso a terra, agonizzante. Ha un profondo taglio sul braccio sinistro ed uno sul petto, da cui esce parecchio sangue. Al suo fianco, in piedi, c'è Sebastian che lo squadra dall’alto in basso. Non interviene, non lo aiuta, resta semplicemente fermo a guardarlo, indifferente. Io trattengo il fiato con gli occhi spalancati mentre dentro di me si fa largo un pensiero agghiacciante, che sia stato lui a ferire Damien? Quindi è realmente pericoloso? Non ero solo io ad essere paranoica. -Se parli un'altra volta te la caverai con molto peggio, idiota.- dice il corvino alzando un piede e facendo pressione sulla ferita sul petto di Damien. Io rimango immobile, terrorizzata, mentre sento dei gemiti di dolore provenire dal ragazzo a terra, il quale non reagisce. Che cosa diamine sta accadendo? -Chiaro?- domanda il carnefice, premendo con tutto il suo peso sulla ferita di Damien. -Sì.- risponde a fatica Damien, sbarrando gli occhi e trattenendo il fiato. -Bene.- dice Sebastian, poi si volta e si allontana. Dopo qualche istante di esitazione, quando sono certa che il moro non sia più nei paraggi, corro verso Damien, ancora a terra. Lo osservo con attenzione. Respira affannosamente, ha del sangue coagulato sopra il sopracciglio e sulla guancia destra, ma sul suo viso non c'è alcuna ferita. Mi inginocchio al suo fianco, pronta ad aiutarlo, ma lui mi lincia con lo sguardo e, con disprezzo, sibila:-Vattene, non ho bisogno di te e della tua compassione. Me la so cavare benissimo da solo, vai a fare l’infermierina per qualcun altro. -Ma ti sei visto? E poi, Signor me la so cavare benissimo da solo, le hai appena prese da quell’idiota senza muovere un dito, sei forse impazzito? Perché non hai reagito? Guarda come ti ha conciato! -Non ho bisogno di te.- ribatte il cocciuto. Indignata dal suo atteggiamento mi alzo e faccio per andarmene, che si lecchi le ferite da solo se proprio ci tiene! Non riesco nemmeno a fare qualche passo che subito mi inginocchio nuovamente al suo fianco. Non posso abbandonarlo così! Sarebbe estremamente crudele da parte mia, nonostante lui abbia fatto di tutto per rendersi insopportabile. -Va'!- urla lui, ma poi fa subito una smorfia di dolore e si porta la mano non ferita al petto. -No. Ti aiuto, razza di stupido.- rispondo osservando preoccupata le sue ferite. Il sangue continua ad uscire, tingendogli la maglia e la felpa di rosso e lui non sembra avere una bella cera, credo sia più grave di quanto voglia dare a vedere. -Devo chiamare un'ambulanza!- esclamo preoccupata, ma poi mi ricordo che mia madre mi ha sequestrato il cellulare e che ce l'ha ancora lei. Diamine, che tempismo! -No, non mi serve. Devo solo... devo solo raggiungere un posto... E riposarmi.- dice in un sussurro mentre si mette a sedere a fatica e si appoggia con la schiena al muro alle sue spalle. Io lo guardo allibita, incredula che riesca a muoversi. Al suo posto, sarei in lacrime ed urlerei per il dolore, sarei addirittura capace di fare testamento. Interrompo bruscamente i miei pensieri e mi tolgo subito la giacca e la felpa, rimanendo solo con la camicia azzurra che ho ripescato dal fondo del mio armadio questa mattina. Nei film solitamente in momenti del genere fanno vedere i protagonisti che si strappano pezzi di magliette, felpe e bla bla bla... Diciamo che io sono una povera sfigata, perché non sono abbastanza forte da riuscirci. E comunque, i vestiti non si strappano mai quando vogliamo, ma sempre nei momenti meno opportuni. È un classico. Torno con la mente al presente e cerco di avvolgere e stringere la felpa intorno alla ferita sul suo petto, dovrebbe essere un buon modo per bloccare la fuoriuscita di sangue e comunque, non c’è nient’altro che posso fare. -Vado a chiamare aiuto, aspetta un attimo.- dico mentre mi alzo, ma lui mi blocca saldamente un caviglia con la sua mano:-Ma cosa...? Lui mi interrompe:-Non chiamare nessuno, se vuoi davvero renderti utile aiutami a camminare... -Io... Sei sicuro? Secondo me dovresti farti medicare da qualcuno, la tua ferita sul petto sembra grave...- sussurro io meditando sul da farsi. -Sei forse un dottore? Non è così grave come sembra.- sbuffa lui roteando gli occhi al cielo. -Nemmeno tu sei un medico.- asserisco io incrociando le braccia al petto:-E se hai bisogno di aiuto per camminare significa che non è da prendere alla leggera. Damien sbuffa e scuote la testa:-Lascia perdere, mi arrangio, ce la faccio benissimo. Appena prova ad alzarsi appoggiandosi al muro, noto il suo volto contrarsi in una smorfia di dolore e subito mi avvicino, sorreggendolo dal suo braccio sano e facendo in modo che si sorregga a me. -Se le tue condizioni peggiorano e inizi a stare davvero male, io corro subito a chiamare aiuto. Niente “ma”, sono stata abbastanza chiara?- borbotto arrendendomi e potrei giurare di aver visto un abbozzo di sorriso comparire sulle sue labbra. Damien mi cinge le spalle con il braccio e poi mi indica una strada isolata e deserta. È un vantaggio il fatto che nessuno possa vederci, altrimenti rischieremmo di attirare l'attenzione visto che siamo entrambi sporchi di sangue. Alla fine anch'io mi sono sporcata con il suo sangue e temo già la reazione di mia madre quando mi vedrà... Comunque sia ho anche paura ad essere così isolata. E se arrivasse Sebastian? È pericolo, ormai è certo, basta vedere come ha ridotto un suo amico. Forse dovremmo denunciarlo, ma ne parlerò dopo con Damien, non mi sembra il caso di iniziare a discuterne adesso. -Aspetta un momento... tu prendi il pullman con me e mi hai detto che abiti nella zona dove c'è casa mia? Perché stiamo andando da questa parte?- domando mentre il dubbio si impadronisce di me. Lui scuote la testa:-Lì abitano Sebastian e Shawn, a volte sto con loro, ma non sempre. Preferisco stare a zonzo per i fatti miei. Tra noi cala il silenzio ed io mi faccio guidare lungo una stradina malmessa e piena di sterpaglie e rami caduti dalle indicazioni di Damien, le quali ci portano ad addentrarci sempre più nel boschetto che c’è dietro la scuola. Dopo diversi minuti arriviamo davanti ad una vecchia casa in legno deserta che sembrerebbe disabitata. L'intonaco in certi punti è caduto, tante finestre sono rotte e sembra che il tetto possa crollare da un momento all'altro. E, come se ciò non bastasse, il bosco la circonda, rendendo lo scenario ancora più lugubre. -Tu vieni davvero a passare il tuo tempo qui?- domando allibita sgranando gli occhi. -Zitta e cammina.- mi rimprovera lui innervosito e, se non fosse ferito, lo prenderei volentieri a calci per il tono che ha usato. Lo accompagno all'interno dell'abitazione attraverso una porta in legno scardinata e lui mi lascia sola, zoppicando verso una stanza. Io rimango immobile sulla soglia, con le orecchie tese per capire se Damien ha bisogno del mio aiuto. Mi guardo intorno, il pavimento di legno scricchiola ad ogni passo e l'abitazione è praticamente priva di qualsiasi mobile. C'è un tavolo con due sedie e una piccola cucina con qualche mobiletto, tutto rotto o danneggiato. Poi c'è una scala vecchia e pericolante che porta al piano superiore e, quando sto per salire per curiosare, Damien esce dalla stanza in cui era entrato. Si è cambiato, ha tolto gli abiti sporchi di sangue e si è fasciato il braccio e, penso, anche la ferita sul petto. -Sei ancora qui?- mi domanda con freddezza ed io inarco un sopracciglio. Ma un po' di riconoscenza no, eh? -Oh, mi scusi!- sbotto irritata:-Noto che ti sei ripreso presto. Ed io che ero pure preoccupata! -Non te l'ho chiesto io di preoccuparti, te l'ho già detto che so cavarmela da solo.- risponde impassibile. -Comunque dovremmo chiamare la polizia e sporgere denuncia. E se ti ferisse ancora? E se facesse del male a qualcun altro?- cambio discorso, ora preoccupata e spaventata:-È pericoloso. Senza che me ne accorga, però, mi ritrovo Damien a pochi centimetri dal viso che mi fissa minaccioso, perforandomi con i suoi occhi profondi. Considerando che fino a poco fa faceva fatica a camminare, si è mosso piuttosto velocemente. -Ti consiglio vivamente di tenere il becco chiuso se non vuoi essere la prossima.- sibila lui ed io deglutisco rumorosamente, indietreggiando intimorita dalla sua figura imponente. -Vorrei solo evitare che a qualcuno sia fatto del male!- esclamo cercando di celare la paura che mi incute:-Dovrebbe interessare anche a te, potrebbe aggredirti di nuovo! Lui scoppia a ridere, ma la sua risata è forzata e priva di umorismo:-Non funzionerebbe! Sei solo una stupida, non parlare quando non conosci i fatti. Me lo sono meritato, la mia è stata una punizione giusta. -Cosa intendi con dire? Come puoi esseri meritato un pestaggio? E qualunque sia la ragione, lui non ha alcun diritto di fare una cosa simile, lo vuoi capire?- insisto io. -Ti conviene farti i fatti tuoi, meno ti impicci e più tiri avanti. Quello che mi è accaduto sono solo affari miei.- mi risponde lui digrignando i denti spazientito. Quanto è cocciuto? Mi sembra di avere una parete di mattoni davanti a me piuttosto che una persona! -Sei... sei incredibile!- esclamo esasperata e frustrata non riuscendo a trovare una parola adatta a descriverlo e lui scoppia a ridere. Se mia madre fosse qui, uno così lo avrebbe... E la realtà mi colpisce in faccia come uno schiaffo. -Che ore sono?!- domando improvvisamente preoccupata. -Circa le due e mezza.- risponde tornando serio e guardandomi perplesso con la fronte corrugata. -Ho perso il pullman! Mia madre mi uccide, poco ma sicuro!- inizio ad urlare io in preda al panico, non ho nemmeno il cellulare per avvertirla. È la fine. -Quando passa il prossimo pullman? -Alle 15.20...- replico rassegnata ad un’altra strigliata. -Usa uno di quegli aggeggi ed avvisa tua madre che tardi, no?- dice con un’alzata di spalle. -Grazie, sei di grande aiuto, meno male che me lo hai detto! Lo avrei già fatto se non fosse per il fatto che mia madre me l'ha sequestrato! E vorrei informarti che si chiama cellulare, non aggeggio.- sbuffo, come diamine è possibile che abbia la mia età? Mi ricorda più un nonno in questo momento. Scruto Damien con attenzione, effettivamente sembrerebbe stare molto meglio, ha anche un colorito meno cadaverico di prima. Anzi, pare quasi che non abbia nemmeno una ferita e che sia in piena forma, com’è possibile? Ero così sicura che avesse bisogno almeno di farsi mettere qualche punto, invece... L'importante è che stia meglio, anche se ancora non ho ben chiara la situazione. Perché Sebastian lo ha ferito? E perché Damien è convinto di esserselo meritato? -Ti vuoi muovere a raggiungere la fermata del pullman? Tanto non mi servi più, mi sei solo di intralcio. E sei anche fastidiosa.- dice facendomi cenno con la mano di andarmene. Io roteo gli occhi al cielo, gran bella gratitudine! Mi volto indispettita ed esco a passo svelto dall'edificio abbandonato. E poi perché mai si è trovato come rifugio un simile posto? Sembra uscito da un romando dell’orrore! Ha davvero intenzione di passare la notte in un posto così isolato e trasandato? Proprio non lo capisco! Nonostante non voglia, durante tutto il percorso a ritroso non riesco a togliermi dalla testa Damien, cosa che mi fa innervosire ancora di più. Quando finalmente raggiungo il piazzale della scuola, mi siedo a terra in attesa del prossimo autobus per rientrare a casa. Se mi fossi fatta gli affaracci miei ora sarei a casa a pranzare e mia madre probabilmente non sarebbe furibonda con me. Ma no, dovevo aiutare quell'ingrato! E la cosa peggiore tra tutte è che alla fine aveva ragione lui, il maledetto, perché le sue ferite non erano così gravi come sembravano... Anche se ero così sicura che avesse bisogno di una medicazione come si deve... -Come mai ancora qui?- domanda qualcuno alle mie spalle ed io mi giro per assicurarmi che non stia parlando con me. Eh no, sta parlando proprio con me... -Ho perso il pullman per aiutare un idiota...- borbotto io rigirandomi a guardare l’asfalto di fronte a me. Shawn si siede accanto a me con uno stupidissimo sorrisetto ed io non riesco a trattenermi dallo sbuffare. -Ah, ma davvero... E chi sarebbe il fortunato?- domanda divertito. -Damien.- replico incrociando il suo sguardo e per un attimo rimango incantata da quegli splendidi smeraldi che ha al posto degli occhi. Lui scoppia a ridere, interrompendo il contatto visivo:-E ti ha abbandonata qui tutta sola soletta? Gesto poco galante. -No, me ne sono andata di mia spontanea volontà perché è un'idiota e di galante, te lo assicuro, ha ben poco.- borbotto appoggiando il gomito sul ginocchio ed il mento sul palmo della mano. -So un modo per far passare il tempo più rapidamente...- dice con tono provocante e sguardo malizioso. Lo guardo un attimo perplessa e, quando capisco ciò che intende, sento il viso andare in fiamme. Quindi i nuovi arrivati sono: un pervertito, un violento ed un masochista menefreghista... Ottimo direi. -Sei matto? Ci conosciamo appena e stai uscendo con la mia amica e...- inizio a blaterare io, ma appena noto il suo sguardo divertito e la risata che sta cercando di trattenere mi interrompo:-Stavi scherzando, ovvio... Vero? Il rosso scoppia a ridere, una risata sonora e contagiosa:-Dovevi... dovevi proprio vedere la tua espressione! Impagabile! -Ah, ah... Molto divertente! Ora vuoi lasciarmi in pace?- domando ancora imbarazzata cercando in tutti i modi di evitare di guardarlo in faccia. Il rosso però mi circonda le spalle con un braccio e mi attira a sé, facendomi scontrare con il suo petto e vicino al mio orecchio sussurra:-Sicura di non voler far passare il tempo più velocemente? Mi allontano goffamente e, con il viso nuovamente in fiamme, esclamo:-Scordatelo! E smettila di uscirtene con frasi del genere! Anche perché uno come te non potrebbe mai interessarmi. -Ah sì? E perché mai? Non mi trovi nemmeno un po’ affascinante?- domanda imbronciandosi come un bambino a cui sono appena state sottratte le caramelle:-Così ferisci i miei sentimenti. -Non sei il mio tipo, troppo vanitoso. E ti vedi con la mia migliore amica. -In realtà ci stiamo solo conoscendo, io e la tua preziosa amichetta. Quindi non sono il tuo tipo per lealtà verso Roxy?- indaga lui scrutandomi con attenzione. -Te l’ho già detto, sei troppo vanitoso. Ed impiccione. Fortunatamente, prima che il rosso possa insistere, arriva il pullman ed io, sollevata, mi affretto a salire sul mezzo. Almeno finché, una volta seduta, non mi rendo conto che Shawn ha occupato il sedile accanto al mio. -Ma che cavolo...?! Fai sul serio? L’intero autobus e vuoto e ti devi per forza sedere accanto a me? Lui sorride compiaciuto:-Ma come? Non sei contenta che il tuo sogno sia diventato realtà? Io lo guardo con un sopracciglio inarcato:-Non sapevo che il mio sogno fosse di stare seduta su un pullman sporco e maleodorante. -Hey! Stavo parlando di me!- esclama lui fingendosi ferito, anche se in realtà è evidente il tono divertito nella sua voce. Shawn è così diverso da Sebastian e Damien, rispetto a loro lui sembra... un ragazzo normale, un ragazzo che fa battute stupide e a cui piace scherzare e chiacchierare. -Ma davvero? Io pensavo che il mio sogno fosse un altro.- replico dandogli corda mentre osservo il panorama fuori dal finestrino. Il sole brilla nel cielo, anche se c'è qualche nuvola grigia. Tutto il resto, gli alberi, le abitazioni, i cartelli... scorrono rapidi accanto al pullman, facendomi quasi credere che siano loro a muoversi anziché il mezzo. -E quale sarebbe questo sogno?- mi domanda il rosso improvvisamente serio. -Non saprei, devo ancora trovare il sogno che voglio realizzare.- rispondo voltandomi verso Shawn ed incrociando il suo sguardo. -Che pensiero profondo... Mi fai sembrare stupido se te ne esci con frasi del genere dopo tutte le cazzate che ho detto. -Hai tempo per rimediare, qual è il tuo sogno?- gli domando io ridacchiando. -Non essere ciò che sono. -E che cosa sei? -Un mostro.- risponde con lo sguardo ora perso nel vuoto e la testa su un altro pianeta. -Perché dici così?- domando stranita, mostro si addice più ad uno come Sebastian a parere mio. -Se te lo dicessi non dormiresti la notte.- risponde studiandomi con i suoi luminosi occhi. -Nessun problema, ormai mi sto abituando alle notti insonni.- lo sfido io. -Magari un'altra volta.- risponde abbozzando un sorriso ed io noto che siamo arrivati a destinazione. Scendiamo dal pullman ed io, testarda e curiosa come sono, vorrei convincerlo a darmi delle spiegazioni sulle sue parole, ma prima che possa aprire bocca è già sparito nel nulla. Come ha fatto ad andarsene in così poco tempo e senza che lo sentissi? Sospiro e mi dirigo verso casa, meglio non far attendere oltre mia madre. -Come mai sei così in ritardo? Dov'eri? Con chi eri? Perché non mi hai avvisata del ritardo?- inizia a tempestarmi di domande mia madre appena apro la porta d’ingresso. -Mamma, scusa, è che...- -Che cosa? Astrid, dimmi la verità. E quelle macchie rosse che hai addosso? Ti sei fatta male?- insiste mia madre, sempre più preoccupata. -Ho perso il pullman e... ehm, oggi abbiamo fatto uno stupido gioco ed i miei compagni mi hanno sporcata con della pittura, ma non ti preoccupare, leverò tutte le macchie.- le rispondo io, probabilmente se le dicessi la verità darebbe di matto ed io non voglio farla preoccupare più del necessario. Questa comunque è una mezza verità, ho veramente perso il pullman. -E come mai hai perso il pullman?- mi domanda studiandomi attentamente, pronta a captare ogni minimo dettaglio. -Io...- cerco di trovare una scusa, ma il mio cervello lavora troppo lentamente. -Astrid, ma che cosa mi combini? Ora devo anche venire a prenderti come quando avevi cinque anni?- mi domanda mia madre sospirando per poi sparire in cucina parlando da sola. Non mi piace mentire a mia madre e men che meno litigarci, vorrei solo che le cose tornassero come prima, quando ancora non mi considerava una pazza allucinata e non mi tempestava di domande su ogni minima cosa. Trascinando i piedi mi dirigo in camera mia per cambiarmi e, non appena entro nella mia stanza, trovo la finestra aperta e l’ennesimo biglietto. Ormai questa è diventata la mia nuova routine, che mi piaccia o meno.
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