24 Fu come rifare qualcosa che sapevo a memoria. Percorsi strade e stradine. Passai la raffineria. All’interno dell’abitacolo mi sembrava di percepire un sibilo vibrante, come quello che fanno certe luci al neon. Erano i miei pensieri. La ragazza batteva nella solita piazzola. Sola, questa volta. Indifesa. Vittima. Mia. Mi fermai e abbassai il finestrino. Penetrò in auto l’aria ancora bollente per il riverbero del cemento, e la disgustosa puzza del letame che fertilizzava i campi. La ragazza rimase distante. La chiamai. Si avvicinò impaurita. Fui gentile e le dissi che mi piaceva molto, ma le lusinghe non le bastavano. Si guardava intorno, forse sperava che tornasse la sua amica. Le mie intuizioni della sera prima erano giuste. Questa ragazzina era nuova e introversa, non sapeva c

