Chapter 6

1107 Parole
Via Lattea Parallela, Mercoledì 19 maggio 2010. “Sede dell’Animo Universale” Aveva deciso! Pietro stava preparandosi a riprendere le sembianze di Fra Giacomo: avrebbe raggiunto, in Brasile, i “suoi ragazzi” per dar loro una mano. Li aveva invidiati un poco, in fondo, quando decisero di andare al di là dell’Oceano Atlantico in una missione laica. Avrebbe voluto seguirli per andare ad aiutare i bimbi abbandonati. Ora, però, il Presidente, senza chiedere apertamente, l’aveva esortato a farlo. Pietro si avviò verso l’ufficio di presidenza per comunicare la sua decisione e trovò, stranamente, la porta spalancata ed il Capo che stava lì, ad attenderlo. «Vieni, vieni Pietro… entra pure e siediti» gli disse, con fare affabile, il Signore dell’Universo che poi proseguì: «… hai deciso, allora? Scenderai sul pianeta Terra per recarti in Brasile?» «Sì! Desidero incontrare “i ragazzi” ed anche gli altri» confermò Pietro. «Non tutti, Pietro! Non tutti…» volle precisare il Presidente, che aveva ben chiaro il nuovo incarico da affidare, sotto forma di viaggio premio. Poi continuò: «… incontrerai soltanto le persone che si recheranno in Brasile e laggiù potrai aiutarle.» All’udir le parole del Capo, Pietro si rese conto che gli veniva permesso di fare ciò che, da un altro punto di vista, altro non era che un nuovo lavoro. Il Presidente, senza chiedere, stava raggiungendo il suo scopo, ma non voleva che quella fosse intesa come un’immeritata punizione: il caso era molto diverso da quello precedente. «Aiutarli a far cosa?» chiese Pietro che voleva aver ben chiaro quale fosse il suo mandato. «In tutto quello di cui avranno bisogno e che un amico può dar loro: aiuto, protezione, sostegno morale. Per non parlar, poi, dei pericoli del carnevale!» volle precisare il Presidente, che la sapeva molto lunga sugli umani e le loro debolezze. «Pericoli del carnevale?» chiese Pietro stralunando gli occhi. «Certamente: la festa del diavolo!» confermò il Signore dell’Universo. «Come, come? Spiegami meglio!» chiese Pietro, sempre desideroso d’apprendere. «L’etimologia del termine “carnevale” risale al latino “carnem levare” espressione con cui nel Medioevo si indicava il divieto di mangiar carne, a partire dal primo giorno di Quaresima, sino alla Pasqua. Il carnevale, fin dagli antichi tempi, era caratterizzato da sregolatezze col godimento di cibi, bevande e di sesso. In quel periodo l’ordine sociale veniva sconvolto e le persone nascondevano l’identità mascherandosi per non essere riconosciute. Con la simbolica morte sul rogo di un fantoccio rappresentante il “Re del paese di Bengodi” finivano crapule e debosce e tutto rientrava nella normalità come se nulla fosse accaduto. Il periodo carnevalesco coincide, grossomodo, con la ripresa dei lavori agricoli nei campi. Il bruciare il fantoccio che fungeva, un poco, da capro espiatorio d’ogni peccato, costituiva un augurio per il nuovo anno, da poco iniziato e per le messi che sarebbero venute. Il rinnovamento della fecondità della terra, attraverso l’esorcismo della morte, rappresenta il legame tra il carnevale e le feste greche d’impronta dionisiaca – i riti in onore di Dionisio, divinità greca del vino – caratterizzate dal raggiungimento dell’ebbrezza etilica che sfociavano in vere e proprie orge, come anche quelle romane dei Saturnali che si celebravano in onore del dio Saturno e durante le quali si tenevano cerimonie di carattere sfrenato ed orgiastico. In altre parole il carnevale ha tratto origine anche dagli otto Sabba: Shamain, Yule, Imbolc, Oestara, Beltane, Litha, Lammas e Mabon. Sono le principali festività del calendario in cui vengono celebrati i solstizi, gli equinozi e altre ricorrenze legate alla Natura. Il significato della volontà di indossare una maschera dimostra che l’irresistibile attrazione esercitata dal carnevale sta proprio nella possibilità di smettere di essere se stessi per assumere le sembianze ed il comportamento della maschera prescelta.» «Ancora oggi è così?» chiese Pietro stupito e dubbioso. «In parte sì! Ma la cosa differisce dai luoghi e dagli individui.» «Perché… con quale scopo?» insistette Pietro. «Gli scopi sono vari e differenti. Se consideriamo il carnevale dei bimbi, esso è un ingenuo divertimento consistente nella sola mascherata per gioco. Se valutiamo il carnevale degli studenti, altro non è che un’occasione di fare confusione perché “a carnevale ogni scherzo vale”. Se ci soffermiamo a quello dei libertini, è l’occasione… di fornicare, senza rivelarsi. Non parliamo poi dei borseggiatori che, sempre presenti nei luoghi affollati, con il volto mascherato agiscono con più tranquillità. Molte sono le sfaccettature di questo fenomeno che trae origine dalle radici antiche dei fatti che t’ho appena narrati.» «Ma il carnevale brasiliano è una festa d’importanza nazionale laggiù» azzardò Pietro. «In Brasile il carnevale si ispira alle origini primordiali ma diventa anche un grandioso spettacolo di colori e sfilate a suon di musica. Le Scuole di Samba presentano passi sempre nuovi, che hanno studiato e perfezionato nel corso di un anno. Per questo fine i Brasiliani hanno inventato il luogo chiamato “sambodromo” dove le rappresentazioni avvengono tra le due ali delle tribune poste ai lati. È soprattutto l’occasione per la povera gente di sentirsi diversa perché…”la tristezza non ha fine mentre la felicità sì”.» «Come dice la canzone di Tom Jobim, nel film “Orfeo n***o”?» chiese Pietro. «Potrei risponderti come lo farebbe un brasiliano dicendo “mais ou menos” ma voglio essere più esplicito…» disse il Presidente che subito dopo precisò: «… durante il carnevale brasiliano tutto si ferma per dare spazio alla voglia di vivere e alla volontà di sentirsi felici ad ogni costo: i freni inibitori si allentano fino a sparire del tutto; le preoccupazioni vengono rinviate a dopo la grande ubriacatura di musica, ballo e sesso. Ecco perché è la festa di Exu, il messaggero, demone della macumba.» «È molto preoccupante quello che dici, Capo!» disse Pietro con voce insicura. «Non più di tanto. Caetano Veloso canta, infatti “…il carnevale è un’invenzione del diavolo che Dio ha benedetto” anche se mi sono guardato bene dal farlo, questa è la convinzione dei brasiliani. Brava gente, tutto sommato: dopo la sbornia si pentono tornando a pregare e credere in me. Per cinque giorni sono di Lucifero ma per i rimanenti sono le mie pecorelle…» disse il Signore dell’Universo, che a sua volta domandò: «…hai capito, ora, perché devi aiutare i “nostri ragazzi”?» «Sì, ma esattamente cosa dovrei fare?» chiese insistentemente Pietro che non voleva cedere su quel punto, cercando d’avere precise indicazioni. «Vai, osserva ed agisci di conseguenza… mi fido del tuo buon senso» concluse il Presidente congedandolo. Uscendo dall’ufficio di presidenza, Pietro era felice, gioioso come non mai, questa volta sul pianeta Terra vi scendeva meno timoroso: quelle trasferte di lavoro cominciavano a piacergli.
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