Capitolo 7-3

2046 Parole

Non mi stava deridendo. Non stava pensando che ero debole. Mi stava dando un momento in cui niente avrebbe potuto farmi male ed io potevo dimenticare ogni cosa. Mi stava aiutando a rilasciare lo stress represso e le emozioni che non mi ero neanche accorta mi stessero soffocando. Rimorso. Paura. Rabbia. Colpa. Era tutto lì che mi turbinava nel petto come una tempesta e si riversava fuori in un flusso di lacrime, scendendomi sulle guance fino a che non fui vuota ma calma, come il mare dopo una tempesta. “Appartengo a Dax e lui appartiene a me,” aggiunse Dax. Ripetei quelle parole, troppo stanca per lottare contro di lui o contro il mio stesso desiderio. Ma le parole che disse dopo cambiarono l’umore della stanza da calmo a eccitante in un batter d’occhio. “Dax è mio. Il suo cazzo è mio.”

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