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2166 Parole
4La lettera di sua madre lo aveva sconvolto. Ma sul punto più importante di quella lettera non aveva alcun dubbio, neppure mentre ancora stava leggendo; nella sua testa la questione era risolta definitivamente, e cioè: «Finché sarò vivo questo matrimonio non si farà; e al diavolo il signor Lùžin!» E mormorava sorridendo e pregustando malignamente il successo della sua decisione: «Eh sì, non ci sono dubbi, no, mammina, no, Dùnecka, non riuscirete a ingannarmi! E vengono pure a chiedere scusa per non avermi consultato, per aver deciso tutto senza di me! Eh già, pensano che ormai sia impossibile mandare tutto all’aria; ma vedremo se è possibile o no! Guarda un po’ che razza di scappatoia hanno trovato: ‹Pëtr Petròvic ha così tanto da fare che non può sposarsi altro che in una vettura postale, o magari in treno.› No, Dùnecka, io vedo e so tutto; so benissimo di che cosa vuoi parlare a lungo con me; e so anche cos’hai pensato tutta quella notte, camminando su e giù per la stanza, e che cosa hai chiesto nella tua preghiera alla Madonna di Kazàn che sta in camera della mamma. È duro salire il Golgota. Già... Dunque… tutto è deciso: tu, Avdòtja Romànovna, intendi sposare un uomo d’affari, un tipo pratico, che ha un capitale suo (che possiede già un capitale suo, detto così suona ancora più serio e degno di rispetto), che ha due impieghi e simpatizza con le idee delle nostre nuove generazioni (così scrive la mamma) e sembra buono, come afferma la stessa Dùnecka. Questo sembra, poi, è la cosa più incredibile! E così, Dùnecka si prepara a sposare un tipo che sembra! buono ... Ah! Magnifico! Davvero Magnifico! Però vorrei proprio sapere perché la mamma mi ha scritto quella frase a proposito delle ‹nuove generazioni›... Solo per descrivermi meglio il personaggio, oppure con qualche secondo fine, per esempio, rabbonirmi nei confronti del signor Lùžin? Accidenti, quanto sono furbe! ... E vorrei sapere anche quanto erano sincere tra di loro, quel giorno e quella notte, e anche in seguito? Si sono dette tutto con franchezza, oppure hanno capito che, avendo la stessa cosa nel cuore e nella mente, non era il caso di parlarne ad alta voce, col rischio di tradirsi? Probabilmente sarà stato così, almeno in parte, lo si capisce dalla lettera. Alla mamma lui è sembrato un tipo rude, un po’ rude, e ingenuamente lo ha confidato subito a Dùnecka, la quale, naturalmente, si è infuriata, e ha risposto ‹con dispetto›. Lo credo bene! Chiunque si infurierebbe, dal momento che la cosa è chiara anche senza domande ingenue, e non c’è più nulla da decidere! E chissà poi perché mi scrive: ‹Ròdja, ama Dùnecka dato che lei ti ama più di sé stessa›? Forse è tormentata dal rimorso per aver acconsentito a sacrificare la figlia per il figlio. ‹Tu sei la nostra speranza, sei tutto per noi!› Oh mamma, mamma!» Dentro di lui la rabbia andava crescendo, tanto che se in quel momento si fosse imbattuto nel signor Lùžin, probabilmente lo avrebbe ucciso. I suoi pensieri continuavano a turbinare: «Certo, è vero, che ‹tutte le persone vanno conosciute un poco per volta›, ma che tipo è questo signor Lùžin è già chiaro e lampante. Soprattutto ‹è un uomo d’affari, e sembra buono›: sembra quasi uno scherzo. Si è occupato dei bagagli, farà recapitare a sue spese un grosso baule! Come potrebbe non essere buono! Però loro, la fidanzata e sua madre, noleggiano un carro da contadini, e viaggiano alla bell’è meglio (quante volte ho viaggiato anch’io così!) Che vuoi che sia! Una bazzecola! Appena novanta verste, e poi ‹viaggeremo magnificamente in terza classe› per altri mille. Ed è giusto così: ognuno ha quello che si merita; ma a voi, signor Lùžin, tutto questo sta bene? È la vostra fidanzata... E sicuramente sapete che mia madre è costretta a procurarsi i soldi per il viaggio prendendoli in acconto dalla sua pensione... Certo, in fin dei conti si tratta di un contratto, di un accordo commerciale con vantaggi reciproci e uguali per le due parti, e quindi anche le spese vanno divise a metà; pane e sale in comune, ma per il tabacco, ciascuno per conto suo, come dice il proverbio. Anche qui, però, il nostro uomo d’affari le ha ingannate un po’: infatti, il bagaglio costa molto meno del loro viaggio, e forse addirittura non gli costerà nulla. Possibile che quelle non si accorgano di tutto questo? O forse fanno finta di nulla? E loro sono anche contente! E questo non è niente, il bello verrà dopo! Cos’è che conta infatti? ‹Non è l’avarizia, non è la tirchieria che conta, ma è il tono generale.› Questo è già un preavviso di come sarà il matrimonio, dopo!... E la mamma, poi, se si dà alle spese pazze, con che cosa arriverà a Pietroburgo? Con tre rubli, o con due ‹bigliettini›, come ha detto quella... quella vecchia... Già! E poi con che cosa sperano di vivere a Pietroburgo? E come ha fatto a intuire che per certi motivi non potrà vivere insieme con Dùnecka dopo il matrimonio? Probabilmente, quell’uomo tanto buono, si sarà lasciato sfuggire qualcosa in proposito, tanto è vero che è lei stessa a mettere le mani avanti, dicendo: ‹Io rifiuterò.› Ma allora, in che cosa fa affidamento? Nei suoi centoventi rubli di pensione, da cui va detratto il debito con Afanàsij Ivànovic? Lei continua a ricamare scialli e sopramaniche, rovinandosi gli occhi. Ma questi lavoretti le potranno dare in tutto altri venticinque rubli all’anno, da aggiungere ai centoventi. Sì, va bene, loro, sotto sotto, sperano nella nobiltà d’animo del signor Lùžin: ‹Sarà lui stesso ad offrirlo, me ne pregherà.› Ma figuriamoci! Bisogna stare attenti al portafoglio, con un tipo simile! Succede sempre così con queste magnifiche anime alla Schiller: fino all’ultimo momento ti portano fino alle stelle il primo che capita, si aspettano il bene e non il male, e anche se intuiscono il rovescio della medaglia, ma per niente al mondo vogliono parlarne chiaramente in anticipo; il solo pensiero le fa inorridire; ricacciano indietro la verità con forza, fino a quando quel tipo che hanno portato alle stelle non le avrà ingannate definitivamente. Sarei curioso di sapere se il signor Lùžin ha qualche onorificenza; ci scommetto la testa che all’occhiello ha almeno l’ordine di Sant’Anna, e se lo mette per andare a pranzo con gli appaltatori e con i commercianti. Magari se lo metterà anche il giorno delle nozze! Comunque sia, vada al diavolo!... «Ma lasciamo stare la mamma, Dio la benedica, visto che è fatta così; ma Dùnecka? Dùnecka, mia cara, io ti conosco bene, eccome se ti conosco! Avevi già vent’anni quando ci siamo visti per l’ultima volta: avevo già capito come sei fatta. La mamma scrive che ‹Dùnecka è capace di sopportare molte cose›. Ebbene, questo lo so da tanto tempo, e lo sapevo già due anni e mezzo fa, è da allora, infatti che ci penso al fatto che ‹Dùnecka è capace di sopportare molte cose›. Se può sopportare il signor Svidrigàjlov, con tutto quello che ne segue, vuol dire che può sopportare davvero molto; e così, con la mamma, avrà immaginato che si può sopportare anche il signor Lùžin, con la sua teoria dichiarata sin dalla prima visita sui vantaggi delle mogli tolte dalla miseria e aiutate dai loro mariti ... Va bene, ammettiamo che queste parole gli ‹gli siano sfuggite›, nonostante sia un tipo razionale (Tanto è vero che forse quelle parole non gli sono affatto sfuggite, anzi, forse voleva subito mettere in chiaro le cose); ma Dùnecka, Dùnecka, dico? Sicuramente lei ha già capito che tipo è quell’uomo, ed è proprio con quell’uomo che dovrà vivere. Lei che sarebbe disposta a mangiare soltanto pane nero e bere acqua, piuttosto che vendere la sua anima, e non è certo disposta a dare in cambio la sua libertà per qualche comodità... non la darebbe in cambio per tutto lo Schleswig-Holstein, figuriamoci poi per il signor Lùžin... No, Dùnecka non era fatta così, e non sarà certo cambiata adesso!... Che dire! Sono duri da sopportare, gli Svidrigàjlov! È duro passare tutta la vita trascinandosi da una provincia all’altra come istitutrice per duecento rubli all’anno! Eppure, io so bene che mia sorella andrebbe a lavorare tra i negri da un piantatore o tra i lituani da un tedesco delle province baltiche, piuttosto che svilire il suo senso morale e la sua anima legandosi per sempre a un uomo che non stima e col quale non ha niente in comune, così, solo per interesse! E nemmeno se il signor Lùžin fosse fatto tutto di oro puro e di brillanti, lei acconsentirebbe a diventare la sua legittima concubina! Ma allora, perché acconsente? Cosa c’è sotto? Come si spiega tutto questo? Ecco la spiegazione: lei non si venderebbe per se stessa, per il suo benessere, neanche in caso di vita o di morte, ma è pronta a vendersi per gli altri! Lei è pronta a vendersi per le persone che ama! Ecco spiegato tutto: lei è disposta a vendersi per suo fratello, per sua madre! Tutto, venderebbe! Ecco come si può soffocare il proprio senso morale; si può mettere tutto in vendita: la libertà, la tranquillità, perfino la coscienza: tutto si può vendere! Addio anche alla stessa vita pur di rendere felici le creature che tanto amiamo! E non basta: ci inventeremo una casistica tutta nostra, andremo a scuola dai gesuiti e magari, per un po’ di tempo, ci tranquillizzeremo, ci convinceremo che tutto questo vale la pena pur di raggiungere un nobile scopo. Lei è fatta così; ora è tutto chiaro e lampante. È chiaro che qui stiamo parlando del sottoscritto, di Rodiòn Romànovic Raskòlnikov! Ma certo! Lei può fare la sua felicità, mantenerlo all’università, inserirlo in un’azienda, assicurargli l’avvenire; magari potrà anche diventare ricco, stimato e rispettato; e un giorno, chissà, potrà diventare anche famoso! E la madre? Ma Ròdja, il preziosissimo Ròdja, è il primogenito, che diamine! Per un primogenito come lui la figlia può benissimo venir sacrificata! O anime care e ingiuste! Ma certo! Potremmo perfino adattarci alla sorte di Sònecka, Sònecka Marmelàdova, la Sònecka eterna, che ci sarà finché ci sarà il mondo! E il sacrificio, voi due, l’avete misurato in tutta la sua dimensione? È sopportabile? È utile? È ragionevole? Lo sai, Dùnecka, che la sorte di Sònecka non è affatto peggiore di quella che ti attende con il signor Lùžin? La mamma scrive: ‹Certo, né da parte di lei né da parte di lui si può parlare di un grande amore.› Ma se non ci potesse essere nemmeno del rispetto? E se, invece, questo matrimonio fosse il regno del disgusto, del disprezzo, della ripugnanza? E allora?... In questo caso anche noi dovremo, ‹badare molto alla pulizia ›... Non è forse così? Lo capisci fino in fondo, che cosa significa questa pulizia? Lo capisci che la pulizia con Lùžin è la stessa pulizia di Sònecka, e forse anche peggiore, più sordida, più abietta, perché tu, Dùnecka, in fondo, puoi contare su qualche piccola comodità, mentre là si tratta semplicemente di non morire di fame! ‹Costa cara, Dùnecka, costa cara questa pulizia!› E sei poi sicura che non ti mancheranno le forze? Che non ti pentirai? E allora quanto dolore dovrai sopportare, quanta tristezza, quante maledizioni e lacrime - tenute nascoste a tutti, dato che non sei Marfa Petròvna? E che ne sarebbe, allora, della mamma? Già adesso è inquieta, si cruccia; e quando capirà come stanno effettivamente le cose? E di me che ne sarà? A me, infatti, non hai pensato... Non voglio il tuo sacrificio, Dùnecka, non lo voglio, cara, mamma! Finché sarò vivo, questo non succederà, non succederà! Io non lo accetto!» Ad un tratto trasalì, e si fermò. «Non succederà? E che cosa farai per impedirlo? Lo proibirai? E con che diritto? Che cosa puoi promettere loro per guadagnarti questo diritto? Prometterai di dedicare a loro tutto il tuo destino, tutto il tuo futuro, quando avrai finito gli studi e avrai trovato un posto? Le conosciamo già tutte queste belle intenzioni. E adesso? Si tratta di decidere subito; lo vuoi capire o no? Non ti rendi conto che ora tu le stai sfruttando? Sì, le sfrutti. Loro si procurano quei soldi prendendoli in acconto da una pensione di cento rubli, e impegnandosi con i signori Svidrigàjlov! Come potrai proteggerle dagli Svidrigàjlov e da Afanàsij Ivànoviè Vachrùšin, tu, futuro milionario, tu, Giove che disponi del loro destino? Fra dieci anni sarà diventata cieca a forza di fare scialletti, o magari si sarà consumata negli stenti a furia di digiunare; e tua sorella?... Su, avanti, pensa un po’ a quello che potrà essere di tua sorella tra dieci anni, o durante questi dieci anni. Riesci a indovinarlo?»
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