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352 Parole

43 Si chiamava Valerio e faceva il pittore. Il pittore davvero, non come Yuri. Aveva studiato arte a Urbino. Dipingeva grandi tele inquiete, inglobando materiali che riusciva in qualche modo a trafugare dagli ospedali. Garze insanguinate, cateterini per flebo, guanti in lattice. Aveva talento. Mi fece accomodare sul divano. Stetti bene attento a non toccare nulla. Mi domandò cosa volessi, teneva il mobile bar molto rifornito. Era senz’altro esperto di incontri mordi e fuggi. O forse era alla ricerca dell’amore della sua vita. Mi rendo conto che in una società bigotta come la nostra, per gli omosessuali l’esistenza può essere un travaglio. Bevetti un cognac passabile, anche se servito in un normale bicchiere di vetro. Valerio mi si sedette accanto: «Sei molto carino», disse. «Quanti an

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