4. Mercure ansimava, una mano appoggiata al muro, a sorreggersi, la fronte che gocciolava sudore e i pantaloni abbassati al ginocchio. «È sbagliato» boccheggiò. «Questo, semmai, dovrei dirlo io». Falke si rialzò e lo spinse verso la porta di comunicazione tra la propria camera e i quartieri di Mercure. Mercure incespicò, i pantaloni che gli legavano le gambe, l’uccello ancora bagnato che gli dondolava tra le cosce come se lo deridesse. Non aveva mai goduto così. Mai, con nessuno dei suoi amanti, maschi o femmine. Falke lo fece indietreggiare fino alla sua stanza, fino a farlo cadere di schiena sul suo letto, l’inguine e le cosce esposte, per il resto vestito. Salì a carponi sul materasso. Gli aprì i lembi della giacca, gli sollevò camicia e panciotto. Mercure chiuse gli occhi, mentr

