Mi stringo nelle spalle nude, che si stanno raffreddando a causa del condizionatore proprio sopra di noi, poi rabbrividisco. I suoi occhi grigi seguono il movimento, atterrando sulla pelle d’oca della mia clavicola. Salgono lungo il collo, fin sotto le orecchie. Mi lecco le labbra. «Ho pensato di dirtelo a titolo di cortesia». «Cortesia?». «Mmhmm». I suoi occhi cercano la mia bocca quando mormoro. Si fermano lì. «È a questo punto che mi scuso?». «Vuoi farlo?». Le sue labbra scolpite si avvicinano talmente tanto al mio orecchio da farmi rabbrividire… e stavolta non è per l’aria condizionata. È per il suo respiro caldo sul collo, per il naso che mi sfiora la guancia. Mi si chiudono gli occhi quando sussurra: «Non volevo essere una testa di cazzo». Annuisco e riapro le palpebre. Il mi

