Capitolo 8 Quello stesso giorno, in tarda mattinata, alla stazione di Genova Principe, un trafelato assistente capo della polizia di Stato, accaldato e sudaticcio, tirò una lunga boccata di sigaretta prima di imprecare. – Oh, porca puttana! Si chiamava Giuseppe Codino, era del turno del mattino e aveva appena risposto al telefono dell’ufficio Polfer, la Polizia ferroviaria. Un macchinista lo aveva informato di aver investito un uomo. – È sbucato fuori all’improvviso... non so come... – piagnucolava. Codino aveva immediatamente avvisato con il cellulare di servizio i suoi superiori e ora si stava affrettando a raggiungere insieme con i colleghi il luogo dell’incidente per compiere il sopralluogo. In diciotto anni di servizio alla Polfer era la quarta volta che gli capitava il morto i

