Oriana
Fu contenta quando Slade si addormentò davvero. Non voleva parlare affatto della notte precedente e sembrava che anche lui avesse lasciato perdere. Secondo le sue parole, non la vedeva nemmeno come una ragazza. Questo le aveva fatto più male di quanto avrebbe voluto.
Lei era una ragazza, cavolo, e quell'uomo accanto a lei, il suo futuro Alfa, le era stato addosso tutta la notte, per lui era sicuramente una ragazza, dato che era ubriaco. Si chiese come si sarebbe sentito se gli avesse detto che lei non lo vedeva come un uomo. Era solo un Alfa e nient'altro. Scommetteva che quelle parole lo avrebbero offeso più che mai.
Ma sapeva anche che se gliele avesse ripetute, lui avrebbe probabilmente capito che il suo istinto era giusto e che era successo qualcosa tra loro. Quindi aveva tenuto la bocca ben chiusa su quella risposta che avrebbe voluto dirgli.
Era molto chiaro che lui pensava che fosse successo qualcosa tra loro, ma secondo lei nemmeno lui sapeva esattamente cosa. Nella mente di lui poteva essere sesso, poteva essere solo un po' di passione o poteva essere che lui stesse solo indagando perché si era svegliato nudo come un verme sul pavimento.
Non aveva alcuna prova e senza prove, che lei non gli avrebbe dato, cosa poteva dire o fare? Niente! Non avrebbe mai detto nulla a nessuno. Non l'avrebbe mai detto a nessuno. Ora era il suo piccolo segreto sporco, immaginava. Perché non voleva che suo padre lo scoprisse.
Guidò fino all'Università Alfa senza fermarsi nemmeno una volta. L'auto aveva il serbatoio pieno, avrebbe dovuto fare rifornimento alla partenza, questo era certo, e avrebbe dovuto fermarsi a fare benzina anche prima di restituirla a Lindal.
Slade dormiva profondamente e lei non si è preoccupata di svegliarlo per nessun motivo. Se dormiva, non doveva parlargli, si sentiva a disagio in sua presenza e lo sapeva bene. Quel maledetto sesso da ubriachi, che lui non ricordava, avrebbe rovinato il loro legame Alfa-Beta se lei non fosse riuscita a dimenticarlo.
Ori quasi sospirò ad alta voce a quel pensiero. Di solito avevano un buon rapporto, andavano d'accordo e ora sarebbe andato tutto a rotoli, a causa di una notte che solo lei riusciva a ricordare. Sarebbe andato tutto a rotoli da parte sua, lui sarebbe stato via per un anno.
Slade sarebbe tornato a casa tra un anno e avrebbe dimenticato tutto di quel momento in cui aveva cercato di farla parlare. Avrebbe lasciato perdere e l'avrebbe messo da parte come se non fosse nulla, finché non l'avesse dimenticato davvero. Probabilmente non ci sarebbe voluto molto; lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
Lei doveva lasciarsi tutto alle spalle, e in fretta, altrimenti sarebbe stata lei a rovinare il legame Alfa-Beta che avevano, e lui non avrebbe capito cosa fosse successo. Ma come poteva farlo così presto, proprio ora, durante questo viaggio? Era più difficile di quanto pensasse.
Quella mattina aveva pensato di lasciar perdere e non pensarci più, lui non se lo sarebbe ricordato e quindi lei non avrebbe mai dovuto pensarci. Poi lui aveva tirato fuori l'argomento e ora lei ci stava pensando. Doveva consolarsi con la consapevolezza che, dopo quella mattina, aveva un mese intero prima di dover tornare a prenderlo.
Un mese intero per superarlo, lasciarlo andare e affrontare il fatto che lui, il suo futuro Alfa, il suo migliore amico, le aveva tolto la verginità in una scopata da ubriachi e non se lo ricordava nemmeno. Da sobrio non pensava nemmeno che lei fosse una ragazza degna di essere guardata.
Si fermò davanti ai cancelli dell'università. Non era mai stata lì prima e ora era parcheggiata davanti a un cancello molto imponente. Tutto in ferro battuto con intricate spirali, che le ricordavano un po' il marchio che i lupi si scambiano quando si marcano a vicenda.
Erano fissati a massicci pali di cemento su entrambi i lati e c'era una guardiola con un uomo o un lupo seduto all'interno. Quel posto era una vera e propria dichiarazione al mondo umano.
Sapeva che gli esseri umani lo consideravano un collegio molto esclusivo per i figli dei super ricchi di tutto il mondo e che entrare lì era troppo costoso o troppo difficile, immaginò lei.
Lei si presentò alla guardia all'ingresso, che guardò oltre lei verso l'interno dell'auto mentre lei diceva: “Oriana Vale, futura Beta di Alfa Slade Southerland del Branco Colline dell'Altopiano.”
“È morto o sta dormendo?” sbuffò la guardia divertita, probabilmente abituata a vedere scene del genere.
Lei si voltò a guardare Slade, scosse la testa e gli diede un pugno sul braccio. “Ehi Slade, svegliati, siamo arrivati. Saluta la guardia.”
Lo vide aggrottare le sopracciglia e massaggiarsi il braccio, lei gli sorrise dolcemente, poi lui guardò la guardia: “Slade Southerland, mi presento all'Università Alfa.”
“Mm, vedo che è vivo,” sorrise la guardia. “Entrate, percorrete la strada principale, non deviate e parcheggiate nella zona arrivi bianca, non ci si può sbagliare...” Lui guardò la sua lista e spuntò qualcosa. Poi guardò Ori: “Hai fatto un buon tempo, vedo, quasi un'ora prima dell'orario previsto.”
“Bene.” Lei annuì, in realtà felice di sentirlo. Attraversò gli enormi cancelli e percorse il lunghissimo viale tortuoso. Quel posto era immenso, con prati e siepi ben curati. Quando l'università apparve alla vista, sembrava un castello sanguinario. Tutto lusso per gli Alfa, immaginò.
“Sei in anticipo di un'ora, hai guidato veloce?” chiese Slade.
“Sì. Tornerò prima che scada il tempo,” rispose lei semplicemente.
“Vacci piano nel tornare, Ori. Hai guidato tutto il giorno, cinque ore senza sosta.”
“So per quanto tempo ho guidato, senza nessuno che mi tenesse sveglia. Hai dormito bene?” chiese mentre accostava nella zona arrivi bianca. La guardia aveva ragione, era impossibile non vederla, l'intera area era dipinta di bianco. Guardandosi intorno, vide anche una zona blu per i ritiri e una zona verde per le partenze.
“Come un bambino,” sorrise lui guardandola, poi scese dall'auto. Anche lei scese e si stirò i muscoli indolenziti. Il lato positivo era che apparentemente era guarita completamente e non provava più alcun fastidio. Sorrise leggermente, lui si stirò poi gemette e si lamentò di avere un torcicollo.
Non gli sfuggì che lei sorrideva beffarda vedendo il suo dolore mentre prendeva i bagagli per metterli a terra. “Perché sorridi così?” mormorò lui.
“Forse ti meriti quel dolore al collo, per aver dormito tutto il viaggio,” rispose lei semplicemente, guardandolo.
Ori sapeva che doveva accompagnare Slade nell'edificio principale e vederlo registrarsi, prima di poter tornare indietro. Gli spinse la valigia e fece per superarlo. “Dai, prima ti registri, prima posso mettermi in viaggio e tornare indietro,” disse.
Ori si ritrovò il braccio di lui davanti a sé e la mano appoggiata sul tettuccio dell'auto, che le bloccava il passaggio, lei rivolse lo sguardo verso di lui. “Sono in servizio, lo sai,” mormorò lei.
“Mm, è vero, ma sei anche in anticipo di un'ora, quindi abbiamo tempo.”
“Tempo per cosa?” gli chiese accigliandosi.
“Voglio finire la nostra conversazione di prima. Ho avuto tempo per pensarci.”
Lei si voltò per tornare indietro, ma si ritrovò bloccata da lui. “Quando sarò pronto, Ori, allora potrai andare. Sono il tuo futuro Alfa,” le disse.
Ori strinse leggermente la mascella e lei lo sentì ridacchiare sottovoce. Aveva fatto valere la sua autorità su di lei e sapeva che lei non poteva ignorarlo quando lo faceva, perché sarebbe stato considerato disobbedire a un ordine. Si voltò a guardarlo, si appoggiò alla macchina e lo fissò. “Pensavo che quella conversazione fosse finita, sembravi abbastanza soddisfatto della spiegazione e hai dormito come un bambino.”
“Mm, ho dormito,” annuì lui. “Dopo averci pensato a lungo, vuoi sapere cosa ne penso?” Le sorrise.
“Posso scegliere se fartelo dire?” chiese lei in risposta, anche se sapeva già che non avrebbe potuto, non con il modo in cui lui la teneva ferma e faceva valere la sua autorità per assicurarsi che non se ne andasse.
“Penso di sì.” Si chinò verso il suo orecchio. “Io e te ci siamo spogliati insieme,” mormorò lui dolcemente.
“Teoria interessante,” rispose lei, mantenendo un tono neutro. “Hai qualche prova a sostegno della tua teoria infondata?” chiese in cambio.
“Scommetterei che il tuo disagio nel sederti su quel sedile quando abbiamo lasciato il branco aveva un motivo. Posso essere... un po' aggressivo a letto.”
“Ti ho già visto con delle ragazze.” Lei scrollò le spalle, e in effetti era vero, e negli ultimi mesi aveva rinunciato a entrare in alcune stanze. Non aveva intenzione di interromperlo mentre era con delle lupe, solo per puro caso da parte sua.
“Ho visto come si siedono e si muovono per cercare di mettersi comode la mattina dopo. Sai cos'altro ho notato? Era proprio come hai fatto tu in questa stessa auto.” I suoi occhi azzurri incontrarono quelli di lei, sembrava divertito.
“E questo non significa nulla. Non è la mia auto, è un sedile scomodo.” Lei scrollò le spalle.
Slade scoppiò a ridere. “Oh, vedo che sei una vera Beta.”
“Questo è quello che sono per te... la tua Beta.”
“Mm, è vero,” annuì lui.
“Slade, qualunque cosa tu stia cercando di fare, smettila di giocare. Ho poco tempo e tu hai un'intera università piena di lupe alfa senza compagno da scoparti, credo.” Lui la fissò.
“Questo dà fastidio alla mia Beta?” le sorrise. “Forse sei gelosa.”
“Niente affatto, sei l'Alfa. Puoi andare e fare quello che vuoi, credo.”
“Sì, lo sono e posso... grazie per avermelo ricordato.” Il corpo di lui fu improvvisamente premuto contro quello di lei e il viso di lui fu sepolto nel lato del collo di lei, che lo sentì annusarla davvero, a lungo e profondamente.
“Che diavolo stai facendo?” ansimò lei e mise le mani su di lui per spingerlo via, ma lui l'afferrò e la bloccò contro la macchina.
“Su, su, Ori, l'hai detto tu stessa, posso avere quello che voglio e in questo momento quello che voglio è sentire il tuo profumo. Sai cosa sento, Ori?” Poteva sentire il sorriso nella sua voce.
“Niente,” rispose lei con voce stridula, mentre i suoi occhi si muovevano sperando che non ci fosse nessuno a guardarli.
“Hmm, eri sicuramente tu nella mia stanza e stamattina ho sentito odore di sangue, forse non molto.” Le sussurrò con una risatina nell'orecchio, poi la morse sul lobo provocandole un dolore acuto. Lei sussultò per lo shock e lo sentì inspirare profondamente ancora una volta. “Ah sì, era il tuo sangue, sicuramente il tuo sangue.” Ora mormorò dolcemente, poi i suoi occhi incontrarono quelli di lei. “Oh, oh, ti ho tolto la verginità ieri sera?” le chiese, anche se le sembrava ancora divertito.
Lei lo stava fissando con aria truce e quando quel sorriso divertito si trasformò in un ghigno beffardo perché lei non rispondeva alla sua domanda, lei gli diede un calcio con il ginocchio nei testicoli, più forte che poté. Lo sentì ansimare di dolore e lo vide barcollare all'indietro e piegarsi in due stringendosi le parti basse. Lui le ringhiò contro, ora furioso.
“No, non mi hai tolto la verginità. È ancora completamente intatta, e comunque non te la darei mai. Sei solo un Alfa, non un uomo ai miei occhi,” affermò lei, ricambiando il suo insulto.
Poi lei gli strappò la valigia dalle mani e se ne andò, dicendogli alle spalle: “Ti prego, Alfa, goditi il tuo soggiorno qui, vai a farti fottere, stupido Alfa che non sei altro.”
“Oh, lo farò eccome, non preoccuparti, con tutte quelle stravaganti lupe che me lo permetteranno,” le ringhiò contro.
“Bene, fai pure, non mi toccherà minimamente,” disse lei, salendo le scale ed entrando dalla porta principale dell'edificio.
Lui la seguiva come un'ombra. “La pagherai, Ori. Quello che hai appena fatto è punibile dalla legge del branco.”
“Hmm.” Lei posò la sua valigia vicino alla signora alla reception e lo guardò. “Non la vedo in questo modo, sei stato tu a iniziare. Io ho solo reagito, tutto qui.” E lui ora la stava fissando con aria minacciosa. “Ed è così che andrà quando tuo padre mi costringerà a dire la verità, non una bugia, vero?” Lo sfidò lei direttamente.
“Quando voi due piccioncini avrete finito di litigare,” disse la donna dietro al bancone.
Ori si voltò e guardò la donna, ignorando il commento ridicolo. “Alfa Slade Southerland, Branco Colline dell'Altopiano,” disse lei semplicemente alla donna, poi si voltò e se ne andò: lo aveva accompagnato e aveva visto che veniva assistito, il suo lavoro lì era finito.
“Oriana,” lo sentì sbottare.
“Verrò a prenderti tra un mese. Goditi l'Università Alfa, Alfa Slade,” disse lei, si voltò e lo guardò dritto negli occhi, fece un profondo inchino e poi uscì dalla porta allontanandosi da lui.