Capitolo 1
Alle otto di sera, Ella spinse la porta del suo appartamento e trovò l’interno avvolto nel buio.
Indossava un tailleur nero dalla linea impeccabile, abbinato a una gonna dello stesso colore e a un paio di collant neri. Sul suo volto pallido, un paio di occhiali sottili dalla montatura dorata le scendeva delicatamente sul naso. L'intera figura emanava un'aria di grinta ed efficienza.
Era l'outfit che aveva scelto per la riunione aziendale di quel giorno. Ma quando spalancò la porta, il sorriso stanco ma colmo di aspettativa che le illuminava il viso, si irrigidì all'istante.
Nell’aria non fluttuava il profumo del cibo che si era immaginata, né si scorgevano rose o luci di candele; c’era solo la fragranza Diptyque che aveva spruzzato prima di uscire, che ora permeava la stanza in una solitaria desolazione. Sul tavolino davanti al divano, delle raffinate porcellane riflettevano la luce che filtrava dalla finestra, illuminando con un bagliore freddo il viso di Ella.
Quel giorno era il secondo anniversario della sua relazione con Luis.
Aveva annullato una videochiamata con un cliente prevista per il tardo pomeriggio, solo per tornare a casa e trascorrere una serata dolce con Luis, ma non c’era nulla, incluso Luis.
Quel barlume di speranza nel suo cuore, come un palloncino bucato da uno spillo, si sgonfiò in silenzio. Senza quasi rendersene conto, si morse le labbra, il rossetto applicato con cura le sembrò ora un inutile orpello. Gli aveva persino inviato un messaggio in anticipo, come promemoria. Quindi, se l’era dimenticato. O, forse, se lo ricordava, ma non gli importava abbastanza. Tutte quelle scene di sorpresa che aveva fantasticato così tante volte, in quel buio morto e silenzioso, le sembravano adesso così ridicole.
Non accese la luce, né si cambiò d’abbandono, liberandosi di quel completo che la costringeva. Si diresse meccanicamente verso il divano, piegò le gambe fasciate dalle calze e si raggomitolò in un angolo morbido. Appoggiò il mento sulle ginocchia, e lo sguardo dietro le lenti si perse, senza focalizzarsi su nulla nel vuoto. I neon della città oltre la finestra proiettavano sulla sua guancia luci intermittenti, ma non riuscivano a penetrare il vuoto dei suoi occhi in quel momento. Nella stanza, non risuonava altro che il suo respiro leggero. Rimase seduta lì, immobile, come una bambola di porcellana abbandonata nell’oscurità, mentre il tempo stesso sembrava essersi solidificato attorno a lei.
Fu solo diverse ore dopo che la luce fredda del suo cellulare squarciò bruscamente la quiete della stanza. Lo schermo si illuminò, non per una notifica di Luis, ma per un messaggio anonimo.
"Ella, Luis si è ubriacato allo ‘1930’. Potresti venire a prenderlo?"
Ella fissò il messaggio, le dita esitanti per un attimo. "1930"? Un bar con una spesa media a cinque cifre a persona. Con l’attuale flusso di cassa precario dell’azienda di Luis, e l’affare non ancora concluso, come poteva permettersi di sperperare lì i suoi soldi?
Si alzò, prese le chiavi della macchina e uscì, il volto impassibile. Forse, stava cercando di organizzarle una sorpresa lì? Una flebile voce interiore cercava ancora di difendere quella relazione.
Bar "1930"
Davanti alla porta del privé dove si trovava Luis, Ella stava per entrare quando all’interno irruppe una fragorosa risata ubriaca, a lei fin troppo familiare.
"Ella? Dovrebbe ringraziare quel suo viso, così simile a quello di Sherry, se sono stato disposto a stare con lei così a lungo! Altrimenti, chi avrebbe la pazienza di guardare ogni giorno quella sua faccia da saccente? Sono passati due anni e ancora insiste che dobbiamo sposarci prima di andare a letto... Se non fosse che mi è ancora un po' utile, l'avrei già piantata da un pezzo!"
Fuori dalla porta, i piedi di Ella si inchiodarono all’istante. Il suo cuore fu stretto da una mano invisibile, per poi essere scaraventato in un ghiacciaio.
Quasi simultaneamente, dall’interno del privé giunse una voce femminile, affettata e carica di compiacimento: " Luis, non dire così, la sorella Ella sarebbe troppo addolorata se ti sentisse."
Era la voce di Sherry. Quindi era davvero tornata. Luis le aveva parlato di questa ex ragazza due anni prima, quando lui era al verde. La donna era allora partita per l’estero, ma ora, probabilmente avuta notizia dell’imminente accordo con la multinazionale, era tornata.
"Addolorata?" Luis ridacchiò sprezzante. "E di cosa dovrebbe essere addolorata? È stata fortunata a occupare quel posto per due anni solo perché ti somiglia. Tesoro, sei tu quella che ha sofferto."
Seguì un leggero fruscio di stoffe e le moine di Sherry, che faceva finta di opporre resistenza: "Ah, smettila... Ci sono così tante persone qui."
"E che importa? Lascia che vedano tutti chi è la vera protagonista del mio cuore. Forza, metti il regalo che il fratellino ti ha comprato, quella collana."
Luis continuava a parlare senza freni all’interno.
Un altro ragazzo aggiunse: "Ma Luis, per quel progetto recente della tua azienda, non è stato grazie a Ella che hai avuto l’aggancio?"
"Eh, faceva semplicemente il suo dovere. Lei è solo una piccola fund manager senza grandi appoggi, è stata fortunata ad aggrapparsi a me. Ora che le cose sono praticamente fatte, pensi che sia ancora alla mia altezza?"
Ogni parola era come uno spillo avvelenato, che trafiggeva e sfregiava tutto ciò che aveva dato e in cui aveva creduto in quei due anni.
Non aprì la porta, non fece domande, né permise che si accorgessero della sua presenza. Semplicemente, si voltò con calma e, indossando i suoi tacchi alti, si allontanò passo dopo passo da quel luogo che l’aveva fatta tornare bruscamente alla realtà. La schiena dritta, con la stessa freddezza con cui gestiva i fondi, solo le dita leggermente tremanti tradiscevano le emozioni che stavano per esplodere.
Tornata in quella che lei stessa aveva arredato come "casa", Ella scoppiò a ridere sommessamente.
Alla fine, la buffa era lei.
Il telefono vibro di nuovo. Un altro messaggio da quel numero anonimo irruppe sullo schermo.
Una foto: Luis abbracciava una ragazza che le somigliava vagamente negli occhi, in un angolo dalla luce soffusa, e si baciavano con passione.
Allegato al messaggio: "Hai occupato quel posto per due anni. È ora che me lo restituisca."
Nessuna rabbia, nessuna isteria. Lo sguardo di Ella si posò sul volto ubriaco di Luis nella foto, e un sorriso freddo e autoironico le increspò le labbra.
Per quel cosiddetto "vero amore", si era opposta ai genitori che non sostenevano la relazione, aveva rinunciato a una vita agiata e al diritto di eredità della famiglia, aveva cambiato identità e aveva lavorato al suo fianco partendo da zero, persino usando le sue rimanenti conoscenze e risorse per sostenere in segreto la sua azienda in difficoltà.
Alla fine, non era solo una sostituta nel suo cuore, ma anche una pedina usa e getta per la sua carriera, una scaletta da sfruttare e poi scartare.
Prese il telefono e compose un numero che conosceva a memoria, ma che non aveva chiamato per due anni.
La telefonata fu quasi immediatamente risposta.
Dall’altra parte giunse la voce profonda e contenuta di suo padre, Venturi, con una leggera traccia di tensione: "Ella?"
Ella guardò le luci scintillanti della città oltre la finestra, e con un tono apparentemente calmo ma che nascondeva una punta di turbamento disse:
"Papà, tra qualche giorno torno a casa."
"Bene, bene, bene," Venturi ripeté per tre volte, "torna pure, tua madre e io saremo sempre al tuo fianco."
Riagganciato, cancellò tutte le foto con Luis dalla galleria del telefono, salvandone solo una: l’autorizzazione chiave per il progetto cruciale dell’azienda di Luis, che aveva firmato a nome proprio.
La voce emozionata di suo padre all’altro capo del telefono era come una luce calda ma accecante, che illuminava completamente le ombre dell’autoinganno in cui era vissuta negli ultimi due anni. Riagganciato, Ella non pianse, non si adirò, provò solo una stanchezza mai sentita prima e, dopo l’esaurimento, una chiarezza nata dalle macerie.
Mentre faceva i bagagli, lo schermo del telefono si illuminò di nuovo; questa volta era un messaggio da Selene.
"Tesoro Ella! Il mio party di compleanno dopodomani sera, al solito posto ‘Cloud Nine’, devi assolutamente venire! Hehe. Non vedo l’ora di vederti!"
Ella fissò il messaggio pieno di allegria, le dita sospese per un attimo sullo schermo freddo. Selene era stata la prima amica che aveva conosciuto in questa città, sincera, entusiasta, che l’aveva sempre accettata incondizionatamente. Non sapeva nulla dei terremoti accaduti in quei due giorni, ed era ancora immersa nell’attesa per una festa perfetta.
Partire subito avrebbe senza dubbio preoccupato Selene, e Ella non voleva rovinare un momento così importante per l’amica a causa dei suoi problemi. Inoltre, la fuga non era mai stata il suo stile. Doveva affrontare la situazione, prima o poi. Piuttosto che lasciare che la rottura diventasse un casino di speculazioni e pettegolezzi, era meglio cogliere l’occasione per tracciare un confine netto.
Rispose con un semplice "Ok", quindi spense lo schermo.
Osservando la valigia pronta in un angolo, era consapevole che partire era inevitabile, ma prima di andarsene, doveva ancora onorare un impegno. Non per recuperare nulla, ma per dare un addio definitivo. Un addio all’unica amica sincera in questa città, e a quella parte di sé che un tempo si era accecata in amore.