-Ti prego! Hai già proibito ad Astrid di usare il cellulare e di uscire, non puoi anche impedirle di far rimanere a dormire una sua amica! La sua migliore amica! Dai, ti prego!- Roxy continua a supplicare ininterrottamente mia madre, facendo gli occhi da cucciolo bastonato mentre io la osservo incredula. Era davvero questa la sua splendida idea? Pregare mia madre fino all’esasperazione? Tutto sommato, però, pare che stia funzionando dato che vedo che mia madre cedere lentamente. Forse abbiamo qualche possibilità di successo.
-Va bene, va bene! Ma questa è l'unica volta, okay? Poi, finché Astrid sarà in punizione, non ti fermerai più qui a dormire.- cede alla fine mia madre con un sorriso condiscendente e roteando gli occhi al cielo.
All'istante io e la mia amica esultiamo dandoci il cinque e poi corriamo in camera mia prima che possa anche solo pensare di cambiare idea. A quanto pare, le strategie più banali e semplici funzionano.
-Ora, amica mia, dobbiamo prepararci per questa notte.- Roxy si siede sul mio letto e mi guarda seria con le braccia incrociate al petto:-Dobbiamo elaborare un piano e scoprire chi ti sta dando il tormento. O che cosa. Non so davvero quale delle due opzioni sia la peggiore.
Ora sono sempre più sicura che sia meglio lasciare tutto così com'è, ignorare qualunque cosa stia succedendo e continuare con la nostra vita. Non sono mai stata una gran temeraria e mai lo sarò, la sola idea di affrontare chiunque si celi dietro quegli occhi rossi e scintillanti mi fa tremare le ginocchia, ma al tempo stesso mi rendo conto che se anche lasciassi perdere, la situazione non potrebbe far altro che peggiorare.
-Che cosa pensi di fare?- le domando io.
-Stavo pensando... Quando appariranno ancora quegli occhi rossi fuori dalla finestra, tu userai una torcia per illuminare l’esterno ed io scatterò una foto al responsabile, okay? Documenterò tutto, anche il biglietto. Se si tratta solo di uno stupido scherzo per metterti paura, gliela faremo pagare al responsabile... Altrimenti correremo dritte dalla polizia e non potranno dirci di esserci inventate tutto se mostreremo loro delle prove.- dice la ragazza molto sicura del suo piano, come se ci avesse pensato per diverse ore, cosa che potrebbe anche aver fatto, ma io sono ugualmente scettica.
E se venissimo attaccate? Anche se riuscissimo a scattare una foto al volto del responsabile, questi potrebbe anche decidere di farci del male per chiuderci la bocca e noi saremmo senza protezione. O forse sono solo io che sto correndo troppo con la fantasia... Non so davvero che cosa pensare e non so quanto devo preoccuparmi. Quanto è effettivamente grande questa minaccia? Le nostre vite sono forse in pericolo?
Agendo come ha pianificato Roxy, forse potremmo far agitare chiunque mi stia tormentando e spingerlo a farci del male.
E mentre la mia mente è affollata da ipotesi e scenari sempre più spaventosi, sento formarmisi un nodo in gola e lo stomaco sottosopra.
-Buonanotte!- esclamiamo all'unisono io e Roxy dopo aver sparecchiato la tavola e, senza nemmeno attendere una risposta da mia madre, corriamo in camera mia.
Giunte davanti alla porta sento il mio cuore martellarmi nel petto con sempre più forze, quasi volesse rompere la cassa toracica e scappare. Il mio cuore è decisamente molto più saggio di me.
-Pronta?- mi domanda Roxy afferrando la maniglia e stringendola con forza, i suoi occhi decisi fissi nei miei.
No, certo che no! Voglio andarmene il più lontano possibile e nascondermi dentro un armadio come facevo da bambina dopo aver visto un film che mi spaventava. Ignoro la mia vocina interiore ed annuisco. Roxy spalanca la porta e accende immediatamente la luce.
Finestra aperta. Biglietto sul letto. Di nuovo, tutto uguale alle sere precedenti. Roxy, senza alcuna esitazione, si avvicina alla scrivania, ed afferra il biglietto, leggendolo a voce alta:-Piccolo angioletto, mi sembri sempre più irrequieta e spaventata. Potrai circondarti di tutte le persone che vuoi, ma non sarai mai al sicuro come vorresti. Non illuderti, non mi sfuggirai.
-Ma... ma... sembra sangue!- esclama la mia amica con gli occhi spaventati, facendo cadere a terra il foglio ma prima che una di noi possa raccoglierlo per fotografarlo come da programma, questo sparisce nel nulla, facendo sobbalzare entrambe.
Roxy sbianca all'istante mentre mi guarda terrorizzata e incredula:-Non... non c’è nessuno che viene a prenderli per far sparire le prove... scompaiono da soli...
-Com’è possibile?- domando con un filo di voce senza riuscire a trovare alcuna spiegazione razionale.
-Astrid...- mi chiama Roxy con un filo di voce, anche lei spaventata quanto me. Entrambe spostiamo contemporaneamente lo sguardo sulla finestra aperta, un paio di occhi rossi come rubini sono puntati su di me. Mi guardano, sono maligni e divertiti, attenti a non perdersi un singolo movimento, come un cacciatore che attende il momento più propizio per attaccare la propria preda.
-Roxy, andiamocene subito!- esclamo prendendo il braccio della mia amica, ma prima ancora che io abbia il tempo da fare un solo passo, sento il rumore di vetri che vanno in frantumi e la luce si spegne, facendo calare il buio nella stanza.
Io e Roxy rimaniamo immobili, pietrificate dalla paura ed attente al benché minimo rumore. Stringo la presa sul suo braccio e sento che, come me, trema come una foglia.
Sposto il mio sguardo verso la finestra, da cui proviene la flebile luce della luna, non sufficiente a rendere visibile ciò che ci circonda.
D'un tratto Roxy grida e, qualcosa o qualcuno, la allontana con la forza da me facendomi perdere la presa sul suo braccio.
-Roxy?- sussurro io:-Roxy, dove sei?
Indietreggio lentamente verso la porta e vado a sbattere con la schiena contro a qualcosa di solido. Confusa, provo a toccarlo con le mani e sento chiaramente che è il petto muscoloso di qualcuno. Cerco subito di allontanarmi, ma due forti braccia mi cingono la vita, bloccandomi.
Subito mi metto ad urlare e a dimenarmi come una pazza. Dov'è Roxy? Chi è che mi sta bloccando? È il proprietario degli occhi rossi? E dov'è mia madre? Con tutto questo trambusto perché non viene a controllare?
-Shh... Angioletto, stai tranquilla. Mi prenderò cura di te, prometto che non ti accadrà nulla di troppo spiacevole.- sussurra al mio orecchio e con uno scatto fulmineo mi carica in spalla, come se fossi un sacco di patate.
Quella voce... Ed il nomignolo, angioletto... Metto insieme i pezzi, i miei sospetti sembrano ormai sempre più fondati.
Urlo ed inizio al contempo a scalciare e sferrare pugni alla cieca, ma la persona che mi tiene ha una presa ferrea e sembra fatto di pietra. Il mio aguzzino inizia a camminare e, con un balzo, esce dalla finestra.
Forse, quando cadremo a terra, avrò una possibilità per liberarmi e scappare... Ma in una frazione di secondo, i piedi del mio assalitore toccano il suolo e lui rimane in piedi, senza allentare la presa su di me e cadere. Com’è possibile atterrare in piedi saltando dal primo piano con una persona in spalla?
Devo escogitare qualcos’altro e alla svelta, ma che cosa?! Sono nei guai fino al collo, non so dove mi stia portando e non so che fine abbiano fatto Roxy e mia madre! Forse è successo loro qualcosa? E se... se fossero ferite o peggio?
Dannazione, forse sarebbe stato meglio se mi fossi realmente immaginata tutto, se nulla di tutto ciò fosse stato reale.
-Chi sei?- domando al limite mentre il mio aguzzino continua a camminare verso la boscaglia che c’è oltre il giardino di casa mia.
-Non lo hai ancora capito? Pensavo fossi più sveglia di così, ma a quanto pare ti ho sopravvalutata.- mi risponde mentre si addentra con passo rapido dentro il bosco, nell’oscurità più totale.
Sì, l'ho capito, la sua voce è impossibile da non riconoscere, ma volevo solo avere una conferma diretta. Non voglio crederci, è questo il problema, tutta la situazione è eccessivamente assurda, a tal punto che per un istante nella mia testa balena l'idea che possa essere tutto davvero frutto della mia fantasia. Com’è possibile che qualcuno, che un ragazzo, si spinga a tanto? E per quale motivo?
-Sebastian?- domando alla fine io con un filo di voce.
-Esatto, mio piccolo angioletto ingenuo.- dice aumentando la velocità della corsa. Gli alberi scorrono rapidi accanto a noi ed io non posso credere che riesca ad andare così veloce con me in spalla, che razza di forza ha? È almeno umano?
Prima che possa pensare a qualsiasi altra cosa Sebastian si ferma e mi butta a terra come se fossi un saccoe non una persona. Io ne approfitto ed inizio ad allontanarmi, ma le mie gambe non ne vogliono sapere di aiutarmi e mi ritrovo a trascinare il peso del mio corpo con i gomiti.
-Dove pensi di andare? Siamo in mezzo al bosco, al buio e non sai nemmeno da che parte sia casa tua.- dice Sebastian bloccandomi le caviglie per impedirmi di fuggire e dalla voce è evidente quanto questa situazione lo stia divertendo.
-Lontano da te. Ovunque, basta che sia lontano da te.- mormoro spaventata mentre cerco di liberarmi le caviglie dalla morsa d’acciaio delle sue mani.
Vedo il suo volto, illuminato da qualche raggio lunare che penetra dalle fitte fronde degli alberi e lo vedo sorridere. I suoi occhi sono rossi e brillanti, sembrano assetati di sangue e sofferenza e non posso non riconoscerli, sono gli stessi che vedevo tutte le sere fuori dalla finestra di camera mia.
È indubbiamente lui.
Il panico mi assale quando dalla sua bocca noto sporgere... dei canini bianchi e piuttosto appuntiti. Non è un umano, è impossibile per qualunque persona normale avere una forza ed una velocità simile alle sue, si tratta quindi di un vampiro? I vampiri esistono seriamente? È semplicemente assurdo, non posso crederci... Del resto però, tutta questa situazione è assurda. Questo non è il momento per certe riflessione, devo solo capire come scappare, ma come posso riuscirci? Anche se riuscissi a liberarmi della sua presa, non ho alcuna speranza di competere con la sua velocità, mi riacciufferebbe in un attimo.
-Esprimi un ultimo desiderio, angioletto.- dice con un sorriso sadico stampato in viso ed io prendo allora a scalciare con più forza, ma in vano.
Sento le lacrime scendere dai miei occhi lungo le guance, avrei dovuto chiamare subito la polizia, invece ho aspettato ed ora non posso fare più nulla, sono impotente. E Roxy e mia madre... anche loro sono state coinvolte a causa mia e non ho modo di sapere se almeno loro stanno bene.
Sebastian si avvicina pericolosamente a me ed io sento il mio cuore fermarsi. Sto per morire, di sicuro mi ucciderà e tra qualche giorno qualcuno troverà il mio cadavere rimasto sotto le intemperie, tutti penseranno che probabilmente qualche belva mi ha attaccata. Lui la passerà franca ed io morirò...
Non voglio morire. Non voglio lasciare mia madre e Roxy, non prima di essermi assicurata che stiano bene!
Serro gli occhi e mi schiaccio contro il terreno, come se questo potesse servire ad aumentare la distanza tra di noi. Sebastian è sopra di me e sento il suo fiato contro la pelle del mio volto, è sempre più vicino, solo qualche istante... D’un tratto, però, accade una cosa che non mi sarei mai aspettata. Sebastian viene sbalzato all'indietro, fino ad andare a sbattere con la schiena contro il tronco di un albero.
Che cosa è successo?
Una sagoma scura si avvicina a me e, in un gesto veloce, mi mette in spalla ed inizia a correre. E di nuovo mi sembra di rivivere i momenti in cui Sebastian mi ha portata via da casa mia, con la sola differenza che adesso non so chi sia il mio carnefice.
-Lasciami! Lasciami!- inizio ad urlare a squarciagola mentre lo prendo a pugni sulla schiena con quella poca forza che mi è rimasta. È anche lui un altro vampiro? Sembra forte e veloce quanto Sebastian... I guai per me non sono affatto finiti.
Dopo qualche istante chi mi sta trasportando si ferma e mi butta a terra, facendomi sbattere sul terreno con il sedere.
-Vuoi stare zitta?! Così gli rendi solo più facile seguirci!- ringhia con ferocia colui che mi ha liberata da Sebastian, avvicinandosi a me con fare minaccioso. Prima ancora di scorgere il suo volto però lo riconosco dalla voce, è Damien, non ci posso credere. Anche lui ha gli occhi rossi, dello stesso colore del sangue, ma a differenza di quelli di Sebastian sono meno brillanti e meno... assetati di sofferenza e morte.
Rimango sbigottita ad osservarlo. Quindi anche lui è un vampiro? Bene, ora cosa faccio? Non credo di poter scappare nemmeno da lui... E se volesse farmi del male anche lui? A quanto pare sono finita dalla padella alla brace, che lo voglia o meno per me è la fine.
-Ora stai zitta, altrimenti Sebastian ci troverà e prima ucciderà me, poi te.- dice facendo un respiro profondo per calmarsi, successivamente mi tende una mano per aiutarmi ad alzarmi.
-Co... cosa succede?- domando con un filo di voce, confusa e terrorizzata.
-Succede che ti sto salvando la vita, quindi vedi di alzare il tuo bel sedere da terra e di darti una mossa, non abbiamo molto tempo.- mi rimprovera scorbutico chinandosi verso di me ed afferrandomi un polso per poi farmi alzare di forza. La sua mano si sposa sul mio avambraccio che stringe con forza e poi inizia a camminare nel fitto bosco trascinandomi con sé.
-Non sembrerebbe vicino, forse lo abbiamo distanziato abbastanza...- mormora il ragazzo tra sé e sé, senza diminuire il passo ed io faccio fatica a stargli dietro senza incespicare nei miei stessi piedi o nelle radici che sporgono dal terreno.
Dove stiamo andando? Cosa sta succedendo? Sebastian e Damien sono quindi dei vampiri? Sono uno buono ed uno cattivo? Che cos’è successo a Roxy? E a mia madre? Mille domande mi affollano la testa ed io non ho alcuna risposta.
-Damien...- sussurro con un filo di voce, riprendendomi dallo stato confusionale mentre il mio cuore riprende a battere ad un ritmo più calmo. Non penso ancora di essere al sicuro, ma per il momento il ragazzo dai capelli bianchi non sembrerebbe volermi fare del male.
-Taci.- mi rimprovera all'istante senza nemmeno voltarsi.
-Damien...- lo chiamo ancora cadendo a terra in ginocchio, mentre scoppio in lacrime senza riuscire a controllarmi.
-Per la miseria! Non fare la frignona e muoviti se non vuoi morire. Oppure preferisci che ti abbandoni qui mentre Sebastian ti cerca per ucciderti?- sbotta irritato, ma io rimango immobile a fissarlo, mentre le lacrime sempre più copiose mi rigano le guance. I suoi occhi rossi sono fissi su di me, è arrabbiato, ma non capisco se con me, con il mio atteggiamento, con Sebastian o per tutto quanto.
Sbuffa e spazientito mi carica in spalla, ma stavolta non oppongo resistenza. Non ne ho la forza.
Dopo alcuni minuti di corsa si ferma ed entra in una vecchia casa abbandonata. La stessa in cui lo ho accompagnato quando Sebastian lo aveva ferito dietro la scuola.
Appena entriamo mi lascia cadere a terra ed il mio posteriore finisce contro le assi di legno del pavimento, le quali scricchiolano sotto il mio peso.
-Adesso smettila di frignare.- mi rimprovera seccato.
-Perché?- borbotto io asciugandomi le guance.
-Perché non ti sopporto più.- risponde irritato.
-Non quello. Perché mi hai aiutata?- domando ancora con un filo di voce. Ho ancora paura che scoppi a ridere e che mi dica che mi ha salvata da Sebastian solo per uccidermi lui stesso.
Mi lincia con lo sguardo, ma alla fine sospira e si siede a terra vicino a me, decisamente meno irritato e spazientito.
-L'ho fatto perché tu mi hai aiutato ed io odio avere dei debiti con gli altri.- mi risponde fissandomi con i suoi occhi penetranti, tornati ormai scuri come al solito:-Anche se non avevo bisogno del tuo aiuto.
-In questo caso... Ti ringrazio, senza di te sarei morta.- mormoro torturandomi le dita nervosamente. Non mi è ancora ben chiara tutta questa faccenda e non riesco a fidarmi completamente di Damien, ma se volesse davvero farmi del male credo che ormai lo avrebbe già fatto. Quindi ha veramente messo in gioco la sua vita per salvare la mia, anche se non è proprio un altruista di natura. Gli sono riconoscente, di certo più di quel che ammetto e più di quel che lui stesso crede.
-Ma davvero!- esclama ironico.
-Che cosa sei?- domando ancora ignorando il suo sarcasmo.
In risposta sbuffa e mi lancia un'occhiataccia:-Fai troppe domande.
-Sei un vampiro?- domando ancora io, approfittando di questa momentanea tranquillità per estorcergli quante più informazioni possibili.
Lui sospira e scuote la testa incredulo:-Perché è sempre la prima cosa che vi viene in mente? Pensate sempre e solo ai vampiri.
-Cosa intendi dire?
Come può non essere un vampiro? I canini, gli occhi di quel colore, la forza, la velocità... devono per forza essere dei vampiri, sembrano usciti da un libro sul soprannaturale.
-I vampiri non esistono, io sono un demone.- risponde lui scrutandomi di sottecchi per vedere la mia reazione. Io lo fisso a bocca aperta mentre le mie pupille si dilatano e le mie unghie affondano nei palmi delle mani.
-Che cosa c'è? Credi ai vampiri che non esistono e non credi ai demoni proprio quando te lo dice uno di loro?- mi domanda scuotendo la testa incredulo:-Sei assurda.
Non ha tutti i torti, però è così improvviso... Fino a qualche ora fa non avrei mai potuto credere all’esistenza di vampiri o demoni o qualsiasi altra creatura simile, eppure adesso non posso farne a meno, non dopo quello che ho visto.
Sospiro mi alzo da terra:-Si può accendere la luce o dobbiamo rimanere al buio per tutto il tempo?
Anche lui si alza e sparisce, per poi tornare con una candele accese.
-Non c'è l'elettricità.- dice porgendomela.
-Come fai a stare in un posto del genere? Niente luce e scommetto anche niente acqua corrente.- borbotto io.
-Vedo al buio molto meglio di te, non mi serve la luce di notte.- risponde andandosene in un'altra stanza. Subito lo seguo e, grazie alla candela, lo vedo seduto su una sedia di quella che sembrerebbe una vecchia cucina sgangherata, gli occhi fissi sull’esterno.
-Quali altre doti avete voi... demoni?- domando con titubanza, avvicinandomi di qualche passo. Lui alza lo sguardo e mi osserva in silenzio per diversi istanti, facendomi trasalire intimorita.
-Fai troppe domande, chiudi il becco. Sei fastidiosa.- risponde secco e mi irrito all'istante. Forse però è meglio che io stia calma e per una volta mi morda la lingua. Ho appena scoperto che è un demone e che è molto pericoloso, meglio non farlo arrabbiare.
-Mi porti a casa?- domando alla fine a bassa voce nella speranza di poter ritornare in un luogo familiare in cui mi sentirei molto più al sicuro, inoltre ora ho sempre più bisogno di scoprire come stanno mia madre e la mia migliore amica.
-Ci tieni ai tuoi cari?- mi domanda alzando un sopracciglio ed io annuisco senza esitazione.
-Bene, se non vuoi che vengano coinvolti, rimani qui, li metteresti solo in pericolo. Sebastian ti ha presa di mira, il tuo sangue ha un buon profumo e lui non è il tipo che ci va piano, anche se non dovremmo attirare l’attenzione a lui non importa.- mi risponde inespressivo.
-Il... il mio sangue? Di che cosa stai parlando?- domando confusa e lui mi lincia con lo sguardo:-Te l’ho già detto, chiudi il becco.
Subito faccio come mi dice e decido di sedermi a terra dall’altro lato della stanza rispetto al demone, la schiena contro il muro e la candela accesa stretta appoggiata accanto a me. Mi stringo le ginocchia al petto ed inizio a fissare un punto indistinto del pavimento. Devo trovare un modo per andarmene, non voglio restare qui, non voglio restare con lui.
-Cazzo!- esclama Damien alzandosi di scatto dalla sedia e spingendola indietro.
Si avvicina a me, spegne la candela calpestandola con un piede e poi mi afferra le braccia con forza tirandomi su di peso. Lo guardo sorpresa da questa mossa inattesa e vedo che è in allerta e forse anche preoccupato.
-Mi fai male...- mi lamento io, ma non mi ascolta e mi fa salire al piano di sopra della catapecchia in cui ci stiamo rifugiando. Una volta superate le scale, rotte e decisamente poco stabili, mi trascina in una stanza in fondo ad un corto corridoio e mi chiude dentro un armadio mezzo rotto in cui vi sono alcuni vestiti che riconosco come quelli di Damien.
-Sebastian si sta avvicinando, arriverà tra poco. Stai qui dentro e guai a te se fai un qualsiasi rumore. Cerca di mascherare le tue emozioni, altrimenti percepirà la tua presenza. Non aver paura, non essere in ansia, non agitarti... Per il resto lascia fare a me.- poi, senza aspettare una risposta, chiude l'armadio e si allontana. Lo sento uscire dalla stanza e scendere al piano di sotto, poi cala il silenzio.
Mi rannicchio nell’armadio e poggio le mani sulla bocca, non fidandomi di me stessa. Tendo le orecchie e rimango in attesa, dopo non so quanto tempo sento il tonfo di qualcosa che cade.
Come posso stare calma se so che la mia vita è in pericolo? Se so che potrei morire da un momento all'altro? Se so che una creatura mostruosa mi sta cercando ed è a pochi passi da me?
-Dimmi subito dove diamine è?!- urla Sebastian e dal suo tono di voce è evidente che è fuori di sé dall'ira. Damien è in pericolo, riuscirà davvero a cavarsela contro il corvino? L’ultima volta non mi è sembrato che gli sia andata molto bene.
-Non lo so, mi è scappata.- risponde impassibile il demone che mi sta aiutando. Come fa a non avere paura? Come fa a restare così calmo? Se sta simulando, è davvero un ottimo attore.
-Smettila di fare l'idiota, stai facendo troppo di testa tua, ricordati con chi hai a che fare. Dimmi subito dov'è.- ringhia Sebastian al limite della pazienza.
-Che c'è, ti sei fissato col sangue di un'insulsa umana? So benissimo con chi ho a che fare, sei caduto in basso.- lo schernisce Damien.
È forse impazzito? Già Sebastian è furioso, se poi si mette pure a provocarlo... Sono due demoni... Si possono uccidere a vicenda? Essendo demoni sono forse immortali? Oppure mi sbaglio? Ho il cervello nella confusione più totale, un mucchio di frammenti relativi a questo argomento turbinano nella mia testa. Ricordi vecchi e confusionari provenienti da lezioni a scuola o storielle lette sul web che spesso collidono tra di loro.
-Taci, ti sbagli!- sbotta Sebastian e poi sento dei forti tonfi, come di oggetti pesanti che cadono.
Forse potrei approfittare di questo momento di confusione e scappare... Però, se esco e mi vedono, sono sicuramente morta. Forse è meglio aspettare che finiscano di litigare, che Sebastian se ne vada, per poi distrarre Damien e fuggire. Meglio avere a che fare con uno solo piuttosto che con entrambi.
Dopo alcuni minuti cala il silenzio, li sento solo respirare affannosamente.
-Ti va sempre bene, idiota. Ma ricordati, non puoi fare nulla per lei, la prossima volta non potrai salvarla.- ringhia Sebastian e poi sento dei passi uscire di casa.
Ora riesco ad udire solo il respiro di una persona, Damien. Faccio un respiro profondo sperando che il corvino se ne sia andato per davvero e, lentamente, apro l'anta dell'armadio.
Esco il più silenziosamente possibile dalla stanza e poi, premendomi contro il muro, scendo cautamente le scale. D'un tratto sento qualcuno tossire e respirare faticosamente. Mi dirigo verso il rumore e, davanti alla porta di ingresso in quello che pare un salottino, vedo la sagoma di qualcuno steso supino a terra, Damien.
Mi guardo intorno, non c'è nessun'altro. Forse questa è la migliore occasione per scappare... Mi avvicino lentamente al corpo inerme di Damien. Lo osservo con attenzione, la luce della luna che entra dalla porta rimasta aperta illumina la stanza quel tanto che basta per consentirmi di vedere. Ha gli occhi chiusi, il labbro inferiore spaccato, perde sangue da una profonda ferita sul petto e la sua gamba sinistra è piegata in modo decisamente innaturale.
Io... non posso abbandonarlo così. Mi sentirei in colpa, è ridotto in queste condizioni perché mi ha aiutata.
-La vuoi smettere di fissarmi così? Non ho bisogno della tua stupidissima compassione, stupida.- sposto nuovamente il mio sguardo sul suo viso e noto che adesso mi sta osservando con i suoi profondi occhi scuri.
-Io... cosa posso fare?- domando a bassa voce.
-Nulla... guarirò a breve, anche se per colpa sua ci metto più del solito.- mi risponde lui più seccato che sofferente.
-Quindi guarisci più velocemente perché sei un demone?- domando, anche se la mia pare più una constatazione, e lui annuisce.
-Oh... e quanti anni hai? Immagino che quelli come te vivano molto a lungo.- gli domando sedendomi accanto a lui, che scoppia a ridere divertito per poi tossire a causa dello sforzo.
-Hey, che c'è?! Sono solo curiosa, fino a poco tempo fa non pensavo nemmeno che esistessero quelli come te!- esclamo imbarazzata. Almeno ride, forse non sta poi così male.
-Pensi che sia... che so, un ultra centenario? Magari pensi che abbia qualche migliaio di anni.- mi domanda ancora ridendo:-Beh, mi dispiace deluderti, ma ho diciotto anni. Abbiamo più o meno la stessa età.
-Quindi... voi demoni non siete immortali?- gli domando io.
-Non proprio, viviamo molto più a lungo di voi umani, ma possiamo comunque morire. Smettiamo di invecchiare circa a trenta, quarant’anni. I demoni più deboli anche a sessanta.- e mentre parla noto che il labbro non ha più alcuna traccia di tagli mentre la ferita sul petto non sanguina più. Ora capisco perché non voleva andare in ospedale quando Sebastian lo aveva ferito tempo fa, lui può guarirsi da solo.
-Quindi... avete una specie di piramide gerarchica?- gli domando curiosa mentre lui allunga la gamba destra, facendola scrocchiare rumorosamente e raddrizzandola.
-Mettila come ti pare, ma in cima a questa piramide penso tu sappia bene chi c’é.- continua lui ed io lo interrompo dicendo:-Il Re
degli Inferi e sovrano di tutti i demoni, Lucifero.
Non sono così stupida come sembro, qualcosa la so anch'io. Solo... non pensavo che le storie che sentivo durante l’ora di religione potessero essere vere.
-Esatto... Lui è il grande capo mentre i suoi diletti sono come dei principini e comandano in sua assenza. Primo tra tutti Sebastian.- mi spiega lui.
-Quindi è uno importante... e tu?
-Io sono una guardia... Ora hai finito di farmi il quarto grado? Proprio non sai cosa significhi tenere il becco chiuso.- e per la prima volta non è irritato o seccato.
-Grazie...- borbotto io incrociando le gambe.
-Per cosa?- mi domanda inarcando un sopracciglio.
-Per avermi aiutata...
Accenna un piccolo sorriso e dice:-Sei strana. Hai appena scoperto che i demoni esistono, uno ti vuole uccidere e ti sta cercando ovunque e fai un sacco di domande come se stessi facendo una lezione di storia. E poi, sei la prima persona che mi ringrazia, tra di noi non è proprio un’usanza comune.
-Più che strana, preferirei speciale, sembra meno offensivo.- rispondo io, tornando con la mente a mia madre e Roxy. Ora non mi importa altro che di assicurarmi che stiano bene e, per farlo, devo andarmene da qui.
Damien si siede e noto che è tornato come nuovo, se non per i vestiti strappati ed il sangue secco che ha addosso e che macchia pavimento.
-Quindi... non posso tornare a casa?- gli domando fissando il pavimento.
-Te l’ho detto, sarebbe pericolo e non solo per te. Di sicuro Sebastian non si darà per vinto, è cocciuto e non gli piace che gli vengano portate via le sue prede.- mi risponde inespressivo.
-Perché vuole uccidermi? Cosa gli ho fatto?
-Non gli hai fatto niente, semplicemente a quelli come noi piace... il sangue, è quasi un nutrimento. Alcuni demoni, quelli più violenti, mangiano le carni delle loro vittime. Ovviamente non moriamo se non ci nutriamo, ma non siamo nemmeno nel pieno delle nostre forze. L'odore del tuo sangue è molto forte ed ha attirato molto la sua attenzione, quindi sei diventata il suo bersaglio.- mi risponde alzandosi, poi mi porge la mano che io afferro e mi aiuta a rimettermi in piedi:-Devi dormire, sei stanca.
Annuisco e lui mi accompagna nella stessa stanza in cui mi ha nascosta prima, dove oltre all’armadio c’è, in un angolo, un materasso con sopra un lenzuolo.
-Buonanotte.- gli dico mentre sta uscendo, ma lui non risponde.
Sospiro e mi rannicchio sotto il lenzuolo, se voglio andarmene devo essere riposata. Fa maledettamente freddo e la felpa che indosso non è sufficiente a ripararmi, ma non posso fare altro che stringere i denti e resistere. Per il momento devo solo riprendermi da tutta l’azione di questa notte e soprattutto dalla paura.
Dopo qualche ora però non ce la faccio più, voglio andarmene da qui. Non ho chiuso occhio ed ho una paura tremenda che Sebastian possa tornare da un momento all’altro.
Mi alzo dal materasso e silenziosamente scendo al piano di sotto, di Damien nemmeno l’ombra. Inevitabilmente il pavimento scricchiola ad ogni mio passo, ma ovunque sia il demone adesso, non mi sta prestando attenzione. Mi avvicino allora alla porta, ora chiusa, e mi affretto ad aprirla. C'è la tipica brezza mattutina ed il cielo è poco illuminato, il sole non è ancora sorto. Se non mi sbaglio, dovrebbero essere le sei, sei e mezza.
-Dove pensi di andare?- domanda qualcuno di familiare alle mie spalle ed io senza ulteriori esitazioni corro fuori, allontanandomi da quella casa.
In una singola notte il mio mondo è stato stravolto.