16. La ciurma del chiurloDa allora in poi, come potrete immaginare, le cose per me cambiarono molto. In città non ero più considerato il figlio del povero ciabattino. Quando passavo per il corso assieme a Jip con il suo collare d’oro camminavo baldanzoso e spavaldo, con il naso all’insù; e i ragazzini pieni di superbia che prima mi guardavano dall’alto in basso perché non ero abbastanza ricco per frequentare la scuola, ora mi indicavano ai loro amici e sussurravano: «Vedi quello? È l’assistente di un dottore, e ha solo dieci anni!» Ma avrebbero sgranato ancora di più gli occhi per la meraviglia se avessero potuto immaginare che io e il cane parlavamo tra noi. Due giorni dopo la cena a casa nostra il dottore, visibilmente avvilito, mi annunciò che doveva rinunciare, almeno per il momento,

