Capitolo 5

4039 Parole
Punto di vista di West West sapeva che lei era là fuori a scattare foto di lui. Poteva sentirla parlare a bassa voce con alcune delle sue amiche, sembrava che fosse tornata a comportarsi come prima con loro. L'aveva sentita ridere piano un paio di volte, mentre lui si alzava sul palco della sala da ballo, ricevendo il suo titolo ufficiale. Ora era veramente l'Alfa di questo branco; ora era il suo branco. Suo padre aveva ritardato per molto tempo, aveva detto di voler aspettare che West trovasse la sua compagna destinata, così il branco sarebbe stato più forte sotto la sua guida. Ma gli anni erano passati e West non l'aveva mai incontrata. Era stato a numerosi balli di accoppiamento e aveva visitato molti branchi. Anche lì avevano avuto molti balli di accoppiamento, e lui aveva visto molte lupo-donne non accoppiate durante le lune piene; niente, sembrava. Probabilmente l’aveva persa perché era stato accoppiato con Jo-anne per quei due anni. Avrebbe potuto benissimo incontrarla durante quei due anni, e dato che era legato a un’altra, non l’avrebbe nemmeno saputo; né lei lo avrebbe saputo. West aveva anche altri pensieri al riguardo, ma non li aveva mai espressi. Quando aveva incontrato Miranda, due anni prima, e lei era salita nel suo letto, cavalcandolo con forza e velocità, dando tutto ciò che aveva, completamente senza preavviso. E poi aveva voluto venire a casa con lui, lui l’aveva lasciata fare. Era stata lei a avvicinarsi, lo aveva preso senza esitazioni, e lui l’aveva semplicemente lasciata fare. Quando era tornato a casa con lei che lo seguiva, suo padre gli aveva chiesto la fatidica domanda: “È lei?” “No.” era stata la risposta di West. Ma erano passati due anni, e lei era ancora nel suo letto, dormendo nella sua suite ogni notte. Solo quando lui era via per lavoro o in un altro branco, trovava qualcun’altra da portare nel suo letto. Lo faceva spesso; non era affatto fedele a lei. Non impressionava molto il suo gruppo, anche loro si aspettavano che segnasse e accoppiasse Miranda, tutti tranne T.J. Quel tipo sapeva che non lo avrebbe fatto. Era l’unico che lo capiva, capiva le sue ragioni, T.J. non batteva nemmeno ciglio quando West portava una lupo-donna di un altro branco nel suo letto. Se la donna era disposta, perché no? A volte condividevano una lupo-donna. Heath si trovava davanti a lui, e West avrebbe voluto staccargli la testa. Due anni della sua vita rovinati, perché quell’uomo aveva rifiutato di lasciargli rifiutare sua figlia, dopo ciò che era successo. Una parte di West comprendeva il bisogno dell’uomo di proteggere sua figlia, ma il modo in cui lo aveva fatto, era stato così sbagliato, nella mente di West. Sua matrigna Karen la seguì, e lui non riuscì più a trattenere la sua rabbia. Quella donna era un’avida cercatrice d’oro, se mai ce ne fosse stata una. Per due anni interi aveva sperperato i fondi del branco come se crescessero sugli alberi, e lo stesso avevano fatto le due figlie di Heath, proprio come la loro madre. L’unica cosa che gli aveva dato soddisfazione, l’unica che gli avesse procurato un vero piacere, era essere rimasto nascosto a spiare quella dannata villa. Quella casa sul lago, che Karen aveva preteso con la scusa di essere “la madre della futura Luna”. E la mattina del diciottesimo compleanno di Jo-anne, lui aveva aspettato, aveva atteso quell’istante, era rimasto nell’ombra per tutta la notte, appostato, osservando senza mai distogliere lo sguardo da quella villa. Lui conosceva l’ora esatta della sua nascita. Era nelle prime ore del mattino, e all’alba si era avvicinato di soppiatto a quella casa, poi aveva sfondato la porta con un calcio, quasi staccandola dai cardini. Aveva informato tutti che Jo-anne lo aveva ufficialmente respinto, che il loro legame di Compagni si era spezzato nel momento esatto in cui lei aveva compiuto diciotto anni e che se n’era andata dal branco di sua spontanea volontà. Poi, senza esitazione, li aveva declassati all’istante, riportandoli al rango più basso, al punto esatto da cui erano partiti. Aveva ordinato loro di andarsene immediatamente da quella casa e di tornare alla loro vecchia dimora, dove appartenevano, o di lasciare il branco per sempre. Karen era quasi uscita di senno per la furia; eppure, aveva avuto il coraggio di lamentarsi per i suoi averi, indicando ogni oggetto pacchiano che avesse mai acquistato, affermando che non ci sarebbe stato spazio per tutto nella vecchia casa. Così, lui si era preso ogni singola cosa e li aveva cacciati via senza nulla. Poi aveva dato fuoco a quella dannata casa e si era fermato a guardarla bruciare. Non aveva permesso a nessuno di spegnere l’incendio. Contenerlo, sì, affinché non si propagasse al resto del branco, ma spegnerlo no. E quando non era rimasto più nulla, si era voltato ed era andato via, senza neanche guardarsi indietro. Ancora oggi, su quel terreno bruciato non è stato costruito nulla. Suo padre permette ai giovani del branco di usarlo per accendere falò nei fine settimana. Il posto continua a bruciare, regolarmente. Né sua madre né suo padre si erano sorpresi di ciò che aveva fatto, né del fatto che avesse incendiato la casa. Sembravano quasi sollevati. Per quanto apprezzassero Jo-anne, anche loro ne avevano abbastanza della sua famiglia avida e delle loro richieste incessanti. Quella dannata famiglia si comportava come se i soldi crescessero sugli alberi. Quando il nome di Jo-anne venne finalmente chiamato e lei salì sul palco, indossava un paio di pantaloni di chiffon color crema e una camicetta di seta rosa a maniche corte. I capelli erano raccolti in uno chignon morbido, con qualche ciocca sciolta che incorniciava il suo bel viso. T.J. aveva ragione. Era diventata una donna splendida. Portava tacchi bassi e un trucco leggero. Non si era mai vestita così quando erano stati Compagni. Indossava sempre jeans e magliette, o pantaloncini e magliette. Quando si era trasferita da lui, possedeva un solo vestito e lo metteva solo se obbligata, per occasioni formali di alto rango. E non era nemmeno un abito elegante, ma un semplice vestitino estivo blu scuro. Jo-anne non aveva mai comprato nulla con i suoi soldi, non aveva mai usato la carta del branco che lui era stato costretto a darle. Aveva fondi illimitati. Lei l’aveva semplicemente riposta in un cassetto accanto al letto e l’aveva lasciata lì. Non la voleva, e non l’aveva nemmeno firmata. Lui non le aveva mai chiesto perché. Gli occhi di West notarono un tatuaggio sul suo collo, e per poco non perse il controllo. Voleva afferrarla e scuoterla per aver fatto una cosa del genere, per aver deturpato la sua pelle in quel modo. A stento riuscì a contenere la rabbia. Sentì alcuni membri del branco sussurrare: "Oh, Dio, è Jo-anne." "Cosa ci fa qui?" "Pensavo che West l’avesse già cacciata." "Sorprendente che abbia avuto il coraggio di tornare." Prese la rabbia per quel tatuaggio e la riversò sul branco. Ringhiò con ferocia, sprigionando la sua aura di Alfa. La situazione era già abbastanza difficile senza doverli sentire parlare. Si zittirono all’istante. Non voleva ascoltare le loro opinioni su di lei. Non sapevano nulla di ciò che era accaduto tra loro, e così doveva restare. Anche Miranda non aveva idea di chi fosse Jo-anne per lui. Non ne aveva mai parlato. Non aveva mai menzionato chi fosse stata la sua Compagna precedente. L’aveva vista osservare la cicatrice del suo marchio più di una volta, ma era stata abbastanza intelligente da non fare domande. Probabilmente aveva deciso di lasciar perdere, vedendo la sua espressione ogni volta che lo sorpreso a fissarlo. E aveva fatto bene. Ogni volta che qualcuno guardava quella cicatrice, lui si infuriava. Ora, però, Miranda avrebbe probabilmente iniziato a fargli domande, domande a cui lui non voleva rispondere e non avrebbe mai risposto. Se era abbastanza furba, avrebbe lasciato perdere. Se invece voleva farsi urlare contro, se desiderava essere travolta dalla sua rabbia, allora sarebbe stato un problema suo. Jo-anne tese la mano verso di lui, il palmo rivolto verso l’alto, proprio come avevano fatto tutti gli altri. Lui non voleva tagliarla. Aveva già visto abbastanza del suo sangue per un’intera vita. Sentiva la mascella contrarsi mentre la fissava, guardando nei suoi occhi grigio chiaro. Sembravano leggermente diversi rispetto al passato: c’era una sfumatura argentea lungo i bordi e piccole pagliuzze d’argento che brillavano sotto la luce. "Va bene, Alfa." La sua voce era dolce, rassicurante. Non gli piaceva che lo chiamasse Alfa. Lo aveva sempre chiamato West o Westley. "Se non vuoi farlo, capirò se preferisci dichiararmi una rinnegata." West fu sul punto di strangolarla per aver detto quelle parole, e per averle dette davanti a tutti. E capì all’istante che lo pensava davvero. Lo accettava. Non lo avrebbe giudicato. Chi era diventata? L'atmosfera nella sala da ballo cambiò all'improvviso; lo avvertì distintamente. Il silenzio che aveva imposto con il suo ringhio si fece ancora più denso. Tutti stavano aspettando che lo facesse. Si rese conto, con un amaro senso di certezza, che non solo la sua intera muta credeva che lo avrebbe fatto, ma lo dava per scontato. Era questa la ragione per cui aveva lasciato lei per ultima: perché tutti potessero assistere al momento in cui l'avrebbe fatto. West continuò a fissarla, incapace di credere che fosse davvero pronta ad accettarlo. Poi la vide abbassare la mano. Anche lei lo stava aspettando. E una fitta di dolore lo colpì. Era davvero quello che voleva? "Domani parto per la Corea del Sud, comunque. Va bene così, Alfa." La rabbia montò in lui, rovente, sentendo quelle parole, e non solo in lui, anche in Volt. Il suo lupo, a quanto pareva, era furioso quanto lui per il fatto che lei volesse lasciare il branco dopo essere appena tornata a casa. Era qui da meno di un giorno e già stava progettando di andarsene. Chi diavolo le aveva detto che poteva andarsene, trasferirsi dall’altra parte del mondo? Di certo non lui, e non lo avrebbe permesso in nessun dannato caso. Ora che era finalmente tornata nel branco, qui sarebbe rimasta, punto e basta. La sua mano scattò in avanti, afferrandole il polso. "Ti ordino di giurare fedeltà," dichiarò all’istante, mentre le incideva aggressivamente il palmo con la lama. Non riusciva a trattenersi. Come osava tornare, solo per abbandonarlo di nuovo? West vide i suoi occhi spalancarsi per lo shock; la vide abbassare lo sguardo sulla propria mano. Sapeva che stava grondando sangue ovunque e che non si sarebbe rimarginata finché lei non avesse giurato fedeltà a lui e lui non l’avesse accettata. Sentì suo padre imprecare in sottofondo, davanti a tutti, per ciò che aveva appena fatto. Beh, "ci saranno altre imprecazioni, padre", pensò rabbiosamente. "Giura." Le ordinò con la voce carica di potere Alfa. Sprigionò la sua aura su di lei, solo un po’, il necessario per ottenere ciò che voleva in quel preciso istante. Lei riportò lo sguardo su di lui. Sembrava ancora scioccata, ma alla fine giurò fedeltà, non perché lo volesse, ma perché lui glielo aveva ordinato da Alfa. Non sarebbe dovuta andare così. Il giuramento avrebbe dovuto essere fatto volontariamente da ogni membro del branco. Ma lui l’aveva costretta. Perché non l’avrebbe lasciata andare. La fissò dritto negli occhi, furioso; come osava tornare, solo per dirgli che stava per andarsene di nuovo. Non l’avrebbe mai tollerato. La strattonò con forza fino a sé, il suo corpo a un soffio dal suo, tanto da sentirne il calore, poi si chinò e le premette le labbra contro l’orecchio. "Tu non lascerai questo branco, Jo-anne." La sua voce era appena un sussurro. Forse suo padre e il Beta avrebbero potuto coglierlo, se si fossero sforzati di ascoltare. Ma quelle parole erano solo per lei. "Ti proibisco di mettere piede in Corea del Sud." Sapeva che lì stava per essere inaugurata una sua mostra d’arte; sapeva molte cose su di lei. Aveva visto ogni singolo contratto stipulato tra lei e suo padre. Sapeva quanti Alfa l’avevano corteggiata, accoppiati e non. Lo detestava, a dir poco. Chi poteva dire quanti di quei dannati Alfa senza compagna avessero provato a portarsela a letto? O ci fossero riusciti? Guardandola ora, era indiscutibilmente attraente, e gli Alfa amavano scoparsi tutto ciò che si concedeva loro; lui lo sapeva bene, perché era uno di loro. West fece un passo indietro, si tagliò il palmo con la stessa rabbia con cui aveva inciso il suo, dall’inizio alla fine, e lo premette contro il suo. Il loro sangue si mescolò, e avvertì un leggero sollievo scivolargli addosso: ora aveva il controllo su di lei, sulle sue azioni. Ora gli apparteneva, era una sua lupa, una sua sottoposta. E avrebbe fatto come diceva lui. Non l’avrebbe lasciata andare. Non sarebbe mai successo. Chi sapeva cosa diavolo avrebbe incontrato, là fuori, nel mondo degli umani? "Ben tornata Jo-anne," disse, e lo pensò sinceramente; si sentì improvvisamente calmo. Per una volta, non c’era rabbia nelle sue parole quando parlava di lei. "Accetto il tuo giuramento." Il legame tra Alfa e membro del branco li unì, e lasciò immediatamente la sua mano. Si voltò per affrontare il suo branco, pronto a pronunciare il discorso che sua madre aveva scritto per lui, per far sapere a tutti che avrebbe fatto del suo meglio per guidarli e continuare a rendere prospero il branco, mantenendoli tutti al sicuro. Annunciò alcuni nuovi progetti. Lui e suo padre ne avevano già parlato: il nuovo business che aveva avviato e che sarebbe ufficialmente partito a breve. Una compagnia aerea privata riservata solo ai lupi, con sede a Olympia. Era già in corso e tutti i branchi, anche quelli non alleati, avrebbero potuto usarla, una volta firmato un trattato prima di ogni volo, da parte di ogni membro di qualsiasi branco, che volesse viaggiare con la sua compagnia. Il Consiglio dei Lupi aveva dibattuto a lungo sulla sua approvazione e, alla fine, tutti i branchi avevano ricevuto una presentazione e avevano avuto la possibilità di votare. La maggior parte dei lupi che conosceva odiava volare su aerei umani; troppo stretti e affollati per la loro taglia, e il rumore era orribile per il loro udito sensibile. Per non parlare dell’odore. Avevano già il loro terminal privato e sei aerei pronti. Tutto sarebbe stato finalizzato entro la settimana prossima; i voli erano già sold out. Avevano già bisogno di più aerei. West fece un passo indietro dopo aver alzato un brindisi e aver fatto cenno al DJ di dare inizio ai festeggiamenti. Subito la musica partì. Miranda era al suo fianco, infilando il braccio nel suo, sorridendo verso di lui. "Sei stato magnifico." "Mm," guardò giù verso di lei. Cosa vedeva in lui, si chiese? "Tesoro, dovresti cambiare la camicia, c'è il sangue di quella ragazza sopra," disse, toccandogli la manica. "Giusto," West annuì e se ne andò a cambiarla. Voleva un momento tutto per sé comunque. Era stato circondato da persone tutto il giorno, non un secondo di tranquillità, nemmeno quando si stava vestendo; suo padre era stato lì a parlargli, ripetendo ciò che doveva fare, come per la millesima volta. Si tolse la giacca e la cravatta e stava sbottonando la camicia quando vide un bagliore di bianco fuori dalla finestra, allontanarsi dalla casa del branco verso i boschi. Si avvicinò e guardò fuori. "Clova". Infatti, era un piccolo lupo argenteo che da lassù sembrava bianco; con l’oscurità della notte intorno a lei, era un piccolo lupo argenteo. Anche se lei sembrava un po’ diversa, aveva ora una striscia scura sulla schiena, e West non era del tutto sicuro che fosse Clova. Non aveva mai avuto una striscia scura sulla schiena prima. "È Clova." Volt scattò in avanti per vederla, mentre lei correva nel bosco e si dirigeva verso sud, verso il lago. "Non essere stupido." gli disse West, voltandosi, non poteva essere, Clova era tutta argento, senza tracce di nero. "Non è lei," disse a Volt. La prossima cosa che West sapeva era che Volt aveva il controllo totale e stava correndo giù per la casa del branco, si liberò da lui non appena furono fuori, e stava andando dietro di lei. "Basta Volt. Non è più la tua compagna." poteva sentire Volt spingerlo con forza più indietro nella sua mente. Erano sempre stati in disaccordo su questo. Sembrava che fossero passati dieci anni, e il loro vecchio litigio fosse ancora lo stesso. West stava combattendo con il suo lupo per il controllo con tutte le sue forze, ma non era nemmeno vicino a vincere. Il suo lupo stava osservando Clova mentre correva in giro, cacciando conigli qua e là, annusando e scavando, giocando nella notte; probabilmente non aveva molto tempo per stare fuori a causa della vita in città. Improvvisamente, West si chiese quando Jo-anne avesse riavuto Clova, e sicuramente era lei, ma quella nuova marcatura sulla sua schiena, una striscia di pelo scurito, quella era nuova. Non l'aveva di sicuro prima. Clova era stata lontana da Jo-anne per gli ultimi tre mesi; era stata qui nel branco con lui e Volt. Volt si alzò e osservò da lontano mentre Clova si fermava al lago per bere, poi si sdraiava e guardava il cielo. West sentiva Volt cercare di comunicare con lei, come aveva fatto un tempo, anche se ora non riusciva più a farlo. Il loro legame e connessione erano stati interrotti da Jo-anne, il giorno in cui lo aveva respinto. Volt si avvicinò a lei, sembrava frustrato per non poterlo fare, desiderando avvicinarsi di più a lei, per provare ancora una volta. Vide Clova girarsi e guardarlo dritto negli occhi. Anche i suoi occhi erano cambiati, notò, verdi con un riflesso d'argento, proprio come quelli di Jo-anne ora. Qualcosa era successo a loro negli ultimi dieci anni; li aveva cambiati. Clova scodinzolò verso Volt e poi si alzò. "Volt, non osare fare quello che penso stai per fare." "Vaffanculo, West," gli rispose il suo lupo. West stava davvero lottando ora, cercando di riprendere il controllo. Il suo dannato lupo stava per accoppiarsi con Clova, e lo sapeva. Poteva sentire chiaramente l'eccitazione crescere in Volt, alla prospettiva di farlo. "Non sarà la stessa cosa, Volt, e a lei non piacerà." Urlò al suo lupo. Volt lo ignorò, mentre Clova abbassava la testa verso di lui. Mostrando rispetto per il suo Alfa Wolf. Sentì una Jo-anne leggermente in preda al panico arrivare attraverso il collegamento mentale: "West, cosa stai facendo?" "Non sono cazzi miei," le rispose prontamente. Stava ancora cercando di ottenere qualche tipo di controllo su Volt, ma sembrava che non ne avesse affatto. Anche ora, mentre lottava, sentiva Volt spingerlo sempre più lontano, per mantenere il proprio controllo; per ottenere ciò che voleva. Volt si avvicinò a Clova, la annusò, mise il muso proprio sul suo sesso e, con orrore di West, lo leccò. E con suo stupore, Clova non resistette affatto, mentre Volt la sopraffaceva e iniziava ad accoppiarsi con lei. Non c'era nulla che potesse fare una volta che era iniziato, non che avesse avuto fortuna nel cercare di fermare il suo lupo in primo luogo. Sembrava anche che Jo-anne non avesse alcun controllo su Clova a questo punto. I due non potevano fare altro che sedersi, guardare e aspettare che finisse. Volt non stava prendendo alla leggera Clova, la stava accoppiando furiosamente, non aveva accoppiato nulla da dieci anni e stava prendendo ciò che voleva, per quanto tempo voleva, sembrava, e si stava davvero divertendo. West poteva sentirlo, il suo maledetto legame con Volt lo faceva sentire. Clova stava prendendo tutto, non provò mai a tirarsi indietro da Volt, né a uscire da sotto di lui; proprio come ai vecchi tempi, stava lasciando che Volt la accoppiasse continuamente, finché non fosse sazio. Volt non aveva alcun interesse per il lupo Alfa di Miranda, ed era anche una bella lupa, nera come Volt con un ventre bianco e quattro zampe bianche, ma Volt non l'aveva mai nemmeno sfiorata. Eppure, bastò uno sguardo a Clova, e sembrava che avesse perso ogni controllo. Clova si distese poi a terra e Volt si sedette accanto a lei, la sua coda tremava leggermente; era molto soddisfatto di sé stesso e dello stato rilassato di Clova. West poteva sentire che Volt sapeva di aver soddisfatto tutte le necessità di Clova, ma lo avrebbe rifatto presto, se lei fosse stata disposta. Volt guardò verso di lei, si sentì felice nel vederla, gli piacevano i nuovi segni sulla sua schiena; sembravano quasi lune. Tutti questi anni, Volt aveva pensato che Clova fosse stata perduta per sempre, così come West, a dirla tutta. Ora era lì, proprio accanto a lui. Proprio dove sembrava che Volt volesse che fosse. "Alfa, la tua Compagna. Mi dispiace," sentì la voce di Jo-anne arrivare tramite il collegamento mentale, suonando molto apologetica alle sue orecchie. Si incolpava, anche se non era stata colpa sua. Era completamente colpa di Volt. "Lascia perdere, Jo-anne." Le disse, questo non avrebbe influenzato Miranda in alcun modo. Lei non era la sua compagna, come Jo-anne credeva che fosse. "Problema di Volt. Cerca di farla andare via." disse con calma, ormai era troppo tardi e non poteva arrabbiarsi con Jo-anne per questo. Non era colpa sua e lo sapeva. Tutti i membri del branco avevano il permesso di vagare liberamente nel branco in forma di lupo, in qualsiasi momento. Non aveva fatto nulla di sbagliato. "Prima che lui la accoppi di nuovo, e lo farà, credo." West le raccontò le intenzioni future del suo lupo, sperando che Clova potesse restituire un po' di controllo. Volt non aveva ancora rinunciato a nulla. Sembrava che avrebbe mantenuto il controllo mentre Clova fosse con lui. Lei si scusò ancora una volta e lo chiamò Alfa. A lui non piaceva. Lui e Volt guardavano mentre Clova si alzava e si allontanava. Volt la seguì fino alla casa del branco, non perché stesse per accoppiarsi di nuovo con lei, ma solo per osservarla. I suoi occhi sembravano anche essere alla ricerca di altri lupi non accoppiati. Proteggendola. Anche se con l'odore di Volt su di lei, qualsiasi lupo non accoppiato sarebbe stato stupido a provare qualcosa. Era davvero strano; Volt si girò e se ne andò non appena Clova cominciò a trasformarsi. Sembrava che non volesse vedere Jo-anne nuda, era interessato solo a Clova. Era strano, il suo lupo le piaceva tanto quanto Clova. Si era sfregato contro di lei più di una volta durante il loro legame di compagni. Lei gli accarezzava sempre la testa e sorrideva guardandolo; sempre gentile con il suo lupo. Anche dopo che aveva smesso di parlargli, sorrideva ancora a Volt. "Non ti è permesso guardarla." Volt gli disse mentre correva nel bosco. "Non voglio... sei tu quello incasinato, Volt, Clova non è la nostra compagna." West si trasformò di nuovo più tardi e dovette camminare per quasi un'ora fino alla casa del branco; completamente nudo. Fece la doccia e si sdraiò sul letto fissando il soffitto. Volt dormiva già profondamente nella sua mente; che diavolo doveva fare ora? Non ne aveva idea. West era ancora nudo nel letto quando Miranda entrò e si spogliò, salendo sul letto con lui. "Vuoi farmi piegare?" la sua mano scivolava sul suo corpo per toccarlo. West le allontanò la mano. "Non proprio." "Cosa? Ma adesso sei l'Alfa. Dai, come vuoi, quanto vuoi." dichiarò. West non mancò di capire il suo significato, sarebbe disposta a prenderlo per il culo se lui lo voleva così. "No. Vai a dormire." si girò dall'altra parte, lontano da lei. Non voleva che lo toccasse in quel momento. "Cosa c'è che non va in te?" sbuffò, arrabbiata con lui, sembrava. "Vai a farti fottere da qualcun altro, se non sei felice." rispose prontamente. "Sei proprio cattivo, West." si alzò dal letto e uscì dalla stanza; completamente nuda. Non lo sentì nemmeno vestirsi. Sapeva che era cattivo, era così che la maggior parte delle persone lo vedeva, come "cattivo e crudele", ma almeno era solo. Si chiese brevemente se Miranda sarebbe davvero andata a trovare un altro uomo con cui scopare, chiuse gli occhi, non gliene fregava niente; che lo facesse. Volt dormiva profondamente nella sua mente, eppure West era sveglio e non riusciva a prendere sonno. Sarebbe stata una lunga notte, pensò.
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