«C… credo che dovrei entrare». Il cortile è avvolto dall’oscurità. Senza lampioni, il quartiere sembra ambiguo. La mia casa è al buio, a parte quell’unica lampadina accesa nel lato est della piccola, diroccata abitazione. È evidente che non intende accompagnarmi alla porta. La nostra serata è finita e non si ripeterà. Ne sono certa come sono certa di come mi chiamo. Ho il volto in fiamme per la mortificazione, anche se non ho niente per cui essere imbarazzata. Respira a fondo, Vi. Respira. A. Fondo. «Grazie per la splendida serata e per il braccialetto». Lui annuisce nel buio. Sentendomi piuttosto scoraggiata, mi schiarisco la gola. «Buonanotte, Zeke». * «Melinda, sei sveglia?». Entro dalla porta sul retro, mi tolgo la giacca e la appendo al gancio che la mia coinquilina Melinda h

