XX.

387 Parole

XX. La sera dopo, ch'era quasi già buio, dopo aver aspettato inutilmente che Iride scendesse dalla sua camera, Furio uscì di casa e andò a sedersi davanti alla statua. Due ore prima, incontrandolo per la scala, Iride gli aveva preso il mento fra il pollice e l'indice, e gli aveva detto: — Come va, piccino? — E lui, sceso giù, sera scarmigliato i capelli con tutt'e due le mani, in furia, così, non ne sapeva il perchè nemmeno lui... per sfogo. — Iride! — diceva egli alla statua con voce stanca, come sognando, ed era già buio fitto; — io non posso più... ti voglio troppo bene; se sapessi quel che provo qui! Io ti farei il servitore, guarda; andrei a mettermi sotto i tuoi piedi, quando monti in carrozza. Se mi dicessero: — Fatti tagliare un dito e Iride ti vuol bene, — io mi farei tagliare i

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