La famiglia Spalla

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La famiglia SpallaMesser Gelasio Spalla non faceva mistero di avere l’ambizione di essere ascritto all’Albergo dei De Fornari. Stava lavorando per arrivare a raggiungere questo obbiettivo e avrebbe fatto istanza di aggregazione di ritorno dal viaggio. Stava infatti per partire a bordo della nave carica dei suoi prodotti tessili, se il destino, con cui sempre bisogna fare i conti, non gli avesse riservato quella ben triste sorpresa. E pensare che Messer Gelasio si era svegliato, all’alba della mattina più importante della sua vita, con grande gioia. Il cielo non aveva ancora preso il colore del giorno, ma stava passando rapidamente dal nero della notte al chiarore dell’alba. Era quell’ora incerta in cui la luce straccia le vesti cupe della notte per vestire il mondo di veli luminosi. Non faceva ancora caldo nel palazzo dalle belle finestre a bifore e le pietre conservavano ancora la frescura della notte. Il sole giungeva nel vicolo dove si affacciava il palazzo, solo a tarda mattinata, tagliando di sbieco i muri e formando per breve tempo coni polverosi che si insinuavano nelle finestre aperte. Le strade erano ancora silenziose e le botteghe chiuse. Solo più tardi si sarebbero sentiti i rumori delle varie attività: il martellare degli scudai e dei fabbri, il tintinnio dei gioielli lavorati dagli orafi, il battere dei falegnami, il muggito dei bovini ai macelli di Soziglia, il cicaleccio delle donne che sciacquavano i panni nella piazza delle fontane, le ruote dei carretti a mano sul selciato, tutti i rumori della vita della città. Quel giorno la nave carica delle più preziose sete sarebbe salpata dal porto di Genova alla volta di Tolone e Marsiglia. Era il periodo dell’anno che precedeva le più importanti fiere del sud della Francia. I commercianti nei principali porti della Provenza aspettavano con ansia il rifornimento delle stoffe che avevano ordinato nei mesi precedenti. Queste avrebbero poi raggiunto via terra Arles, e via via le città più interne, fino ad arrivare a Parigi. A Cadice l’aspettavano i commercianti spagnoli, a Lisbona quelli portoghesi. Si voltò verso la giovane moglie che dormiva accanto a lui. Era pallida. Il giorno prima aveva avuto un malore. Che fosse l’indizio di una gravidanza? Aveva dormito serenamente tutta la notte. Si sarebbe ripresa in fretta. Mentre si vestiva senza fare rumore l’uomo pensò a quanto era stato fortunato. Quando la sua prima moglie era morta lasciandolo con due creature ancora piccole, Isabella e Domenico, aveva creduto di non farcela. Nonostante il primo matrimonio fosse stato combinato dai loro padri, come era d’uso, aveva avuto modo di affezionarsi a quella sposa timida e dolce, dal carattere allegro e dalle abitudini semplici. Col tempo era arrivato ad amarla, non era preparato a restare solo e aveva trascorso anni terribili, buttato a capofitto nel lavoro, traendo da questo tutta la forza per andare avanti. Ed aveva avuto un successo meritato grazie alla sua abilità. Aveva ampliato l’impresa del padre che aveva cominciato a commerciare i tessuti importando la seta grezza dall’oriente anni prima. Aveva avuto intuito ad acquisire nuovi lavoranti spostando la produzione fuori Genova. A Zoagli aveva trovato artigiani abili e meno costosi che in città. Soprattutto le donne producevano velluti di pregio impareggiabile. In ogni vecchia casa, a fianco della finestra grande, una finestrella proiettava la sua luce radente sul telaio. L’alzata della lama per il taglio del pelo che fa nascere la morbidezza del velluto è un gesto straordinario e difficilmente riproducibile senza una lunga esperienza. Bastava un niente perché la lama taglientissima, che doveva correrre nella scanalatura del ferro, anziché tagliare il pelo, tagliasse la pezza e fosse rovinata la tessitura. Nonostante il divieto di emigrazione delle maestranze abili nelle arti, aveva convinto alcuni esperti stranieri a insegnare ai suoi tessitori alcuni segreti della tessitura e suo fratello Lizietto si era interessato delle operazioni di tintura. Aveva studiato accuratamente tutte le sostanze vegetali e animali per tingere, i mordenti, le varie metodologie, i tempi. Aveva carpito i segreti più preziosi dai maestri fiorentini e scoperto i fornitori delle migliori materie prime. Producevano e commerciavano i tessuti di maggior pregio per i clienti di tutta l’Europa e avevano accumulato un bel patrimonio. Il padre, col tempo, si era ritirato lasciando il suo posto ai figli, a Lizzio, che si occupava del rifornimento delle materie prime e della tintura, mentre aveva riservato al figlio maggiore, Gelasio, il ruolo di imprenditore e commerciante internazionale. Quando la sua prima moglie era morta, il padre Almerio e il fratello Lizzietto lo avevano aiutato e sostenuto anche con il loro affetto e la balia Angelina, aveva sostituito con amore la moglie nella cura dei figli. La solitudine era stata pesante per un uomo ancora giovane ma non l’aveva indotto a cercare una nuova compagna. Il destino tuttavia aveva in serbo per lui un nuovo amore. Un amico fraterno, suo fidato orafo, morì facendogli promettere che si sarebbe occupato della figlia, già orfana di madre. La piccola era giovanissima e per salvaguardare la sua reputazione, seguendo il consiglio del notaio, Nicolò Foglietta, suo buon amico, fece redigere un contratto di matrimonio. Come era costume. La giovane età della fanciulla non era un ostacolo. Prese dunque in moglie l’orfana, praticamente una bambina, accogliendola nella sua casa. Non era costume che la sposa raggiungesse la casa dello sposo prima di essere in grado di generare figli. Tuttavia il fatto che fosse rimasta sola al mondo giustificò l’accaduto. Del resto in tal senso si era espresso il padre della giovane. Lui era molto occupato e la ragazzetta, molto discreta, faceva vita ritirata. Per parecchio tempo Donata e Gelasio non si incontrarono che di sfuggita. Donata cresceva in quella atmosfera protettiva e, spinta dalla noia, e forse anche dal buon cuore, cominciò ad interessarsi ai ragazzi. Fece subito breccia nel cuore del piccolo Domenico, ancora così bisognoso di affetto materno. Angelina fu lieta di trasferire un po’ del suo impegno sulla giovane e, poco alla volta, anche Isabella fu conquistata dall’affabilità di Donata, vedendo in lei una buona amica, di età di poco maggiore della sua. Gelasio, rendendosi conto che i suoi figli erano così ben disposti verso quella persona che non trattava affatto come una moglie, provò il desiderio di conoscerla meglio. La giovane era diventata col passare del tempo molto bella. Si stupì di non essersene accorto prima. Il viso era un ovale perfetto e gli occhi grandi splendevano come l’ambra. L’incarnato era delicato, le labbra grandi e generose, il portamento al tempo stesso umile ed elegante. Senza rendersene conto cominciò ad innamorarsi di lei. Per parte sua Donata era stata subito attratta da lui, ma non aveva osato dimostralo. Non spettava certo a lei fare il primo passo. La sua giovane età la rendeva timida, ma aveva immediatamente adorato la padronanza, l’equilibrio, la sicurezza e la generosità del marito, che le davano un senso di tranquillità dopo lo sgomento per la perdita del padre. Si era sentita come il marinaio la cui nave entra nel porto dopo aver attraversato il mare in tempesta e si sente sicuro nelle acque tranquille, in vista della sua città e del faro che illumina la notte. L’uomo sorrise all’indirizzo della moglie, benché consapevole che lei non potesse vederlo, e la lasciò addormentata nel grande letto a baldacchino. La giovane gli aveva confidato la notte precedente che pensava di aspettare un bambino, anche se non ne era ancora certa. Guardando il suo volto sereno, il corpo rilassato nell’abbandono del sonno, provò una fitta acuta di commozione per la felicità che quella giovane donna, così preziosa per lui sapeva dargli. Si vestì e uscì nel mattino appena nato, con cuore leggero.Tra poco i suoi cari sarebbero scesi per recarsi nel Duomo alla prima messa del mattino. Tutti eccetto Lizzietto, il fratello minore, che la mattina non riusciva mai a svegliarsi per tempo, e Donata, che da diversi giorni indugiava a letto fino a tardi. Questo gli fece pensare ancora una volta ad una possibile gravidanza. Sarebbe stato felice di avere un figlio da lei. Tra breve suo padre e i suoi figli avrebbero percorso la sua stessa strada per recarsi alla chiesa di San Lorenzo. Gelasio superò la grande cattedrale, non senza aver rivolto una rapida preghiera a Dio perché proteggesse il suo viaggio, e diresse i suoi passi verso il porto. Pensò alla dolce Isabella che sin dalla più tenera età aveva dedicato la sua anima a Dio e sarebbe entrata in convento nell’autunno successivo, al compimento del diciottesimo anno di età. Gli sarebbe dispiaciuto separarsi da lei, ma se questo era il suo desiderio era pronto ad assecondarlo. Pensò a Domenico, vivace e sveglio, che presto avrebbe seguito il padre nei suoi commerci. Sarebbe stato lui il continuatore dell’attività della famiglia. In lui erano riposte anche le aspettative per la continuità della stirpe. Ora aveva solo quindici anni, ma dimostrava già una buona predisposizione e un interesse per l’attività del padre e dello zio che facevano ben sperare Gelasio.
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