Chapter 7

855 Parole
Italia – Sorrento, Giovedì 20 maggio 2010. “Licia Moroni e Giannetto Giannini” Dopo pranzo, Giannetto si mise a tradurre dall’inglese, vocabolario alla mano, la lettera che l’avvocato di Rio de Janeiro gli aveva mandato. L’avvocato, tale Vagner Ribeiro do Nascimento, gli era stato indicato da Elisangela, su suggerimento di un monaco conoscente di lei: Fra Giacomo. «Cosa dice l’avvocato? Possiamo adottare un bimbo brasiliano?» gli chiese Licia mentre asciugava le posate con lo strofinaccio, dopo aver rassettato la cucina. «Le notizie sono buone: anche i cittadini stranieri possono procedere all’adozione di un bimbo di età inferiore ai due anni, purché abbandonato e che non sia stato già richiesto in adozione da un cittadino brasiliano.» «Tanto buone, non direi…» disse Licia e subito dopo si affrettò a proseguire: «…non ti rendi conto che la trappola sta in quella frase “…che non sia già stato chiesto in adozione da un cittadino brasiliano”?» «Non vedo alcuna trappola… dimmi dov’è!» «Ma non capisci? I brasiliani hanno il diritto di prima scelta e lasciano agli stranieri gli scarti!» «L’avvocato ha valutato anche questo aspetto della questione e mi sta prospettando l’adozione di due gemelline di due anni. Pare che per i brasiliani due in un colpo solo siano troppe da mantenere.» «Uhm… di che colore sono?» chiese Licia come se stesse subdorando un nuovo inganno. «Mulatte chiare, chiare. Sembrerebbe che la madre, una giovane mulatta, le abbia concepite con un bianco, discendente di tedeschi di Florianopolis, nello Stato di Santa Catarina.» «Mulatta con bianco? Tedeschi del sud del Paese?» disse Licia come se stesse pensando ad alta voce. «Per caso mi stai diventando razzista? Non sarebbe da te Licia!» disse con enfasi Giannetto al quale l’idea di due femminucce, anche se mulatte, non dispiaceva. «Ma che dici? Stavo solo pensando che gli europei non si smentiscono neppure laggiù.» «Beh! Un incidente di percorso può capitare a chiunque, indipendentemente dalla nazionalità.» «Sì, ma chi ne fa le spese è sempre la donna… negra o bianca che sia!» disse Licia un po’ indignata. «Secondo me il problema è ricaduto su quelle povere piccine che si sono trovate senza padre e senza madre, arrivate in un mondo come il nostro, senza neppure averlo chiesto.» «Non voglio accusare né giustificare nessuno… tanto più che la cosa ci fa gioco, in questo momento.» «Cosa dici… le prendiamo tutte e due?» propose Giannetto che, in cuor suo, aveva già deciso. «Calma, calma! Non è merce che si compra in blocco… magari con lo sconto: due al prezzo di una» si affrettò a raffreddare gli entusiasmi del marito. «Perché? Cosa c’è che non va!» chiese Giannetto un poco contrariato. «Nulla! Ma penso che prima si debba conoscere le bimbe e vedere se noi possiamo piacer loro.» «Figurati se non gli andiamo bene! è ovvio che gli piaceremo.» «Come fai a dirlo? Ne sei certo? Cosa te lo fa pensare?» Gli interrogativi di Licia lo stavano facendo stizzire. «Lo penso, perché lo so! Punto e basta…e poi guarda la fotografia! Ti sembra che possano dire di no a noi che le porteremo via dallo squallore dell’orfanotrofio?» Giannetto quando non sapeva come replicare diventava un despota e questo Licia lo sapeva bene. Sapeva che contrariarlo valeva a fargli prendere la decisione opposta. Licia voleva, infatti, che la scelta divenisse quella di lei, seppure fatta per picca. In effetti, Licia aveva già letto la lettera, che Giannetto aveva lasciata aperta sulla scrivania dello studio, il giorno prima. Avendo maggior dimestichezza con l’inglese aveva capito tutto. Aveva provocato la discussione a bell’apposta per poter spingere Giannetto verso la direzione di ciò che lei aveva già deciso. Le due bimbe, Licia le voleva… anche se avessero avuto la pelle nera, nera come quella della nonna biologica: « due bellissime perle nere.» Aveva infatti pensato, guardando la fotografia allegata. «D’accordo! Visto che hai già deciso, quand’è che partiamo?» Licia sapeva ben di più perché aveva trovato il depliant turistico di Rio de Janeiro sotto la biancheria, riponendo alcune camicie di Giannetto, nel cassetto del comò. Ma questa volta voleva lei essere quella che lo avrebbe stupito. «La settimana prossima comprerò i biglietti di viaggio e staremo via per un mese o due ma ne approfitteremo per girare un poco il Brasile.» «Non penso che sia una buona idea» rispose Licia trattenendosi dal ridere. «Di grazia… perché?» chiese Giannetto schernendola. «Per prima cosa perché la bassa stagione inizia tra tre settimane ed il costo del passaggio aereo scenderà solo dopo il tuo acquisto e… per seconda cosa perché i biglietti li ho già acquistati nell’agenzia dove lavoro profittando di un’occasione e pagandoli la metà.» Giannetto rimase ammutolito ed esterrefatto perché Licia era riuscita ancora a sorprenderlo piacevolmente, come già altre volte aveva fatto. Una moglie migliore non avrebbe potuto trovarla… neppure cercandola con il lanternino. Il suo volto s’illuminò e scoppiò in una fragorosa risata, poi prese Licia tra le sue braccia e sollevandola da terra la baciò sul volto, sugli occhi e poi sulla labbra. La loro era una bella intesa, meglio di così non poteva andare e le due bimbe avrebbero completato il capolavoro della loro famiglia.
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