XXXI. Vittoria

322 Parole

XXXI. Vittoria Vittoria arrivò nella Corte dopo di noi e questo me la fece sentire subito amica. Anche lei di qualche anno più grande, era simpatica, con un viso aperto e due occhi nerissimi resi ancora più vivaci dai capelli neri, folti e ricci. Andò ad abitare con il padre e la madre in un piccolo appartamento sotto il portico, in fondo, al piano terra. Anche i suoi genitori mi piacevano, non so dire per quale ragione, forse proprio perché, come noi, erano nuovi del posto. Un giorno d’estate Marcella ci chiamò all’improvviso: «Pietro e Ottavia, venite dentro, subito.» In casa notammo la sua espressione seria. «Eccoci mamma, cosa c’è?» «Nulla, ma state in casa.» Invece era corsa voce di una cosa grave, così ci incollammo al vetro della porta azzurra, quella che dava sulla Corte,

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