4. Larimar era stato convocato a palazzo, un onore di cui avrebbe fatto volentieri a meno. Ovviamente lo fecero attendere. Prima in un salottino periferico, quasi stucchevole nella sua perfezione alla moda. Poi nell’anticamera di uno studio. Alla fine un valletto in livrea lo introdusse in una grande stanza dai mobili di legno intarsiato. Per quanto la situazione non fosse la più adatta a certe considerazioni, Larimar non poté impedirsi di apprezzare il gusto di chi aveva arredato lo studio. Mercure si alzò da un grande tavolo e gli si fece incontro con espressione torva. «Grazie di essere venuto, professore. Saltiamo le formalità». Spinse verso di lui una lettera. A Larimar si mozzò il fiato in gola: in alto c’era il sigillo ufficiale della corona marmoriana. Lesse il foglio, scritto

