Prologo
«Buoni amici e bravi maestri
non li devi mai abbandonare.
Ricchezze e onori sono come un sogno,
ma le buone parole mandano sempre profumo».
Daigu Ryokan, Poesie
L’alba.
Sin da bambino mi ha sempre affascinato vedere il cielo imbiancarsi quando il sole si appresta a spuntare all’orizzonte. E anche ora, vecchio e curvo per il peso degli anni, non posso fare a meno di contemplare con meraviglia la luce che inizia a diffondersi, annunciando il nascere del giorno. Il tempo che mi rimane è sempre meno, ma non voglio dare sfogo alle solite, tediose lamentele dei vecchi. Il mio scopo è un altro.
È giunto il momento che le mie dita percorrano senza indugio i sentieri della memoria per raccontare uno dei periodi più travagliati della storia del Giappone, quello chiamato Sengoku jidai, l’età degli Stati combattenti, che vide entrare in lotta le famiglie dei daimyo, signori feudali disposti a tutto pur di raggiungere il potere. In questa faida emersero tre uomini che, col passare del tempo, portarono a compimento la riunificazione di un Paese lacerato e in preda all’anarchia. Sono nomi entrati nella storia: Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu. Personalità molto diverse, come illustra con chiarezza questo aneddoto.
Un giorno i tre dovettero confrontarsi con un uccello in gabbia che si rifiutava di cantare, ciascuno di loro lo fece seguendo le doti e le attitudini personali. Nobunaga disse: «Lo farò cantare»; Hideyoshi: «Lo ucciderò se non canta»; Ieyasu, invece: «Aspetterò finché non lo farà».
Fu proprio quest’ultimo, il più abile e sagace dei tre, che completò il processo di riunificazione del Paese, iniziato da Nobunaga e proseguito da Hideyoshi.
Tuttavia non ho intenzione di soffermarmi sulle imprese di questi grandi uomini, già ampiamente trattate dalle cronache. Ci sono invece storie di cui nessuno parlerà mai, perché i protagonisti furono uomini e donne comuni, appartenenti alla massa dei contadini che dovettero subire per molto, troppo tempo, le angherie di chi deteneva il potere.
La vicenda che voglio narrare riguarda un giovane di umili origini, la cui vita non sarebbe più stata la stessa, sconvolta da ciò che il destino aveva in serbo per lui.
Il suo nome era Iori.