Capitolo III Nemmeno Yvette dormiva. Come sua madre, appoggiò i gomiti al davanzale della finestra spalancata, mentre gli occhi le si empivano di lacrime, le prime lacrime tristi della sua vita. Fino ad allora ella aveva vissuto ed era cresciuta nella fiducia stordita e serena della gioventù felice. Perché mai avrebbe dovuto pensare, riflettere, cercare? Perché non doveva essere una ragazza come tutte le altre? Perché le sarebbero dovuti venire dubbi, timori, penosi sospetti? Pareva che sapesse tutto perché pareva che fosse capace di parlare di tutto, perché imitava l'intonazione, il comportamento, le frasi arrischiate delle persone che le vivevano attorno. Ma non ne sapeva più d'una ragazzetta allevata in un convento perché le audacie delle sue frasi provenivano dalla sua memoria, dall

