LII. Al confine Attraversato il bosco dell’Istria arrivammo al valico di Villa Opicina che era ancora giorno e, senza prestare una particolare attenzione, arrestai la macchina al centro del piazzale deserto della dogana jugoslava. Dopo qualche secondo un grosso finanziere, uscito da una palazzina a vetri, in fondo sulla nostra destra, si avvicinò alla macchina sul lato di Marcella, che gli passò il suo passaporto. Il suo gesto mi scosse, non ricordavo dove fosse il mio e mi misi a cercarlo, mentre il cappotto grigio del finanziere occupava il finestrino. Finalmente lo trovai, lo passai e rimasi in attesa. Non ero presente, nella mia mente si affollavano il Pescatore, “nessun ritorno”, “il vento” e “quelli di prima”. D’improvviso mi accorsi che stava passando troppo tempo, girai il cap

