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355 Parole

23 Invece no. Si fermò un furgone. Due battute e il tizio la caricò, lasciandomi impotente a divorarmi di rabbia. Attesi. Dieci minuti, mezz’ora, un’ora. Ostinato fino all’alba. Ma lei non ricomparve. Tornai ad Alessandria con un gigantesco senso di frustrazione addosso. Ero amareggiato, esausto e consumato dall’adrenalina. Il tempo di una doccia gelata e un caffè, e attesi in strada l’arrivo del mio cliente. Lavorai tutto il mattino come se avessi la testa dentro una campana che suonava. Sbagliai tre volte lo stesso preventivo, prima di arrendermi e inviare il foglio di Excel alla mia segretaria che me lo rispedì compilato in tre minuti. Assieme al messaggio: “Tutto bene?”. Le due del pomeriggio, ero ancora in cantiere. Ci vedevo doppio. Per non parlare del caldo e dell’umidità. In

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