CAPITOLO VENTIQUATTRO Come tutti i casermoni tirati in piedi negli anni del boom economico, anche il palazzo di via Baxilio non fa nulla per nascondere i suoi contrasti con l’armonia. Tanti inquilini stipati come in un formicaio e l’estetica di una scatola da scarpe. Figurarsi l’impressione che dà nelle ma-linconiche mattinate invernali, dove il colore più alla moda è il grigio tombino e il più vivace il lattementa delle tapparelle. Fuori in strada un primo crocchio di gente imbacuccata è ferma a chiacchierare con l’aria mesta della circostanza. Invece quella arroccata sullo zerbino, a coprire la targhetta in acrilico della portineria, dev’essere la famiglia cingalese. Quelli con il cognome che sembra l’acrostico bizzarro. Si scansano di lato, lasciando che Mercedes entri per prima, seg

