XVII Ora Nataša era più tranquilla, ma non più allegra. Non soltanto evitava tutte le occasioni esteriori di allegrezza - balli, passeggiate, concerti e teatro - ma non rideva mai senza che sotto il riso non si sentissero le lacrime. Non cantava più. Appena cominciava a ridere, o provava a cantare fra sé, un impeto di furia la soffocava: lacrime di pentimento, lacrime di ricordo di quell’epoca irreversibile e pura; lacrime di dispetto per aver rovinato per nulla la propria giovane vita che avrebbe potuto essere così felice. Ridere e cantare, più di ogni altra cosa, le parevano un sacrilegio. Alla civetteria non ci pensava neppure; non aveva nemmeno bisogno di fare uno sforzo per astenersene. Diceva (ed era quel che provava) che adesso tutti gli uomini erano per lei né più né meno come Nas

