XXX. Anna

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XXX. Anna La Corte era abitata da famiglie di contadini che la guerra e l’urbanizzazione della campagna avevano trasformato in operai, che dopo il lavoro in fabbrica accudivano le bestie e i campi. Gente dura, grandi lavoratori, resi ancora più coriacei da una vita pesante, salari bassi e soddisfazioni zero. I loro figli erano tutti un po’ più grandi di noi: Ottavio, Ettore, Luigi, Luciano, Anna e Vittoria. Il padre dell’Anna era un uomo alto e dinoccolato con un viso serio, l’eterna Nazionale nell’angolo della bocca e un basco socialista schiacciato sulla fronte; la madre, Giuseppina, una donna piccolina, sempre con il grembiule nero e la faccia sorridente, si muoveva a piccoli passi così veloci che sembrava che corresse. Poi c’era il nonno: pantaloni neri, camicia bianca e gilet nero,

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