XXI Dopo il reciso rifiuto che gli era stato opposto, Petja se ne andò nella sua stanza; e qui, dopo aver chiuso la porta a chiave, pianse amaramente. Tutti fecero finta di niente quando, all’ora del tè, si presentò taciturno e cupo, gli occhi rossi di pianto. Il giorno dopo arrivò l’imperatore. Alcuni servitori dei Rostov chiesero il permesso di andare a vedere lo zar. Quel mattino Petja impiegò molto tempo per vestirsi, pettinarsi e accomodarsi il colletto come i grandi. Faceva smorfie davanti allo specchio, gestiva, si stringeva nelle spalle. Alla fine, senza dirlo a nessuno, si mise il berretto e sgattaiolò fuori di casa dall’ingresso di servizio cercando di non farsi notare. Aveva deciso di recarsi direttamente là ove si trovava l’imperatore e dichiarare apertamente a qualche ciambe

