“Scusi, caro commendatore” diss’egli con un impertinente tono corbellatore “speravo abbracciare qualche cosa di meglio.” “Maledetta bestia!” pensò il commendatore. “Si figuri!” diss’egli, asciutto, asciutto. “Non è vero, zio?” rispose l’altro pigiando sulla parola zio. “Lei se lo può bene immaginare, zio, chi speravo, a buon diritto, abbracciare. Onorevoli signori, loro sono liberi di trarre dalle mie parole, da tutte le mie parole, le induzioni... più legittime, le induzioni... più ragionevoli!” Egli strascicava e ripeteva i sostantivi, meditando l’epiteto, vibrando poi con un ampio gesto oratorio. “...Le induzioni... più naturali! Io credo di non poter meglio... sviscerare! dirò, questo vocabolo.” E passò, tronfio, nel salotto. Il conte non si poté tenere: “Burattin” diss’egli fra

