5 In assenza del padre, Eugenia godé la nuova felicità di poter prestare apertamente le sue cure al cugino diletto e di effondere su lui senza apprensione la sublime pietà che nell'anima chiudeva. Tre o quattro volte, per udirne il respiro ed assicurarsi che dormisse o fosse desto, si recò ad origliare all'uscio; poi quando si fu levato, si dette sollecita a preparare la crema, il caffè, le uova, le frutta, i piatti, il bicchiere e tutto l'occorrente per la colazione; salì poi in fretta la scala per ascoltare i rumori del cugino. Si vestiva? Piangeva ancora? S'avvicinò alla porta. – Cugino mio! – Cugina? – Preferite far colazione in sala o nella vostra camera? – Dove vi piace. – Come state? – Oh, cugina cara, mi vergogno di aver fame. Quella conversazione attraverso l'uscio sembra

