Riapparve all'ora di cena, pallidissima, serissima. Invece tutti gli altri erano allegri. Servigny aveva comprato in paese dei vestiti da operaio, pantaloni di velluto, una camicia a fiori, una maglia, un camiciotto, e parlava come la gente del popolo. Yvette aveva fretta che finisse, sentiva che le stava per mancare il coraggio. Subito dopo il caffè risalì in camera sua. Udiva le voci allegre, sotto la finestra. Il cavaliere stava dicendo spiritosaggini un po' spinte, faceva giochi di parole grossolani e goffi, da straniero che conosce poco bene la lingua. In preda alla disperazione Yvette stette ad ascoltare. Servigny, brillo, imitava l'operaio beone, e chiamava “padrona” la marchesa; a un certo punto disse a Saval: «Ohé! Padrone!...» Tutti scoppiarono a ridere. Allora Yvette si dec

