20 Dopo fu una Babele. E io ero forse Nembrod sulla torre, consciamente superbo. In alto. Distaccato. Come era affascinante quel piccolo scompiglio colorato e umano, là sotto, visto da così lontano. Potevo solo immaginare i palpiti, gli sguardi atterriti, le prevedibili frasi balbettate. Eppure al tempo stesso filtravo l’energia di quello spicchio di mondo, che io avevo prodotto e che dentro di me avvampava come una gigantesca foresta in fiamme. Se non conosci il sole, puoi sempre usare il fuoco per farti luce. Pochi minuti e arrivarono tre volanti con le sirene spiegate. E un’inutile ambulanza. In strada c’era già un fiume di persone, praticamente tutti quelli che abitavano le decine di palazzi limitrofi e quelli che erano nel centro commerciale o in palestra. Si era sparsa la voc

