XXXVIII. Ritorno Restammo a Torino dieci anni e saranno i più belli della nostra infanzia: la casa non era male e la nostra età quella giusta per farci crescere dentro alla città, nelle sue strade, nelle sue case, nel modo di parlare della gente, nella piazza del mercato, nella scuola, nella chiesa della Crocetta, nella forma e nel nome del pane, nelle piccole faccende di tutti i giorni che ti fanno sentire parte di qualcosa. Nel 1961 invece, basta, cerea Turin: papà era stufo di fare il pendolare e decise di riunire la famiglia in quel di Barlassina, in un’altra casa però, in via Manzoni. Il ritorno fu per Ottavia e me un trauma: i tempi della Corte erano lontani, i bambini, che prima giocavano con noi, adesso andavano a lavorare e noi a scuola: con Barlassina avevamo perso ogni legame

