La curiosità porta a fare ricerche

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La curiosità porta a fare ricerche– Che fai, vieni fuori con me? – Sto finendo una cosa... Come al solito Maria vuole uscire e Francesco, seduto davanti al computer, ipnotizzato dalla luce fredda dello schermo, non ne ha voglia. – Guarda che io vado! Vado al cinema. Da sola. Ma a tuo rischio e pericolo. Se trovo compagnia che faccio? Dico di no? – Sì, sì, ciao. “Come al solito, non ha sentito una parola.” E’ domenica pomeriggio. I figli sono ciascuno a casa propria, le amiche, tutte occupate. Maria ha voglia di uscire. Non si farà certo scoraggiare dal fatto di non avere compagnia. Al cinema si può andare tranquillamente da soli. Percorrendo il vicolo dietro casa sua, si imbatte in un capannello di turisti. La loro guida sta spiegando: – Nel ‘500 questo palazzo era adibito a prigione e tribunale. Si chiamava Palazzetto Criminale. C’erano 32 celle. Tutte con un nome. Con grande ironia e “sense of humour” le celle erano state chiamate con nomi graziosi come “canto”, “diana”, “reginetta” , “stella”, “gentiloma”, “balorda”, “balordetta”. Ma non c’era niente da ridere per i malcapitati che venivano rinchiusi qui dentro. Al piano terreno c’era l’ ”examinatorium”. A questo punto Maria, che ha rallentato il passo per ascoltare, deve allontanarsi perché la guida comincia a guardarla di traverso. Nel fumetto sopra la sua testa, legge distintamente: “Questi Genovesi, braccino corto, se possono scroccano pure le spiegazioni delle guide!” Riprende il suo cammino, ma realizza, per la prima volta in maniera cosciente, di essere circondata dalla storia. Alza gli occhi. Ovunque volga lo sguardo incontra un palazzo, una via, una fontana, un’edicola, che conservano testimonianza dei secoli passati. È letteralmente immersa nelle vestigia di un’epoca lontana e gloriosa per la sua città e si accorge di non conoscerne, se non a grandi linee, la storia. “Accidenti, non sapevo neppure che esistesse questo Palazzetto Criminale, e pensare che è proprio qui dietro casa mia. E quel palazzo lì, chissà chi ci abitava? Passo tutti i giorni di qui per andare a fare la spesa e non ho idea di chi camminava in questi vicoli nei secoli scorsi. Dove era diretto? Che mestiere faceva? Cosa pensava?“ Si rende conto che tutti i vicoli intorno al suo caseggiato hanno nomi evocativi: Vico degli Indoratori, Via Orefici, Vico del Ferro, Piazza Banchi, Vico dell’Amor Perfetto. Prende immediatamente una decisione: il giorno dopo andrà in biblioteca, sezione storia di Genova e si documenterà.
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