Diario 1942-1944-6

2202 Parole
Oggi Dreher ha telefonato in ufficio e ha chiesto al signor Kugler se potesse passare da lui. Kugler non ne aveva voglia e voleva mandare Miep. Miep però ha telefonato per disdire. Poi la signora Dreher ha telefonato altre tre volte, ma visto che Miep per tutto il pomeriggio faceva finta di non esserci, al telefono doveva imitare la voce di Bep. Sotto (in ufficio) e anche sopra tutti erano piegati dal ridere e adesso ogni volta che squilla il telefono Bep dice: “È la signora Dreher!” e Miep scoppia subito a ridere e risponde in modo poco gentile. Eh sì, imprese pazze come questa non ce n’è al mondo, i direttori e le ragazze si divertono un sacco! A volte, di sera salgo a chiacchierare un po’ con i Van Daan. Mangiamo un biscotto alle tarme (la scatola dei biscotti era in un armadio con il tarmicida) e ci divertiamo. Recentemente abbiamo parlato di Peter. Ho raccontato che Peter mi tocca spesso le guance e che questa cosa mi dà fastidio. E loro, da tipici genitori, mi hanno chiesto se non potevo voler bene a Peter, visto che lui sicuramente me ne vuole molto. Pensavo di rispondere “Oddio!” e invece ho detto “Oh, no!” Figurati! Poi ho detto che Peter è imbranato, e che mi sembra troppo timido. Succede a tutti i ragazzi che non hanno ancora avuto molti contatti con le ragazze. Devo dire che il comitato dell’Alloggio Segreto (sezione uomini) ha davvero tanta fantasia. Senti un po’ che cos’hanno escogitato per fare avere nostre notizie al signor Broks, rappresentante della Opekta, nostro conoscente e a cui abbiamo dato da custodire i nostri beni! Hanno mandato con una scusa una lettera scritta a macchina a un signore, cliente della Opekta, nelle Fiandre Zelandesi. Lui avrebbe dovuto compilare un modulo che avrebbe trovato nella busta e rispedirlo qui usandone un’altra allegata. Su questa busta papà aveva scritto a mano l’indirizzo. Quando il modulo è tornato indietro dalla Zelanda l’hanno tirato fuori e sostituito con un messaggio scritto sempre a mano da papà, in modo tale che Broks la potesse leggere senza destare sospetti ricevendola con una busta arrivata dal Belgio. Hanno scelto proprio le Fiandre Zelandesi perché nessuno può andarci senza un permesso speciale. Un normale rappresentante come Broks non otterrebbe mai il permesso. Ieri sera papà ha fatto un’altra sceneggiata. Era stanco morto e si è buttato sul letto; siccome aveva freddo ai piedi gli ho messo le mie babbucce da notte che però dopo cinque minuti erano già per terra. Poi gli dava fastidio la luce e ha messo la testa sotto le coperte, ma quando abbiamo spento la luce è sbucato fuori pian piano. Faceva troppo ridere. Poi qualcuno ha raccontato che Peter chiama Margot “secchia”. E d’un tratto, dalle tenebre si sente la voce di papà: “No, secchiona”. Mouschi, la gatta, è sempre più carina con me, anche se mi fa ancora un po’ paura. Tua Anne Domenica 27 settembre 1942 Cara Kitty, oggi ho avuto una specie di discussione con la mamma; la cosa fastidiosa è che mi viene subito da piangere, non ci posso fare niente. Papà è sempre gentile con me e mi capisce anche molto meglio di lei. Caspita, in momenti come questi non riesco a sopportarla, del resto anche per lei sono un’estranea, si vede, non ha nemmeno idea di come la penso io sulle cose più comuni. Parlavamo di cameriere, che bisogna chiamare “collaboratrici domestiche” perché dopo la guerra verrà sicuramente preteso. Io non ero subito d’accordo e lei allora ha detto che parlo troppo spesso del “dopo” e che in quei momenti mi credo una donna adulta, però non è affatto vero, e poi avrò pure il permesso di costruire i miei castelli in aria, non credo sia così grave e non c’è bisogno di arrabbiarsi tanto. Perlomeno papà mi difende, senza di lui penso proprio che non ce la farei. Nemmeno con Margot vado d’accordo. Anche se nella nostra famiglia non ci sono mai litigi come quelli al piano di sopra, per me non è sempre piacevole. Il carattere di Margot e quello della mamma sono così diversi dal mio. Capisco le mie amiche meglio di mia madre. È un peccato, no? La signora Van Daan è di nuovo arrabbiatissima, è spesso di cattivo umore e continua a far mettere sotto chiave le sue cose. Peccato che la mamma non faccia corrispondere una sparizione di qualcosa dei Frank ad ogni sparizione di qualcosa dei Van Daan. Sembra che certe persone provino uno strano piacere a educare non solo i propri figli ma anche quelli degli altri, per esempio i Van Daan. L’unica che non ha bisogno di essere educata è Margot che per sua natura è la bontà, la simpatia e l’intelligenza in carne e ossa; tutti i difetti che lei non ha, in compenso, li ho io. Molto spesso a tavola volano i rimproveri e le risposte offensive. Mamma e papà mi difendono sempre a spada tratta, senza di loro non riuscirei a sopravvivere illesa ai continui attacchi. Nonostante mi dicano sempre di chiacchierare meno, di non immischiarmi e di essere più modesta, non ci riesco quanto vorrei. Se papà non fosse sempre così paziente avrei già da tempo rinunciato ad accontentare i miei genitori, che poi non pretendono molto. Se prendo poco di una verdura di cui proprio non ho voglia e mangio invece qualche patata in più, i Van Daan, e soprattutto la signora, non riescono a darsi pace per il capriccio. «Prendi ancora un po’ di verdura Anne, dai», mi sento dire subito. «No, grazie, signora», rispondo io, «Mi bastano le patate». «La verdura fa bene, lo dice anche tua madre, prendine ancora», insiste di nuovo; fino a quando papà non interviene a difendermi. E lei: «Avresti dovuto stare a casa nostra, lì almeno i bambini vengono educati, che razza di educazione è mai questa? Anne è terribilmente viziata, io non lo permetterei mai. Se Anne fosse mia figlia…» Con questa frase ogni volta comincia e finisce il flusso di parole. «Se Anne fosse mia figlia…». Beh, per fortuna non lo sono. Ma per tornare all’argomento educazione, ieri, alle importanti parole della signora è seguito il silenzio. E poi papà ha risposto: «Io trovo che Anne sia educata molto bene, almeno ha imparato che non è il caso di rispondere ai suoi rimproveri. Per quanto riguarda quella verdura, non le posso rispondere altro che: guardi nel suo piatto». La signora è rimasta disorientata, e a ragione. Quel “guardi nel suo piatto” era naturalmente riferito proprio a lei, che di sera non vuole mai i fagioli e nessun tipo di cavolo perché le fanno venire una certa “ventosità”. Ma questo potrei dirlo anch’io. Che scema. Almeno avesse il buon gusto di non criticare me. È buffo vedere come la signora Van Daan arrossisce subito. Io no, per fortuna, e la cosa, sotto sotto, le dà un fastidio tremendo. Tua Anne Lunedì 28 settembre 1942 Cara Kitty, ieri non avevo affatto finito di scriverti ma sono stata costretta a interrompere. Non riesco a trattenermi dal raccontarti un altro scontro ma, prima di cominciare, senti questo: trovo davvero ridicolo che gli adulti litighino sempre tanto e per motivi così sciocchi. Fino ad oggi avevo sempre pensato che quella di litigare fosse un’abitudine infantile che, crescendo, si abbandona. Ovviamente ogni tanto il pretesto per un “vero” litigio c’è, ma questi battibecchi sono davvero stupidi. E visto che i battibecchi qui sono molto comuni, in teoria dovrei essermi abituata. Invece non è e non sarà così fino a quando io stessa continuerò a essere l’oggetto di quasi tutte le “discussioni” (il termine qui viene usato al posto di litigio, in modo improprio, ma i tedeschi non lo sanno!). Di me non gli va bene niente, ma proprio niente, il comportamento, il carattere e l’educazione vengono scomposti e analizzati in modo meticoloso, e secondo loro dovrei accettare tutto di buon grado, cosa cui non ero affatto abituata, come le parole dure e gli urlacci che mi rivolgono. Non posso proprio accettarlo! Non ci penso nemmeno ad accettare tutti quegli insulti, gli farò vedere io che Anne Frank non è nata ieri, così chiuderanno il becco e capiranno che non è dalla mia educazione che devono cominciare, ma dalla loro. Che modo di comportarsi! Sono semplicemente degli incivili. Resto sempre basita davanti a tanta inciviltà e… stupidità (vedi per esempio la signora Van Daan). Non appena mi abituerò, e non manca molto, restituirò tutto come si deve, allora sì, che cambieranno modo di fare! Sono davvero tanto maleducata, presuntuosa, testarda, spocchiosa, stupida, pigra ecc. ecc. come dicono di sopra? Ma no. So bene di avere tanti difetti e molte lacune ma loro esagerano troppo, davvero troppo! Se solo tu sapessi, Kitty, come mi sento ribollire dentro durante quelle scenate. Non passerà molto tempo prima che la mia rabbia repressa esploda. So di averti già annoiata abbastanza con i miei problemi, ma non posso ancora smettere, devo raccontarti un’altra discussione molto interessante che abbiamo avuto a tavola così puoi capire come funzionano le cose. Parlando un po’ di questo e un po’ di quello, qualcuno ha accennato all’enorme modestia di Pim. Questa modestia c’è ed è vera, nemmeno le persone più sciocche la metterebbero in discussione. D’un tratto, però, la signora Van Daan, che ficca sempre il naso in qualsiasi discorso, ha detto: «Anch’io sono di natura molto modesta, più di quanto non lo sia mio marito!» Hai mai sentito una cosa più assurda? Proprio da questa frase si capisce subito quant’è modesta! Il signor Van Daan, che ha trovato necessario spiegare quel “più modesta di mio marito”, ha risposto in modo molto pacato: «Per quanto mi riguarda, io non desidero proprio essere modesto. Nella mia vita ho sempre avuto l’impressione che i superbi avessero più successo dei modesti!» E poi, rivolgendosi a me: «Non essere modesta, Anne, ascoltami, perché altrimenti non farai strada». Mamma era perfettamente d’accordo. Ma la signora Van Daan doveva come al solito dire la sua, dato che si parlava di educazione. Questa volta però non si è rivolta direttamente a me, ma ai miei genitori e l’ha fatto proprio con queste parole: «Certo che dovete avere idee proprio strane, per dire una cosa simile ad Anne. Quando ero giovane io le cose erano diverse, anzi, sono sicura che è diverso anche oggi, tranne nella vostra famiglia moderna!» Quest’ultima parte era riferita ai metodi di educazione moderni spesso difesi dalla mamma. La signora Van Daan era rossa come un pomodoro per il nervoso. Quelli che arrossiscono si agitano sempre di più e spesso finiscono per trovarsi in una posizione di svantaggio. La mamma, che non arrossisce e che non vedeva l’ora di chiudere la discussione, ci ha pensato un momento prima di rispondere: «Signora Van Daan, anch’io trovo che nella vita sia molto meglio essere un po’ meno modesti. Mio marito, Margot e Peter sono tutti e tre molto modesti. Mentre suo marito, Anne, lei ed io non siamo arroganti ma non permettiamo nemmeno che ci mettano i piedi in testa». La signora Van Daan: «Ma signora, non la capisco davvero! Io sono incredibilmente modesta. Come può definirmi superba?» Mamma: «Non ho detto che lei sia superba, ma nessuno direbbe che è particolarmente modesta». Signora: «Sarei proprio curiosa di sapere in che cosa di preciso non sarei modesta! Se qui non badassi a me stessa, nessun altro lo farebbe e morirei di fame». Davanti a questa patetica autodifesa mamma è scoppiata a ridere. La signora Van Daan allora si è irritata e ha continuato la sua fastidiosa scenata con una serie di stranissime espressioni tedesco-olandesi e olandesi-tedesche fino a quando si è ingarbugliata con le sue stesse parole e si è alzata da tavola. Voleva uscire dalla stanza quando lo sguardo le è caduto su di me. Avresti dovuto vederla! Per disgrazia, nell’esatto momento in cui la signora si voltava per andarsene, io ho cominciato a scuotere la testa in modo ironico. Non l’ho fatto apposta, è stato involontario, perché avevo seguito con grande attenzione quel fiume di parole. La signora è tornata indietro e ha cominciato a blaterare in tedesco, parole dure, volgari e strambe, sembrava una pescivendola rossa e grassa. C’era da morire dalle risate e infatti sono scoppiata a ridere. Se sapessi disegnare la ritrarrei in quell’atteggiamento, tant’era divertente quella folle e stupida donnetta! Una cosa però l’ho imparata: per conoscere bene la gente è necessario averci litigato seriamente almeno una volta. Solo dopo, ne puoi giudicare il carattere. Tua Anne Martedì 29 settembre 1942 Cara Kitty, quando vivi nascosto succedono cose strane! Pensa, visto che non abbiamo una vasca da bagno, utilizziamo una tinozza e visto che solo nell’ufficio (cioè il piano di sotto) c’è l’acqua calda, tutti e sette a turno approfittiamo di questo lusso. Però siamo tutti molto diversi e qualcuno è più pudico degli altri, ognuno si è scelto un luogo diverso dove fare il bagno. Peter lo fa in cucina anche se la cucina ha una porta a vetri. Quando vuole farsi il bagno viene da ognuno di noi singolarmente e ci comunica che per mezz’ora non potremo passare davanti alla cucina. Questo gli sembra sufficiente. Il signore fa il bagno addirittura di sopra. A lui non importa la scomodità di portare l’acqua calda su per le scale pur di avere la sicurezza della propria stanza. La signora per il momento non si fa il bagno, aspetta di scoprire il posto migliore. Papà utilizza l’ufficio privato, mamma fa il bagno in cucina dietro il paravento della stufa, Margot e io per sguazzare ci siamo scelte l’ufficio principale. Sabato pomeriggio vengono tirate le tende e noi ci laviamo al buio; nel frattempo quella che aspetta il suo turno guarda fuori dalla finestra attraverso uno spiraglio e si diverte a osservare la gente per strada.
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